Cultura
6 febbraio, 2026Ritratto del cantante che sta scuotendo un mondo della musica appiattito nell’imitazione
Fammi causa Tony Pitony, dai fammi causa, perché io sto per dire che sei la feccia della bruma disastrosa che sta diventando la nostra civiltà. Sei un profittatore perché sfrutti l’ipocrisia corrente secondo la quale nessuno può dire più niente e tu invece, scorretto e beffardo, dici tutto quello che gli altri non riescono a dire, e sei liberatorio come una risata di sollievo. Fai rabbia perché sei la cosa che ti piace ma non vorresti che ti piacesse, e ti senti in colpa perché ti piace. Generi il dubbio che tu possa essere o un genio o un cialtrone e siccome di geni in quest'epoca sembra sia impossibile produrne, verrebbe da pensare, per esclusione, che tu possa essere un cialtrone, oppure meglio, un cialtrone di genio.
Di sicuro sei la cosa che manca, che fa parlare di sé in mancanza di argomenti, perché la musica è diventata un gioco di “like” e classifiche e tu hai osato scombinare la ritualità portando in classifica un pezzo con un testo che parla di «quel cazzo-grattacielo» e consegna ai posteri un verso memorabile: «Resto su di te come uno schizzo disegnato da Monet». Fai incazzare, come quando facesti arrabbiare quelli di “XFactor”, e c'era solo Mika che rideva di come facevi a pezzi “Hallelujah” di Leonard Cohen/Jeff Buckley, perché tu ti prendevi gioco anche di quel pezzo che per tutti era intoccabile, e infatti le facce degli altri, Manuel Agnelli, Emma Marrone, erano sconvolte, indignate, pur capendo che tu eri bravo perché cantavi bene e quel fare a pezzi lo facevi comunque con un certo talento.
Poi l’arte l'hai affinata, riuscendo a incidere un pezzo, “Donne ricche”, che costringe a dire «eh però da un punto di vista musicale che gli vuoi dire», e infatti sono in tanti quelli che mi strattonano e mi dicono: «L’hai sentito Tony Pitoni, guarda che è bravo», e mi tirano la giacca perché io dica a chiare lettere che alla fine sei bravo eccome. Ma evidentemente quello che vuoi è farti notare e farti largo in mezzo a questo oceano di noia e di ripetizioni e fai bene, perché riporti in auge quel modo di dissacrare che è una parte nobilissima della storia della nostra canzone che però non si pratica quasi più. Perché anche nelle interviste fai finta di dire qualcosa di sensato, invece se poi ci si sofferma ci si accorge che non stai dicendo nulla. Sei un situazionista in odore di dileggio. E hai anche il coraggio di prendere in giro, in “Ossa grosse”, le temibili fan di Taylor Swift, le quali una volta mi hanno azzannato senza pietà solo per aver espresso un garbato dubbio nei confronti della loro beniamina. Per cui anche solo per questo, se non mi fai causa, dovrò ammettere che sei bravo, anzi bravissimo, va a finire che ti dovrò pure ringraziare.
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