Cultura
2 marzo, 2026Secondo Umberto Eco, la stampa ha smarrito il ruolo che aveva alle origini. Non è più guardiana delle novità, ma una prigioniera costretta a rincorrere il tempo per proporre notizie che il pubblico ha già consumato. Non è una critica, ma un fenomeno che richiede nuove soluzioni, specialmente di fronte agli scenari degli ultimi giorni, come quelli in Medio Oriente
Il giornalismo ha un problema con Crono, e non è una novità. Parliamo del Titano che divorò i suoi stessi figli per paura di perdere il trono: oggi, quella sua voracità pesa sulle nostre abitudini, sulle nostre prospettive di vita e persino sul modo in cui riceviamo le notizie. Sia chiaro: è fisiologico che la faccenda vada in questo modo. Nessuna testata tratterebbe come “notizia” gli esiti del referendum sulla giustizia o la classifica di Sanremo diversi giorni dopo la loro pubblicazione. È un gioco di equilibrio in cui la qualità del contenuto deve accompagnare la rapidità dell’esecuzione: altrimenti Crono, prima o poi, mangia l’interesse che affiora intorno a un evento.
il giornalismo ai tempi dei social
Sui social network il dominio di Crono si amplifica: riceviamo una notifica nell’istante in cui la premier rilascia delle dichiarazioni o i risultati sui campi della Serie A cambiano, costringendo le piattaforme d’informazione a correre per evitare di cadere tra le grinfie del tempo. Non è una critica, ma una presa d’atto della realtà. Se i settimanali possono dedicarsi ad approfondimenti e riflessioni, le urgenze appartengono ai quotidiani: tuttavia, nel suo Parlare in ritardo, Umberto Eco notava già come i giornali fossero diventati ormai l’eco della televisione: “Sto sfogliando un quotidiano che reca in ultima pagina le notizie 'in due minuti'. Davvero si potrebbe evitare di leggere il resto del giornale, perché in quella colonnina si dice tutto quello che occorre sapere. Purtroppo però questo tutto io lo sapevo già perché mi era stato detto la sera prima dal telegiornale”.
Per riempire pagine altrimenti vuote, i giornali finiscono per cedere al pettegolezzo. Questo non riguarda, secondo Eco, solamente lo scoop sulla coppia del momento: possiamo fare pettegolezzi sul dibattito elettorale o sul più crudele dei delitti, trasformando le notizie in un coro di opinioni in cui facciamo fatica a distinguere i fatti: “Così il giornale diventa come una serata in famiglia, dove il nonno ripete per la milionesima volta la storia di quando aveva subito i bombardamenti, il babbo snocciola i suoi luoghi comuni sulla situazione economica, poi si parla un po’ male del vicino notoriamente cornuto, o si commenta la trasmissione televisiva appena vista”. Giri di parole che disorientano il pubblico in un oceano già vasto di informazioni.
come corre la tv
Oggi la situazione è nuovamente cambiata: persino la televisione insegue l’istantaneità dei social che, come sappiamo bene, proiettano direttamente sugli schermi dei nostri smartphone le novità di cui abbiamo bisogno. Lo sbalordimento che prima coglieva il lettore nell’apprendere che il mondo è stato sconvolto dall’avvento di una nuova guerra o da un feroce attentato, non appartiene più agli articoli, ma al lampo di una notifica su Instagram. In questo scenario, se vogliamo produrre informazione di qualità dobbiamo compiere un gesto di ribellione: agire come Zeus con il padre Crono, abbattendo la sua dittatura. Intendiamoci: non si tratta di ignorare il tempo, come abbiamo detto, ma di smettere di esserne divorati, iniziando a cucire intorno al puro dato un orizzonte di significato che faccia da bussola ai lettori.
Questo scenario offre alla stampa l’opportunità di tessere un contesto attorno ai fatti: non ci basta uno strumento che fornisca l’ultim'ora in tempo reale, come un romanzo fatto solamente da colpi di scena senza una trama. Dobbiamo lasciare che i giornalisti illuminino le cause e le possibili conseguenze di un fenomeno. Sconfiggere Crono non significa esiliarlo nel Tartaro, come nel mito, ma impedire che il tempo sia l’unico aspetto determinante nel mondo dell’informazione. Oggi non basta urlare al mondo le novità sulla epocale e cruenta situazione iraniana o sulla fine del regime di Khamenei: dobbiamo comunicare, a partire da questa consapevolezza, le sfumature di significato che emergono da un evento di tale portata, senza scivolare nel chiacchiericcio, come avverte Eco. Narrando gli intrecci invisibili che muovono gli avvenimenti, anziché limitarci alla loro messa in scena sul palcoscenico.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Ghali, l'Italia s'è desta - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 27 febbraio, è disponibile in edicola e in app



