È la tesi di Romano Benini, esperto dei servizi e consulente del ministro Giovannini. Secondo il quale non basta abbassare le tasse e il costo del lavoro. Bisogna ricominciare a investire per rendere 'appetibili' i giovani per un'occupazione: l'Europa ha mediamente incrementati del 30 per cento, l'Italia invece li ha notevolmente ridotti


Se manca il lavoro in Italia «la colpa non è soltanto della crisi economica o dell’ingombrante debito pubblico. Ma è, soprattutto, la conseguenza di un processo quasi ventennale che negli ultimi anni si è aggravato per via della crisi economica. Sul fronte finanziario le cose da qualche mese sono migliorate eppure ciò coincide con il record di senza lavoro. Inoltre, dobbiamo dire chiaro e tondo che quella dell’Europa devastata dalla disoccupazione è una balla: Grecia a parte, solo in Italia, nel 2013 ci sono stati meno occupati rispetto al 2003».

Va giù pesante, Romano Benini, grande esperto dei servizi per l’impiego e delle agenzie per il lavoro. È uno dei tecnici che, da mesi, lavora, con lo staff del ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, per preparare il terreno all’introduzione della “Youth Guarantee”, la famosa Garanzia Giovani che dovrebbe rendere “occupabili” milioni di ragazzi, con un investimento, in Italia di 1,5 miliardi di euro nei prossimi 24 mesi.

Tra pochi giorni, edito da Donzelli, arriverà in libreria il suo “Nella tela del ragno”, in cui si racconta come l’Italia sia finita nella ragnatela della disoccupazione, ma anche come può uscirne. Alcuni punti di vista espressi nel libro sono sorprendenti. Come quando il docente sottolinea che, per rilanciare l’occupazione, non basta abbassare tasse e costo del lavoro, una ricetta spacciata spesso come Vangelo. «Sarebbe utile, ma non basta. Molti studi spiegano bene come la nostra crisi sia di sistema e non di semplice aumento del debito o del costo del lavoro.

Abbiamo sposato un modello di “non sviluppo”, che ha mortificato la cultura del lavoro e delle competenze». Secondo Benini, gli italiani sono diventati anche meno “capaci”. Perché? «Paghiamo», spiega, «gli investimenti non effettuati a favore dello sviluppo umano, il cui indice è calcolato dall’Onu tenendo conto di lavoro, sanità, formazione, welfare, per misurare capacità e autonomia delle persone. Dal 2003 al 2013 la Germania è passata dal 22esimo al quinto posto al mondo, mentre l’Italia è scesa dal 17esimo al 25esimo. Per questo siamo fermi e nel reddito complessivo cresce il peso delle rendite rispetto al lavoro».

Nel pieno della crisi finanziaria, l’Italia ha diminuito gli investimenti in formazione e nelle politiche per rendere i giovani appetibili per il lavoro, mentre l’Europa li ha mediamente incrementati del 30 per cento. «Questa è una delle cause della grave disoccupazione giovanile attuale», dice Benini che se la piglia  con la confusione dei poteri: «Con la riforma del Titolo V della Costituzione, l’Italia ha attribuito ogni risorsa e potere di intervento alle Regioni. Il risultato? Venti sistemi regionali che usano strumenti diversi e che non funzionano nel complesso come dovrebbero. Titolo V e i fondi europei dovevano unire l’Italia e invece l’hanno talmente divisa che abbiamo persino regole diverse sui tirocini e sull’apprendistato se si passa da una Regione all’altra. Serve un sistema nazionale di riferimento», dice ancora Benini. 

Ci sono poi rischi di contaminazioni clientelari nei criteri di assegnazione dei fondi che vanno affrontati con strumenti che vincolino i soldi ai risultati concreti. Ci vogliono strumenti di controllo continuo della qualità della spesa. Conclude l’esperto: «La strada giusta è quella tratteggiata con la Garanzia giovani: costi standard nazionali e remunerazione a risultato dei servizi che intermediano il lavoro, pubblici, ma anche privati. Ciò però va fatto in maniera omogenea su tutto il territorio e deve costituire l’inizio di una fase di riforme che siano concrete e non ideologiche. Speriamo che il governo abbia la forza per farlo». Il governo Letta che fa a braccio di ferro con le Regioni e vince? Difficile immaginarlo

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