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Cultura
febbraio, 2025

Faust dietro il sipario

Faust” di Leonardo Manzan. Sotto: L’Espresso del 17 febbraio 2011
Faust” di Leonardo Manzan. Sotto: L’Espresso del 17 febbraio 2011

Il talento beffardo di Manzan affronta il classico di Goethe. E scopre che la piattezza del presente sconfigge anche il diavolo

È arrivato il momento di parlare del giovane Leonardo Manzan, attore e regista romano che in teatro si sta ritagliando un suo spazio. Alla Biennale di Venezia, infatti, si era fatto notare per “Cirano deve morire” e poi per “Glory Wall”, e anche il lavoro della scorsa stagione, “Uno spettacolo di Leonardo Manzan”, dove se ne sta completamente nudo su un piedistallo, non è passato inosservato per via della sua vena dissacrante (un erede di Antonio Rezza?). Ora è in tournée il nuovo lavoro, che ha debuttato al Teatro Vascello di Roma: “Faust”, tratto dal capolavoro di Johann Wolfgang von Goethe, e scritto da Manzan con Rocco Placidi. In scena Alessandro Bandini, Alessandro Bay Rossi, Chiara Ferrara, Paola Giannini, Jozef Gjura, Beatrice Verzotti (produzione La Fabbrica dell’Attore, Teatro Piemonte Europa, LAC, in collaborazione con Teatro della Toscana). 

 

La scena si apre con un grande tavolo da conferenza. Lì sono seduti i relatori che ad un certo punto iniziano a discutere del “Faust”. Cosa avrà di tanto speciale quest’opera che parla di un uomo sceso a patti con il diavolo? Un dramma in cui c’è di tutto, come nello spettacolo, pur non andando oltre il prologo. Eh già, perché il romanzo, in effetti, non c’è. Lo show è soprattutto un vortice di parodie, stacchetti, rutti a volontà, a cui partecipa anche una persona del pubblico. Il sipario rosso alle spalle del tavolo resta chiuso, ma da lì spunta un Mefistofele (Paola Giannini) al quale non crede più nessuno, a partire dal malinconico dottor Faust (Alessandro Bay Rossi). Ma chi è davvero quel Diavolo che ha perso potere/appeal/credibilità? Forse il Teatro? Il momento più divertente dello spettacolo è quello in cui gli attori, stringendo tra le mani quattro grosse carte da gioco, prendono il giro il sistema teatrale basato sullo scambio di spettacoli: «mi manca», «ce l’ho», «cosa vuoi in cambio?», «Tiro. Barbareschi. Bancarotta. Vado in prigione senza passare dal via». Fantastico.

 

Per il resto l’impianto è abbastanza traballante. Il piglio irriverente e audace di Manzan, però, per il teatro è senza dubbio una ventata d’aria fresca. 

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