Il manager ha aperto la conferenza di lancio del nuovo piano industriale di Fca per il 2014-2018: "Ho atteso questo giorno per per molti anni, lavorando nel frattempo all'integrazione non solo dei modelli industriali ma anche quelli delle culture". Confermati sei modelli per la Fiat. Scommessa rilancio per l'Alfa Romeo

Investor Day, la giornata dell'investitore. Si chiama così il mega incontro, atteso da mesi, in corso in queste ore ad Auburn Hills, il sobborgo di Detroit, nel Michigan, dove ha sede il quartier generale del gruppo Fca, la nuova Fiat-Chrysler.

Giornata frizzante e Sergio Marchionne scoppiettante, che di fronte agli analisti e ai giornalisti di tutto il mondo, ha detto, nell'introduzione alla lunga maratona che durerà ben 11 ore: «Ho atteso questo giorno per per molti anni, lavorando nel frattempo all'integrazione non solo dei modelli industriali ma anche quelli delle culture”.

Dopo l'introduzione, in cui ha dedicato anche un breve cenno all'Alfa Romeo - «Punteremo a un futuro radioso per il marchio» - il gran capo ha lasciato i riflettori ai capi dei diversi marchi, in attesa di ritornare sul palco a parlare della Ferrari e dei risultati finanziari.

JEEP MENO AMERICANA
Il primo a prendere la parola è stato il capo di jeep, Mike Manley, che ha promesso una marcata internazionalizzazione del brand più fascinoso della “vecchia” Chrysler: dagli attuali quattro stabilimenti, tutti in Nord America, la produzione passerà, nel 2018, a dieci fabbriche in sei diversi Paesi. Una di quelle è Melfi, dove si produrranno 200 mila Jeep Renegade. Altre 200 mila arriveranno dall'America Latina e 500 mila dall'Asia. «Le vendite globali di Jeep», ha detto Manley, «saliranno dalle 730 mila di oggi a 1,9 milioni».

MADE IN DETROIT
E' lo slogan con cui la Chrysler si è rilanciata dopo la crisi che l'aveva messa in ginocchio, ha ricordato il responsabile della marca, Al Gardner. Secondo il quale, la Chrysler deve deve identificarsi con il “Mainstream America”, puntando su modelli di qualità ma dal prezzo abbordabile. Obiettivo: in cinque anni arrivare a vendere 800 mila auto l'anno, contro le attuali 350 mila.

ALTRO CHE PASSAT
La prima stilettata “politicamente scorretta” dell'investor day di Fca l'ha tirata Tim Kuniskis, il capo della marca Dodge: «Nessun adolescente è cresciuto con il poster di una Volkswagen Passat attaccato sul muro in camera da letto», ha detto il puntuto Tim. Come dire che, invece, i manifesti delle Dodge pullulano, nelle stanzette dei giovani yankee innamorati dei motori. Le vendite Dodge sono aumentate del 133 per cento negli ultimi quattro anni. Grazie alla ricetta, secondo Kuniskis, composta da «Performance e stile aggressivo a un prezzo contenuto». E chissà a Wolfsburg, capitale dell'impero Volkswagen, quanti poster della Dodge avranno venduto...

QUINTETTO BASE
Olivier François, numero uno del marchio Fiat, gioca in difesa. Fa vedere i ritagli dei giornali in cui si ipotizza una marginalizzazione della marca e dice che una «razionalizzazione era necessaria!. Ma c'è lo zoccolo duro formato da sei modelli (Panda, 500, Freemont, Qubo e Doblò), su cui puntare. La Punto è un po' in mezzo al guado, visto che la sua erede non ci sarà, ma intanto si prepara a sbarcare negli usa la Punto Young, oltre che la Panda. Tra i pochi i numeri forniti dal manager, spiccano le 700 mila unità annue che è convinto di poter mantenere per i prossimi cinque anni, sul mercato europeo.

IL BISCIONE NELLO SCANTINATO
Harald Wester è alla guida del marchio che più deve rimontare: l'Alfa Romeo, nel 2013, ha venduto meno di centomila vetture. «Dobbiamo recuperare il terreno perso contro i marchi tedeschi», sostiene. E non intende certo Volkswagen, quanto piuttosto il tris delle meraviglie Audi-Bmw-Mercedes. Un'impresona, bisogna ammetterlo. «Ci stiamo lavorando nei sotterranei dell'azienda e chiamiamo “puzzole” i tecnici che stanno progettando il nostro futuro». Se l'Alfa risorgerà davvero, come speriamo, questo intervento di Wester passerà alla storia, davvero. «Lavorano di nascosto, senza finestre, sottoterra. Sono duecento e saliranno a seicento l'anno prossimo e sono del tutto indipendenti dal resto del gruppo». Il lavoro dei carbonari dell'Alfa Project inizierà a trasformarsi in realtà nella seconda parte del 2015. La road map dei carbonari di Herr Wester prevede otto nuovi modelli entro il 2018. E sia le auto che i motori (a 4 e 6 cilindri, con potenze da 150 a 500 cavalli), saranno tutti assolutamente italiani, promette il manager tedesco.

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