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Cultura
marzo, 2024

Un albero per Altiero Spinelli, l’uomo che fondò l’Europa e lottò per la libertà

Il 6 marzo verranno nominati i nuovi Giusti scelti dall’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano. Uomini e donne espressioni di battaglia per la verità, la giustizia, l'emancipazione

Il 6 marzo, giornata dei Giusti dell’Umanità, il giardino dei Giusti di Milano onorerà del titolo di giusto Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell’Europa. Un albero gli sarà dedicato e coloro che passeranno a visitare il giardino potranno leggere la sua storia.

 

Altiero Spinelli nasce a Roma nel 1907 in una famiglia della media borghesia di orientamento socialista. Nel 1921 si avvicina al Partito comunista, a cui aderisce nel 1924, l’anno dell’assassinio di Giacomo Matteotti. Nel 1927 viene arrestato a Milano, e condannato dal Tribunale speciale fascista a sedici anni di carcere. Ne sconta dieci, prima nel carcere di Lucca, poi a Viterbo e a Civitavecchia, e in carcere ha come compagni di reclusione, fra gli altri, Umberto Terracini e Leo Valiani. In seguito a due condoni, attende nel 1937 la liberazione, ma viene invece inviato al confino, prima a Ponza poi nel 1939, con la chiusura della colonia di Ponza, nella vicina Ventotene.

 

Fu nel 1937 in carcere, dove era venuto a conoscenza delle terribili purghe staliniane degli anni Trenta – il 1937 è l’anno in cui fu arrestato Bucharin – che Spinelli si allontanò dal comunismo. Nello stesso 1937, ormai confinato a Ponza, fu espulso dal Partito sotto l’accusa di “trockismo”. Era la sua una critica molto profonda del regime comunista, dei suoi metodi, della sua oppressione di ogni libertà. L’espulsione lo isolò dal resto dei compagni: furono momenti molto duri, di solitudine ma anche di ostilità e di accuse di tradimento, momenti simili a quelli che in circostanze simili di carcerazione attraversarono altri oppositori comunisti dello stalinismo, come Camilla Ravera e Umberto Terracini, espulsi nel 1939 per aver preso posizione contro il patto Molotov-Ribbentrop. 

 

Dopo il confino di Ponza, trasferito a Ventotene, Spinelli elabora assieme ad altri compagni di confino – Ernesto Rossi, uno dei fondatori del movimento Giustizia e Libertà, e il socialista Eugenio Colorni – un progetto volto alla ricostruzione dopo la guerra di un’Europa libera da guerre e confini, federale. Era la seconda metà del 1941, il periodo più terribile della guerra di Hitler, in cui sembrava che il dominio della svastica si sarebbe esteso a tutta l’Europa. È in queste circostanze, e in un regime di prigionia, che nasce quello che poi sarebbe diventato noto come Il Manifesto di Ventotene, allora una pura utopia, più tardi il fondamento dell’Unione europea. Ursula Hirschmann, la moglie allora di Colorni poi di Spinelli, una straordinaria intellettuale ebrea tedesca approdata in Italia dopo l’avvento al potere di Hitler, assieme alla moglie di Ernesto Rossi, Ada, lo portarono clandestinamente in Italia e ve lo diffusero. Spinelli fu liberato come tutti i confinati dopo la caduta di Mussolini, il 25 luglio 1943. Subito dopo, tra il 26 e il 28 agosto 1943, fondò a Milano in casa dell’antifascista valdese Mario Alberto Rollier la sezione italiana del Movimento federalista europeo, a cui aderì il Partito d’Azione, in cui era confluito il Movimento di Giustizia e Libertà. Spinelli partecipò attivamente alla Resistenza e nel dopoguerra portò avanti con forte impegno la sua battaglia europeista, fu membro tanto del Parlamento italiano quanto di quello europeo, ed ebbe incarichi in Europa di altissimo rilievo. Morì nel 1986.

 

Come tanti altri suoi compagni di battaglie politiche e civili, Spinelli è stato fra i costruttori nel dopoguerra della Repubblica italiana e dell’Europa. Erano uomini che erano stati oppositori del fascismo, avevano passato anni di galera e di persecuzioni, ed ora scrivevano la Costituzione, ricostruivano il mondo distrutto dal fascismo e dalla guerra, lo aprivano a una prospettiva priva di confini, europea. È questa, del passaggio di tanta parte dei detenuti politici, dei confinati, degli esiliati sotto il fascismo nella classe politica dirigente italiana, in particolare di quella di sinistra, una specificità italiana, dovuta ai vent’anni di repressione, alle dure “università” del carcere e del confino, ai legami europei stretti dagli esuli.

 

L’attribuzione a Spinelli del titolo di Giusto riconosce appunto l’altissimo valore civile di tutta la sua vita e la sua opera. In primo luogo l’“invenzione” dell’Europa, la sua creazione, certo. Ma anche la sua militanza antifascista nel carcere e nelle isole, la forza in quelle circostanze di opporsi al totalitarismo comunista, di trarre lucide conseguenze dalle notizie che arrivavano dall’Urss di una rivoluzione che divorava, oltre ai suoi figli, anche i suoi padri.

 

È giusto che Spinelli sia ricordato là, nel bel giardino di Milano di Monte Stella, fra tanti come lui, persone che hanno salvato vite, difeso diritti, che si sono battute contro tutte le ingiustizie, tutte le ideologie di morte, tutti i fanatismi. Perché questi sono i giusti dell’Umanità che Gariwo riconosce ogni anno per spingere tutti e soprattutto i più giovani a rifiutare l’indifferenza, ad attuare consapevolmente le difficili scelte del bene. I giusti dell’Umanità sono quelli appunto che hanno operato queste scelte, che sono ora esempio al mondo: un esempio in cui c’è ancora più bisogno in questi giorni tristi e dolorosi in cui le guerre e le violenze ci toccano sempre più da vicino. Il ricordo e l’esempio di Spinelli ci aiuteranno così anche a difendere la sua costruzione, l’Europa, in momenti in cui i nazionalismi la attaccano e la mettono in pericolo da più parti, e a mostrarcene il grande, insostituibile valore.



 

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