Cultura
29 gennaio, 2026Il Teatro alla Scala di Milano celebra Carla Fracci, a cinque anni dalla scomparsa, con un doppioappuntamento. Un tributo alla diva più amata del balletto, con molte star internazionali
Carla Fracci è per tutti la personificazione della danza. È il sogno di ogni bambina che voglia studiare danza classica. È stata una donna caratterizzata da dedizione assoluta alla danza: un autentico mito del balletto. E dietro quel mito c’è la forza che lo ha creato: lei stessa. Non si è infatti costruita un personaggio; non è dovuta ricorrere a continue revisioni e adeguamenti della sua immagine, come tante persone di successo, perché non è un tipo: è lei. Il suo è stato un successo che non ha conosciuto periodi di crisi, ma solo una continua crescita.
Eppure non è stata una diva tradizionale; ha mantenuto la sua spontaneità e genuinità popolare; anche nella vita quotidiana, fuori dal teatro, aveva la stessa eleganza, lo stesso equilibrio, la stessa nobiltà d’animo che solitamente esternava attraverso la danza: è come se fosse sempre stata “in punta di piedi”. La sua storia richiama alla mente le eroine delle fiabe: è la figlia di un tranviere e di una bullonista alla Innocenti di Milano, che diventa una stella. I genitori avevano la passione per il ballo liscio e portavano spesso Carla nelle balere. Entrò alla Scala per caso: un’amica di famiglia, la moglie di un violinista della Scala, le consigliò di provare a sostenere l’esame di ammissione; lei aveva nove anni, fu ritenuta poco idonea, ma poi il suo visino tenero e i suoi occhi colpirono la direttrice, che ci ripensò. All’età di 15 anni, vedendo danzare Margot Fonteyn, capì che la sua strada era quella e Margot il suo modello. Accettò così tutti i sacrifici, la fatica, gli sforzi, il sudore che la danza richiede. Disse: «Solo se si è sicuri di quello che si vuole ci si dimentica che dentro le scarpette di raso i piedi sanguinano. Ho lavorato, ho lavorato come qualsiasi operaio e per tutta la vita».
Divenne prima ballerina alla Scala nel 1958; in quello stesso anno, il grande coreografo John Cranko la scelse come Giulietta nella sua versione di “Romeo e Giulietta” per la Fenice di Venezia. Il poeta Eugenio Montale scrisse: “Carla Fracci è Giulietta… Carla eterna fanciulla”. L’anno successivo interpretò per la prima volta Giselle per il Royal Festival Hall di Londra e nacque subito il suo grande amore per quel personaggio che più di tutti l’ha resa celebre e consegnata alla storia della danza come Prima Ballerina Assoluta. Tra i grandi ruoli romantici che la Fracci interpretò è doveroso ricordare anche la silfide in “La Sylphide”, il balletto creato da Filippo Taglioni per la figlia Maria, che segnò l’inizio della carriera romantica caratterizzata dal tutù bianco, dal salire sulle punte, dalla leggerezza eterea delle ballerine che sembrano quasi librarsi in aria. Il successo che riscosse nel repertorio romantico fu tale che venne paragonata proprio a Taglioni.
I personaggi, i ruoli, e le performance che hanno reso celebre Carla Fracci rivivranno a Milano, con una doppia data – il 31 gennaio e il 3 febbraio 2026 – per il tributo del Teatro alla Scala e dei suoi artisti alla grande diva, che è stata e rimane una figura cardine della storia della danza, fonte di ispirazione per generazioni di giovani, non solo nel mondo del balletto. Appena insediato alla Direzione del ballo, Frédéric Olivieri, che ha al suo attivo la realizzazione di molti e fortunati gala nelle precedenti direzioni, prosegue la tradizione, istituita a partire dal 2022, per celebrare nel nome di Carla Fracci la danza e il balletto. «Per quanto io possa andare indietro nei miei ricordi legati alla danza, Carla Fracci c’è sempre stata. Da allievo, danzatore, direttore di compagnia o direttore di quella stessa scuola di ballo da cui ha spiccato il volo. Una icona, termine oggi forse un po’ abusato, ma che per lei è perfetto. Icona e diva di un periodo in cui la si poteva ammirare in scena, se eri fortunato, o nei passaggi in televisione, nei servizi sui giornali o suoi rotocalchi. Un divismo nato da un impegno costante, da una favola diventata realtà, dai ruoli a cui ha dato vita in modo memorabile, esempio ancora oggi per tutte le generazioni di artisti. Figlia del nostro teatro, ma anche noi figli suoi, non possiamo che omaggiarla e risplendere della luce che la sua stella continua a far brillare», dice a L’Espresso il direttore Olivieri. Sulla scia del tutto esaurito delle precedenti edizioni, l’appuntamento quest’anno coincide con i cinque anni dalla scomparsa e con i 90 anni dalla nascita di Carla Fracci. Milano diventerà capitale della danza per due serate con il Balletto della Scala al completo - étoiles come Nicoletta Manni, e primi ballerini come Timofej Andrijashenko, solisti e artisti del Corpo di Ballo - e con gli allievi della Scuola, presente e futuro della danza scaligera. Non mancheranno le grandi star della danza internazionale come Roberto Bolle, Marianela Nuñez, Jacopo Tissi, Maia Makhateli, Patricio Revé.
Carla Fracci è una figura cardine della storia della danza e di quella del Teatro alla Scala, ma anche un personaggio di riferimento per Milano e per tutta la cultura italiana. Artista poliedrica, sempre in grado di stupire gli spettatori, così parlava di sé: «Non bisogna perdere mai il senso della dimensione, siamo delle persone che vivono il quotidiano. La danza è la mia professione, il mio lavoro. Cerco di rispettarlo, con amore e professionalità. Il successo non mi ha dato alla testa ma è la conferma di un lavoro svolto al meglio e di questo sono molto onorata e gratificata».
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