Il benessere del cane di razza passa anche attraverso il pedigree. Pochi sanno cosa sia questo pezzo di carta e quale sia il suo valore. E su questo, giocano molti “scucciolatori” senza scrupoli che poco hanno a cuore il benessere dei propri cani e dei cuccioli che venderanno al primo che abbocca. Le razze più richieste sono quelle di taglia piccola e da compagnia.
Prendiamo ad esempio il barboncino. Un cane delizioso e con alte capacità associative, non perde il pelo, non puzza ed è affettuoso. Un barboncino nano o toy quindi, di piccolissima taglia, costa tanto. Poi ci sono i colori che vanno di moda e quelli più rari da trovare. Alla fine un cucciolo di barbone viene a costare sul mercato tra i 1.500 e i 3.500 euro.
L’incauto acquirente comincerà a cercare su Google e troverà un’infinità di proposte. Dagli allevatori con affisso riconosciuto (titolo dell’allevamento, ndr), a privati, fino a furbi commercianti di malcapitati cani. L’incauto acquirente si rivolgerà a quello che offre il miglior prezzo, e con 1.500 euro si porterà a casa un cucciolino delizioso senza il famoso pedigree.
Dietro a quel cucciolo ci sono storie di sofferenze e maltrattamenti. Femmine che arrivano dall’est Europa con il traffico clandestino, dedicate alla riproduzione fino allo sfinimento e poi gettate chissà dove, nessun controllo sulle malattie genetiche ereditarie, vaccinazioni assenti, nessuna sverminazione, cuccioli che vengono tolti alle mamme dopo poche settimane senza pensare al loro benessere. Da quel momento, nove volte su dieci, comincia il calvario. Piano, piano, vengono fuori malattie che, per essere tenute almeno sotto controllo, hanno costi elevatissimi. Qualche allevatore poco serio fa lo sconto se non vogliamo il pedigree. È bene sapere che questo documento vidimato dal ministero (Masaf), costa circa venti euro al nuovo proprietario. Non si tratta quindi del costo intrinseco del pezzo di carta, ma del lavoro che c’è dietro: testimonia l’albero genealogico, i test sulle malattie ereditarie, le vittorie sul campo di genitori nonni e bisnonni. Titoli, dietro ai quali, c’è un grande lavoro con costi elevati.
Cosa dice la legge. Secondo il decreto legislativo n. 529 del 30 dicembre 1992, in Italia è vietato vendere cani senza pedigree spacciandoli per cani di razza. Se anche le sembianze sono ad esempio quelle del barbone, senza il pedigree e la registrazione nell’anagrafe dei cani di razza, sarà solo un meticcio. L’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, prevede che gli allevatori firmino un codice etico di allevamento, in cui viene, ad esempio, stabilita l’età delle femmine per partorire: minima diciotto mesi, massima otto anni, e tutta un’altra serie di vincoli sul benessere degli animali. Se proprio vogliamo un cane di razza, mettiamoci in testa che il pedigree è un documento fondamentale. Va preteso.
CAREZZE
Se desideriamo un cane, ma pagarlo non fa parte dei nostri piani, dovremo rivolgerci ad un canile o ad un’associazione per adottare un meticcio.
...E GRAFFI
Non acquistate mai un cane di “razza” senza il pedigree. Un consiglio che do per due motivi: non solo il cane non sarà di razza, ma meticcio, ma dietro a quel cucciolo si nasconde un maltrattamento.