Tutti abbiamo sentito parlare del “grande avvenire dietro le spalle” della civiltà islamica, della profondità intellettuale dei primi secoli dopo Maometto che pesa come un macigno sul presente e sul futuro dei musulmani. Gli ultimi secoli del medioevo europeo corrispondono all’età d’oro della civiltà islamica: chiamarla “Rinascimento Islamico” è un complimento agli occhi degli occidentali che hanno inventato la definizione, ma è un’imprecisione: perché l’età dei matematici, dei fisici, dei poeti, dei medici e dei geni multiformi che hanno fatto grande l’Islam corrisponde ai primi secoli della civiltà musulmana. Non una rinascita dopo i secoli bui del medioevo, quindi, ma un’esplosione di cultura che ha accompagnato la conquista di nuove terre e la conversione di nuovi popoli.
ABBONATI ALLA NEWSLETTER ARABOPOLIS
E poi? Com’è finita la storia, e perché? Se la parola algoritmo è un omaggio al matematico arabo dell’VIII secolo al-Khwarizmi, e nel X secolo l’ottico Alhazen ha messo le basi del metodo scientifico moderno, e la circolazione del sangue è stata descritta per la prima volta nel XII secolo dal medico Ibn al-Nafīs, perché in seguito ogni forma di ricerca scientifica d’avanguardia si è trasferita in Occidente?
La risposta è lunga, complessa e affascinante: Jim Al-Khalili, il fisico anglo iracheno che è una star della divulgazione scientifica inglese, alla grandezza e alla caduta della scienza islamica ha dedicato quattro puntate di un documentario per la Bbc, “Science and Islam”, disponibile su Youtube (in un inglese ben comprensibile ma senza sottotitoli). È un viaggio talmente avvincente che non si rischia di rovinando spoilerando chi è l’assassino. Per distruggere il Rinascimento Islamico c’è voluta l’alleanza fortuita di due popoli e di due scopritori: i mongoli e gli spagnoli, Johannes Gutenberg e Cristoforo Colombo.
Potrà sorprendere che nella decadenza islamica non abbiano un ruolo importante le crociate. Ma in effetti, come ha raccontato molto bene lo scrittore libanese Amin Maalouf nel libro "Le crociate viste dagli arabi", le spedizioni per la liberazione della Terra Santa furono una sconfitta per gli eserciti cristiani ma insegnarono molto agli europei: dall'organizzazione degli ospedali, che erano nati in Medio Oriente, all'uso dei piccioni viaggiatori e perfino alla costruzione dei campanili, che compaiono in Europa dopo le crociate, probabilmente a imitazione dei minareti. Ne ha scritto Marisa Ranieri Panetta in un eBook de L’Espresso, “Minareti, petrolio e libri osé: di cosa parliamo quando parliamo di arabi 2”.
Il popolo che dall'Estremo Oriente raggiunse Baghdad nel 1258 e quello che nel 1942 completò la “Reconquista” dell’Andalusìa governata dagli arabi festeggiarono la vittoria in modo simile: i fiumi di Baghdad si tinsero di nero per l’inchiostro dei manoscritti che vi furono gettati, mentre nelle città andaluse tutti i libri arabi (tranne pochi testi di medicina) furono condannati al rogo. Fu distrutto così il cuore del Rinascimento Islamico: che era fondato proprio sui libri, in particolare sul tesoro di traduzioni dal greco e dal sanscrito (ma anche dal copto, dall’ebraico, dal persiano e dal cinese) che soprattutto nel periodo degli Abassidi avevano messo a disposizione degli scienziati arabi tutte le scoperte precedenti.
Poi è arrivato Gutenberg, con l’invenzione della stampa a caratteri mobili che dalla metà del Quattrocento ha reso molto facile produrre grandi quantità di libri in caratteri latini. Testi in cinese e coreano erano già stati realizzati da secoli nello stesso modo, ma la scrittura araba non era adatta a questo sistema: è in corsivo, con lettere che cambiano aspetto a seconda del posto che occupano nella parola, e vocali segnate con una sorta di accenti sopra e sotto la riga… La cosa curiosa è che i primi libri in arabo furono stampati in Italia: erano libri religiosi, un libro d’ore e un salterio destinati ai cristiani d’Egitto, ma erano pieni di imperfezioni e di errori. E comunque, già alla fine del Quattrocento l’uso della stampa fu vietato dai sultani ottomani.
Gli errori sono diventati un problema particolarmente grave quando si è trattato di stampare il Corano: ogni variazione del testo dettato a Maometto dall’arcangelo Gabriele è infatti considerata una bestemmia. Per questo il “Corano veneziano”, il primo esempio di edizione del testo sacro realizzato intorno al 1537 da stampatori che evidentemente non conoscevano la lingua, è un libro fantasma, del quale solo di recente è stata riconosciuta l’unica copia superstite.
Il colpo di grazia alla civiltà islamica lo ha dato la scoperta dell’America. Fin dall’inizio, l’idea di «raggiungere l’Oriente per via d’Occidente» era nata per scavalcare gli arabi, che avevano il monopolio del commercio delle spezie e di tutti i prodotti preziosi essenziali per consentire agli europei di godere appieno di quell’età di benessere non solo culturale che fu il Rinascimento. Ma quello che doveva essere solo un colpo basso commerciale, con l'imprevista scoperta di un nuovo continente pieno di ricchezze e di materie prime si rivelò un colpo di fortuna destinato a cambiare il corso della storia.
Non solo spagnoli e portoghesi, ma anche inglesi, olandesi, francesi furono in qualche modo favoriti dalla scoperte di nuove terre: un flusso di ricchezza, di novità e di energia che emarginò completamente il mondo islamico. E non è solo questione di soldi: perché «science follows the money», come ha spiegato Al-Khalili, la scienza segue il denaro. Con il boom economico dell’Occidente seguito alla scoperta dell’America, la scienza si è trasferita in Europa, mentre il mondo arabo si chiudeva nel ricordo del passato che diventava soffocante man mano che si affermavano interpretazioni della religione sempre più restrittive e conservatrici.
E oggi le migliori intelligenze del mondo arabo-islamico si trasferiscono in Europa o negli Stati Uniti, e contribuiscono al successo della “scienza occidentale”: come Uğur Şahin e Özlem Türeci, marito e moglie di origine turca che hanno fondato la BioNTech, la società farmaceutica tedesca che insieme all'americana Pfizer ha messo a punto primo vaccino contro il Covid.