Cultura
21 gennaio, 2026Dal 23 al 25 gennaio, a Genova, il Forum Disuguaglianze e Diversità e decine di studiosi mettono alla prova la democrazia, cercando di capire come cambiarla per permettere di rinascere e convivere con la contemporaneità
Non chiamatela crisi. Spacciata, azzoppata, morta e sepolta. Si susseguono con una sconcertante frequenza le cerimonie funebri in onore della democrazia. Eppure qualcosa sotto la cenere si muove. A Genova, da venerdì 23 a domenica 25 gennaio, la democrazia entra in un cantiere di rigenerazione radicale. La tre giorni "Democrazia alla prova", curata da Fabrizio Barca e Luca Borzani nella cornice solenne di Palazzo Ducale e in collaborazione con l'Espresso, nasce da una sfida metodologica: la democrazia non è un reperto storico da salvare con la nostalgia, ma un organismo vivo che deve aggiornare i suoi dispositivi al ritmo frenetico della trasformazione digitale e delle nuove disuguaglianze.
L'evento, promosso dal Forum Disuguaglianze e Diversità, non è un convegno frontale classico. È piuttosto un corpo a corpo intellettuale dove gli organizzatori hanno messo nero su bianco una serie di assunti messi a repentaglio – tesi forti che i relatori non devono solo commentare, ma smontare e rimontare. L'obiettivo? Capire perché i meccanismi della partecipazione sembrano inceppati proprio mentre la domanda di giustizia sociale urla più forte.
Fra i relatori Gaetano Azzariti, Nadia Urbinati, Lucio Caracciolo, Evgeny Morozov, Vincent Bevins, Filippo Barbera, Jayati Ghosh, Susan Stokes e molti altri.
La tre giorni sarà accompagnata dai commenti quotidiani di Mattia Diletti (sociologo politico), Franco Monaco (giornalista), coordinati dalla giornalista de L'Espresso, Gloria Riva. Gli appuntamenti live di “Dentro Democrazia alla prova” saranno trasmessi sul sito dell'Espresso venerdì 23 gennaio alle 19:50, sabato 24 gennaio alle 14:00 e domenica 25 gennaio alle 13:50.
Morozov e la tecnologia
Uno dei fronti più caldi è quello tecnologico. Nella sessione dedicata a "Big Data, AI e il Futuro della Democrazia", l'ospite d'eccezione è Evgeny Morozov. Lo studioso bielorusso, noto per aver demolito i miti della Silicon Valley, porterà a Genova la sua critica al "soluzionismo": l'idea che ogni problema sociale possa essere risolto con un'app o un algoritmo.
Morozov sostiene che se l'intelligenza artificiale rimane un’esclusiva di pochi giganti privati, la democrazia svuota la sua essenza: il rischio è che il voto diventi un rito stanco mentre le decisioni reali vengono prese da algoritmi opachi che concentrano il potere nelle mani di una nuova "aristocrazia del silicio". A Genova, Morozov sfiderà l'assunto che la tecnologia sia neutrale, mostrandola come il principale campo di battaglia della sovranità dei cittadini.
Lo sguardo del Sud: Jayati Ghosh e il diritto alla cura
Per capire la tenuta delle nostre istituzioni, bisogna però guardare oltre i confini europei. È qui che si inserisce il contributo di Jayati Ghosh, economista indiana tra le più influenti al mondo. La Ghosh porterà a Palazzo Ducale la voce del Sud Globale, ricordando che la democrazia è inscindibile dalla dignità materiale. La tesi di Ghosh è che la democrazia muore dove lo Stato abdica al suo ruolo di garante dei servizi essenziali. Per la Ghosh, la libertà di voto è un guscio vuoto se non è accompagnata dal "diritto alla cura" e da una redistribuzione del carico di lavoro che grava sulle donne. Il suo confronto con i modelli autoritari di Cina e India servirà a ricordare che il populismo non è un errore del sistema, ma il prodotto di promesse tradite dal neoliberismo selvaggio.
La frattura generazionale e il dilemma della verticalità
Un altro nodo cruciale riguarda i giovani. In un'epoca di assenteismo record, la sessione curata da voci come quella di Vincent Bevins (autore di Se noi bruciamo) analizzerà la rottura tra i nuovi movimenti e la politica organizzata. La domanda scomoda è la seguente: perché le oceaniche proteste degli ultimi dieci anni non sono riuscite a produrre cambiamenti duraturi?
Si discuterà del "paradosso dell'orizzontalismo": la diffidenza dei giovani verso i leader è un anticorpo prezioso, ma rischia di diventare un limite quando si tratta di trasformare il dissenso in legge. Genova cercherà di capire se sia possibile una democrazia partecipata che non rinunci all'efficacia della decisione, evitando di restare intrappolati in un eterno presente di protesta senza proposta.
Ricostruire un "Senso Comune"
In chiusura, l'evento guarderà all'Italia per cercare di ricostruire un "senso comune" basato sulla Costituzione. Genova, con i suoi vicoli stratificati e la sua storia di Repubblica marinara, diventa metafora di una democrazia pronta a navigare in mare aperto.
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