Cultura
24 marzo, 2026Si è alzato il sipario sulla XXI edizione del festival fondato e presieduto da Maddalena Mayneri e diretto da Niccolò Gentili insieme al regista Aldo Iuliano: qui il cortometraggio non è una promessa, ma una forma compiuta
In Italia, quando si parla di cinema breve, il riferimento è uno solo: Cortinametraggio. Non semplicemente un festival tra gli altri, ma il festival del cortometraggio, quello che più di ogni altro ha contribuito a definirne identità, valore e prospettiva nel panorama audiovisivo contemporaneo.
Dal 23 al 29 marzo 2026, nella cornice di Cortina d’Ampezzo, la XXI edizione torna a mettere al centro proprio lui: il film breve. Non come formato minore, ma come linguaggio autonomo, capace di raccontare il presente con una libertà e una precisione che il cinema tradizionale spesso fatica a sostenere. Fondato e presieduto da Maddalena Mayneri, e diretto da Niccolò Gentili insieme al regista Aldo Iuliano, il festival ha costruito negli anni uno spazio unico: qui il cortometraggio non è una promessa, ma una forma compiuta.
I sedici finalisti dell’edizione 2026 restituiscono con chiarezza questa visione. Non una selezione omogenea, ma un mosaico di linguaggi, generi e urgenze narrative che attraversano il Paese e ne riflettono le tensioni contemporanee. In concorso troviamo La Casa di Papà di Maria Rosaria Russo, Camsex, Chemsex – una serie di umiliazioni di Saverio Cappiello, Ten to Six di Alessio Rupalti, 32 Carati di Ryan William Harris, Fick Mich! di Fabiana Russo, Everblind di Camillo Sancisi, Il mio amico Karl di Nikola Brunelli, Niente di speciale di Giovanni Conte, Bratiska di Gregorio Mattiocco, Goodbye Pig di Roberta Palmieri, Astronauta di Giorgio Giampà, Tamago di Orso, Peter e Benjamin Miyakawa, Arca di Lorenzo Quagliozzi, Il Gatto di Monica di Letizia Zatti, La notte della luna fertile di Agostino Gambino e Napoli 2500 di Alessandro Rak.
È una selezione che conferma come il cortometraggio sia oggi uno spazio di libertà assoluta. Le opere non cercano necessariamente di chiudere il racconto, ma di aprirlo, di suggerire più che spiegare. Ma c’è un altro elemento che negli anni ha consolidato il ruolo di Cortinametraggio: la qualità delle sue giurie, chiamate a valutare i lavori in concorso con uno sguardo che unisce esperienza, sensibilità e visione.
Per il premio principale, la giuria è composta da Claudio Falconi, Donatella Finocchiaro, Ricky Memphis, Paola Minaccioni ed Emanuele Vicorito. Accanto a questa, la Giuria Young del Premio Frecciarossa vede protagonisti Damiano Gavino, Aurora Giovinazzo, Roberto Proia e Carolina Sala, mentre la sezione dedicata alla commedia è affidata a una giuria che include Jerry Calà, Simona Izzo, Christian Marazziti e Ricky Tognazzi. A queste si affianca la Giuria della Stampa, composta da Cristiana Allievi, Titta Fiore e Alessandra Magliaro, mentre la Giuria del Pubblico è presieduta da Roberto Ciufoli. Un sistema articolato di valutazione che restituisce al corto uno sguardo plurale, capace di coniugare industria, critica e pubblico.
Accanto alla competizione italiana, il festival amplia lo sguardo con la sezione internazionale dedicata al cinema rumeno, diretta da Nicu Dragan, con quattro finalisti: French Textbooks di Sebastian Voinea, Milk and Cookies di Andrei Tache-Codreanu, ALIȘVERIȘ di Vasile Todinca e Auntie Lica The Hunchback di Paul-Răzvan Macovei.
Tra le novità più significative dell’edizione 2026, l’introduzione della sezione dedicata ai branded short movie, realizzata in collaborazione con OBE – Osservatorio Branded Entertainment, con i finalisti Thanks for your service, La Storia di un’impresa Formidabile, Disruption e The story of Henry Roberts. Un segnale chiaro di come il cortometraggio sia oggi anche un linguaggio strategico per la comunicazione.
Cortinametraggio si conferma così non solo vetrina, ma infrastruttura culturale. Le sessioni di pitch, gli incontri con produttori e distributori, il dialogo con realtà come Indigo Film, Wildside e Fremantle Italy costruiscono un ponte concreto tra creatività e industria. In questo equilibrio tra scoperta e sistema, tra libertà e opportunità, il festival continua a ribadire una verità spesso dimenticata: il cortometraggio non è un formato minore. È, oggi più che mai, il luogo in cui il cinema si reinventa.
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