Pubblicità
Cultura
dicembre, 2023

Con "Il maestro giardiniere" si fa il pieno di segreti

Il passato del protagonista. Il suo rapporto con Sigourney Weaver. La complicità con la nipote. Tessuti da Paul Schrader con ritmo ed eleganza

Si potrebbe dare conto del “Maestro giardiniere” parlando solo di fiori. Quelli che sbocciano come per incanto negli ipnotici titoli di testa. Oppure quelli che il protagonista Narvel (Joel Edgerton) cura con infinita dedizione e senso quasi filosofico del mestiere nella fastosa tenuta di Norma (sublime Sigourney Weaver), sfiorita “southern belle”, erede e regina di quella proprietà («Fare il giardiniere significa aver fiducia nel futuro. Sapere che le cose a tempo debito accadono», annota Narvel nel diario che scrive ogni sera).

Tanta bellezza però ha un solo vero scopo. Distrarci. Coprire le passate nefandezze del protagonista, varie e rigogliose come i tatuaggi che porta ancora sulla schiena.

Nascondere la durezza che informa i rapporti fra Norma e il suo uomo di fiducia, assai più che un semplice giardiniere naturalmente. Anche se affidargli una lontana e disprezzata nipotina («una mezzosangue»), che nell'arte del giardinaggio potrebbe trovare ordine e disciplina, forse non è una grande idea...

Se un autore è un regista che sembra fare sempre lo stesso film, Paul Schrader è l'autore più autore che ci sia. Educazione calvinista, primo film visto a 18 anni, ex-critico (celebre lo studio su Ozu, Dreyer e Bresson), Schrader è e resterà lo sceneggiatore di “Taxi Driver” anche se ha diretto film epocali come “American Gigolò”, “Lo spacciatore”, “Affliction”, fino al recente “Il collezionista di carte”. Lo schema si ripete – c'è un uomo che ha visto in faccia il Male e un percorso di redenzione che costringe a sporcarsi ancora le mani – ma ogni volta cambia la griglia concettuale e visiva. Proprio la cornice “botanica” di “Master Gardener”, con il suo corteo di metafore e suggestioni (i fiori tornano nella scena clou: Schrader è anche un virtuoso delle luci e dell'obiettivo) è il punto di forza e a tratti il limite di un film così ricco di spunti che quasi dispiace vedere Maya (l'ottima Quintessa Swindell) rubare la scena alla prozia. Il messaggio, per una volta di speranza, è chiaro. Ma la sensazione che il film non sfrutti a fondo i suoi tesori resta.

 

IL MAESTRO GIARDINIERE

di Paul Schrader

Usa, 108'

L'edicola

La pace al ribasso può segnare la fine dell'Europa

Esclusa dai negoziati, per contare deve essere davvero un’Unione di Stati con una sola voce

Pubblicità