Tra i tanti problemi che abbiamo con il cane di casa, c’è quello del richiamo. Sciogliere il proprio quattro zampe per molti proprietari è un tabù. Come sempre, anche in questo caso, tutto si basa sulla relazione: se è buona, il cane tornerà al richiamo, se la relazione non esiste, il cane se ne andrà per conto suo, dove meglio crede.
Intanto assicuriamoci che conosca il suo nome. Vi stupirà la velocità con cui lo impara. Teniamo a portata di mano dei premi, pezzetti di formaggio o di würstel e proviamo a chiamare il cane. Ogni volta che viene verso di noi, gli diamo il premio. Possiamo fare questo esercizio anche in casa o in giardino. Il rinforzo del cibo di solito funziona bene, ma possiamo anche alternarlo ad un rinforzo “sociale” cioè facendo un sacco di complimenti e carezze. Oppure usiamo un gioco, una treccia di pile è l’ideale. Piano, piano diventeremo molto interessanti per il nostro cane e la relazione comincerà a prendere forma.
Ci sono, però, un paio di cose da non fare assolutamente: chiamarlo in continuazione, o cercare di prenderlo andandogli incontro. Nel primo caso, la ripetizione continua del nome, senza successo, non farà altro che desensibilizzarlo a quel determinato suono. Risultato: il cane se ne frega allegramente della nostra voce e dei nostri richiami. La seconda azione da evitare è quella di precipitarsi verso di lui o cercare di inseguirlo per prenderlo. La pressione non va messa, ma tolta.
Quindi chiamate il cane, andando all’indietro o addirittura scappando nella direzione opposta. Quando le cose funzionano in ambito casalingo, è il momento di provare a sciogliere il cane in uno spazio nuovo. Il giardino di un amico, un’area cani recintata. Le buone abitudini non vanno mai perse. La ripetizione è alla base di ogni insegnamento, così come la coerenza. Quindi l’esercizio del richiamo va fatto almeno una volta al giorno, anche in casa. Infine non dimenticate mai l’ingrediente “pazienza”, ce ne vuole tanta. Le probabilità di successo dell’insegnamento al richiamo dipendono da tanti fattori. La volontà del proprietario di investire il tempo necessario per costruire un buon rapporto con il cane. Mettiamo in conto che non tutte le razze sono uguali, cioè non hanno le stesse capacità di apprendimento. Se poi il cane è un cucciolo o un adulto che arriva da un passato difficile, le modalità di insegnamento andranno modulate sulle necessità del cane.
Nonostante tutti gli sforzi, il cane un bel giorno non tornerà al richiamo. Se succederà, e succederà ve lo assicuro, che il cane non dovesse tornare al richiamo, non vi arrabbiate. Punirlo non è la cosa giusta da fare, perché assocerà subito l’idea che il ritorno dal padrone è spiacevole. Respirate profondamente e ricominciate tutto da capo.
CAREZZE
Esercitarsi sul richiamo con premi appetitosi, gioco, rinforzo sociale. Chiamatelo una sola volta e scappate via agitando il suo gioco preferito e quando arriva giocate con lui. Riponete il gioco e usatelo solo come premio.
E GRAFFI
Mai inseguire il cane nel tentativo di prenderlo. Crederà che è un gioco a chi scappa più veloce. Mai punire il cane se non torna al richiamo. Avrà sempre meno voglia di tornare. Mai cercare di agguantarlo a tradimento. Se lo ricorderà.