
Il banchiere vicentino, classe 1937, a quanto pare non si sente ancora pronto per la pensione. Il suo mandato scade nel 2016, ma di recente, a una domanda sul possibile cambio della guardia, il diretto interessato si è schermito dicendo: «Dipende dalla salute, e dal consenso dei soci». Del resto il consiglio della Popolare di Vicenza non pare esattamente il posto più accogliente per i giovani in carriera. L’età media degli amministratori supera ?i 63 anni. Gli ultrasettantenni rappresentano un terzo dei 18 componenti del board. Tra loro c’è anche il vicepresidente Andrea Monorchio, classe 1939, l’ex ragioniere generale dello Stato che dal 2002, quando è andato in pensione, ha collezionato incarichi pubblici e privati. L’altro vicepresidente Marino Breganze, 67 anni, siede in consiglio dal lontano 1986 ed è anche presidente di Banca Nuova, la controllata del gruppo con sede a Palermo.
Nel collegio sindacale, poi, l’inamovibilità sembra la norma. L’organo di vigilanza è composto per due terzi da professionisti (Giovanni Zamberlan e Giacomo Cavalieri) nominati la prima volta quasi trent’anni fa. Se a questo si aggiunge che Zamberlan, classe 1939, è anche sindaco di una società (Acta spa) controllata dalla famiglia del presidente Zonin, l’ombra del conflitto d’interessi si fa più che concreta.
C’è poi la questione dei compensi. ?A differenza delle banche quotate in Borsa, la Popolare di Vicenza non ha l’obbligo di pubblicare gli emolumenti assegnati a consiglieri e sindaci. In una nota di sintesi depositata in Consob ?si segnala però che gli amministratori ?si sono spartiti nel 2013 una torta di complessivi 4,7 milioni di euro. Tra le grandi Popolari solo Ubi banca ha speso ?di più per gli stipendi dei propri amministratori, 6,8 milioni. Quest’ultima però deve remunerare anche i 23 membri del consiglio di sorveglianza che si aggiungono ai nove amministratori. ?Totale 32 poltrone. A Vicenza invece ?sono 18 in tutto.