Giovani
19 gennaio, 2026Nelle università americane la censura è diventato un nemico ben più temibile di Zeus, l’ennesimo sintomo di un Paese sempre meno libero
Un tempo esistevano esseri umani dotati delle caratteristiche biologiche di entrambi i sessi: quattro braccia, quattro mani ed entrambi gli organi sessuali. Essi erano chiamati androgini e si sentivano completi nella loro forma corporea. Ma Zeus, irato e invidioso della loro perfezione, decise di dividerli tagliandoli in due, separando così l’uomo e la donna. Spezzati con crudeltà dal re degli dei, da allora gli esseri umani furono condannati alla ricerca della propria metà, nel desiderio di ricongiungersi a quell’unità perduta, un tempo così splendida da farli riconoscere degni dell’Olimpo: iniziò così la famosa ricerca dell’“anima gemella”.
Questa è una storia che viene spesso confusa per la concezione dell’amore platonico, talmente diffusa nella cultura di massa da essere citata persino nel meraviglioso Tre uomini e una gamba di Aldo, Giovanni e Giacomo. Il mito degli androgini è un racconto realmente presente all’interno del Simposio, dialogo del filosofo greco. Viene narrato dal personaggio di Aristofane che, insieme ad altri presenti, racconta la propria visione di questo sentimento tanto potente: tuttavia, egli non rappresenta il portavoce dei pensieri dell’autore. Pur avendo altre idee sull’amore, Platone lo ha esposto attraverso varie sfaccettature, facendo dialogare opinioni e modi di vivere persino contrapposti, come un romanziere capace di sedurci fra le pagine della sua storia. Non poteva sapere che migliaia di anni dopo qualcuno potesse ritenerlo pericoloso.
Umberto Eco denuncia, in una Bustina del lontano 1993, il Neokhomeinismo nelle università americane: una forma di politically correct che, se applicata alle estreme conseguenze, rischia di scivolare nell’intolleranza. Tuttavia, oggi sembriamo avere il problema opposto anche nelle comunità accademiche. Lentamente viene superato un confine che, fino a ieri, non ritenevamo possibile sfidare, oltrepassato attraverso l’arroganza di chi afferma: “la mia morale personale. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi”. Una delle ultime conseguenze di questo fenomeno si è verificata alla Texas A&M University, che ha invitato il professor Martin Peterson, professore di filosofia, a modificare il suo programma rimuovendo il Simposio di Platone. Un invito che ha tutta l’aria di una minaccia, data la possibile revoca dell’insegnante dal corso in caso di rifiuto. A condannare il testo è proprio il mito degli androgini: per le direttive imposte da Trump, sarebbe infatti soggetto a “interpretazioni non binarie dei generi”.
Nelle università americane la censura è diventato un nemico ben più temibile di Zeus, l’ennesimo sintomo di un Paese sempre meno libero. L’aspetto incredibile è che altre opere di Platone, come La Repubblica, in passato siano state accusate di proporre la visione di una società chiusa e totalitaria, così antidemocratica da bandire gli artisti e i poeti dal proprio Stato, perché potenziali corruttori dell’animo dei cittadini. Non infuriatevi con Platone, non si possono certo giudicare le sue idee politiche con lo sguardo morale del 2026: farlo significa commettere lo stesso errore di chi vorrebbe ora silenziarlo. Oggi il filosofo greco viene paradossalmente censurato perché colpevole di ammiccare alle comunità LGBTIQ+.
Piuttosto che riunirci per stabilire quanto fosse buono e giusto Platone, forse dovremmo chiederci: quante strade può toglierci questa decisione? Spesso pensiamo alla censura come un atto che priva solamente della voce, un’imposizione che non permette di esprimere le nostre opinioni liberamente. In realtà, è una forma di controllo ben più pervasiva: rimuove innanzitutto possibilità di conoscenza, blocca tragitti nei quali potremmo incontrare riflessioni, emozioni e modalità d’esistenza che non rendono uniformi. Estirpa varianti di noi stessi, versioni che non incontreremmo senza prima immergerci fra i tratti di un dipinto o le pagine di un romanzo, capaci di incendiare l’animo delle persone, ridefinendo i confini della loro interiorità.
Dimentichiamo come la censura ci tolga soprattutto la possibilità di imboccare sentieri che ci trasformino, che scuotano ciò in cui crediamo fermamente. Siamo, in fondo, ancora androgini spezzati: alla ricerca di strade in cui ritrovare noi stessi, in un mondo sempre più governato da Zeus che tentano di sottrarre questo percorso, di privarci questo cammino. Ma ci sono storie che non possono essere cancellate, voci che non possono essere spezzate.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Polveriera Iran - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
II settimanale, da venerdì 16 gennaio, è disponibile in edicola e in app



