Cultura
19 gennaio, 2026Affascinante, provocatoria, audace nella vita e nei libri. La scrittrice francese è in piena riscoperta
Incantatrice, a parole e con i gesti. Avida di vita fino allo scandalo, pur di non scendere a patto con le sue passioni. Autrice dal linguaggio elegante e dal ritmo seducente, la scrittrice francese Colette, secco pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette, nata a Saint-Sauveur-en-Puisaye nel 1873 e morta a Parigi nel 1954, è in pieno revival, grazie a riproposte, ripescaggi, inediti in libreria.
Perché l’armonia è impossibile, come sembra ricordare “Duo”, romanzo con testo a fronte a cura di Paolo Vettore e introduzione di Mariolina Bongiovanni Bertini, intorno al tradimento. Il libro è pubblicato da Marsilio, che della scrittrice ha dato alle stampe anche il meno noto seguito: “Il tutuniè” curato da Gabriella Bosco.
Da inviata di giornale e dialoghista per il cinema, Colette sa come catturare il lettore. E la sua produzione spazia dal romanzo al racconto, dal teatro alla prosa lirica. Il romanzo breve “più amato da Marcel Proust”, “Mitsou. Ovvero come le fanciulle diventano sagge”, è tornato nella traduzione di Francesco Leto, pubblicato da Elliot. Che ha mandato alle stampe anche un testo inedito in Italia: un delizioso volume ispirato ai fiori, con i preziosi acquerelli di Raoul Dufy, intitolato “Per un erbario” (traduzione di Elisabetta Ragonesi): una raccolta di ritratti, dalla rosa al giglio, dal glicine all’orchidea, nati da una singolare proposta delle edizioni Mermod di Losanna: bouquet di fiori inviati regolarmente, in cambio della sua ispirazione.
Inclusa tra le “Parigine ribelli”, pagine sulle orme di donne controcorrente a cura di Elena Rossi (Neos Edizioni), Colette è anche al centro di un ambizioso progetto de L’orma editore: si intitola “Chantier Colette”, e scandisce l’impegno a portare in libreria dieci titoli in tre anni, sotto la direzione di Daria Galateria e della studiosa Daniela Brogi.
Due i titoli già pubblicati: “La vagabonda” (tradotta da Camilla Diez), capolavoro della Colette più matura, uscito per la prima volta a puntate nel 1910, storia di Renée Néré, ispirata alla sua vita di donna sola, divorziata e libera che dopo la fine di un matrimonio calca le scene dei music-hall da regina incontrastata (“Ecco arrivare in scena anche la mima, l’attrice spiantata e spesso disperatamente sola, ma indipendente e solare: una donna che poteva essere e dire qualcosa di completamente diverso, dando vita a un immaginario, un vocabolario e un modo di considerarsi – persino di spogliarsi – altrettanto nuovi”, scrive Brogi nell’introduzione. E “Gigi” (nella traduzione di Ornella Tajani), romanzo breve, più volte adattato al cinema e al teatro, che fa rivivere la Belle Époque.
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