Cultura
20 febbraio, 2026Sul palco del Teatro Ariston il cantautore e la giornalista reinterpreteranno la celebre canzone. Lui nella parte della cantante, lei di Alberto Lupo. Per il cantautore un'agenda fitta: il 13 marzo il nuovo album, “Calcinacci”, ad aprile il suo primo tour nei palasport, il Palazzacci Tour 2026 (Roma, Napoli, Milano, Firenze). E poi tanti concerti in giro per i festival italiani. "Mina è stata molto coraggiosa nel sottrarsi ai riflettori: chi fa questo lavoro a un certo punto sviluppa una sorta di dipendenza dall'approvazione del pubblico e dalla performance"
A Sanremo torna cinque anni dopo “Santa Marinella”, con il suo minimalismo esistenziale un po’ malinconico. Stavolta Fulminacci è in gara con la canzone “Stupida sfortuna”, un titolo che sembra fatto apposta per esorcizzare l’eventuale esito del Festival (24-28 febbraio). Ma è solo una coincidenza. «Non sono superstizioso, è semplicemente la canzone più adatta del nuovo album», esordisce Filippo Uttinacci, che è il vero nome del cantautore romano. Sul palco del Teatro Ariston, nella serata delle cover, duetterà con Francesca Fagnani, la giornalista di Belve (Rai2), per una insolita versione di “Parole parole”, inseguendo il mito di Mina. Roba da far storcere il naso ai puristi. Per il cantautore, uno dei più talentuosi della sua generazione (con l’album d’esordio “La vita veramente” si aggiudicò la Targa Tenco come miglior opera prima e altri premi), si tratta del primo appuntamento in un’agenda fitta da far invidia a un capo di Stato. Dopo il palco del Teatro Ariston il 13 marzo uscirà il nuovo album, “Calcinacci”, ad aprile partirà il suo primo tour nei palasport, il Palazzacci Tour 2026 (Roma, Napoli, Milano, Firenze) e poi tanti concerti in giro per i festival italiani.
Fulminacci, partiamo da Sanremo. Che rapporto ha con il Festival della canzone italiana?
«Da vero fan ho sempre visto Sanremo, da quando sono nato non mi sono mai perso un'edizione. Come cantautore ho partecipato la prima volta nel 2021: era strano, c’era il Covid, dunque niente pubblico, stavo tutto il giorno chiuso in camera. Poi un paio d’anni fa ci sono tornato come ospite di Gazzelle, quella volta con il pubblico. Allora ho capito davvero cos’è Sanremo. Ora torno cinque anni dopo la prima volta, sono in trepidante attesa. L'unica cosa che mi disturba è che non sia ancora iniziato. Non sono interessato al risultato, gioco con la voglia di arrivare il più possibile in cima, ma in modo rilassato».
I prossimi mesi saranno impegnativi. Ansia da prestazione o nonchalance?
«Sono tranquillo. Sono contento che le persone non vedono l'ora di venire, sono abbastanza sicuro di godermela».
Un tempo i concerti nei palazzetti erano la consacrazione di una carriera. Ora arrivano presto.
«Sì, vero, un tempo erano il coronamento di un sogno. Nel mio caso arrivano dopo sette anni dall’inizio, non prestissimo dunque. Ho fatto tutto in maniera graduale per non vivere dei picchi che non rispettano la realtà. Per evitare di montarmi la testa prima del dovuto, insomma».
Nella serata delle cover andrà in scena in duo con Francesca Fagnani, la giornalista di Belve. Con la canzone “Parole parole” di Mina. Fagnani è più avvezza alle interviste e alle inchieste che alle esibizioni sanremesi. Come è potuto accadere?
«Anzitutto perché mi sta molto simpatica, mi piace quello che fa, il modo in cui è stata capace di arrivare a tantissime persone facendo cose di qualità. Con gusto, in modo mai cafone. Ho pensato a lei perché è un personaggio della nostra televisione, volevo fare un momento di tv insieme a lei. E poi nella canzone “Parole Parole” una persona parla e l'altra canta: sono contento di avere un non cantante accanto a me».
Chi farà la parte di Mina e chi quella di Alberto Lupo?
«Io farò la parte di Mina, ovviamente senza potermi paragonare a lei. Sarebbe grottesco se lo facessi. Lei invece farà la parte di Alberto Lupo. Quando ho avuto l’idea non sapevo che esistesse anche una versione di “Parole parole” in cui Celentano fa Mina e Mina fa Alberto Lupo. Non ne sapevo nulla, me l’ha fatta scoprire Francesca».
Mina è scomparsa dalle scene nel 1978, nove anni prima che lei nascesse. Sembra impossibile oggi, in un’epoca in cui tutti cercano il proprio quarto d’ora di celebrità. Che effetto le fa?
«È una scelta che l’ha scolpita nella memoria di tutti noi, restando giovane per sempre. È stata molto coraggiosa: chi fa questo lavoro a un certo punto sviluppa una sorta di dipendenza dall'approvazione del pubblico e dalla performance. Il fatto che una persona così capace, così talentuosa, così amata abbia scelto di sottrarsi ai riflettori è indice di grande coraggio».
Lei è figlio della generazione Z. Cosa pensa dei suoi coetanei?
«La mia generazione, almeno per quanto riguarda la mia bolla, ha conosciuto un certo benessere. Ma si è anche assunta la responsabilità di vivere le rivoluzioni della nostra epoca. Situazioni che ai più anziani sembrano estreme e invece servono a cambiare il mondo».
La rivoluzione in un’epoca post-ideologica…
«È vero. La mia generazione si sta ponendo moltissimi interrogativi per poter migliorare il mondo. Il nostro obiettivo, comunque, è convivere in pace gli uni con gli altri. E poi andiamo tutti dallo psicologo, molto più dei nostri genitori».
La canzone d’autore, invece, sembra impermeabile ai fermenti della società.
«Nel mio piccolo partecipo a una manifestazione quando sono d'accordo con chi la organizza. Se ho occasione di veicolare messaggi in cui credo, magari attraverso i social, lo faccio volentieri, come ho già fatto. Al tempo stesso, però, le canzoni le faccio perché mi piace scriverle. È come se la musica facesse parte di una sfera diversa».
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