La società irlandese ha annunciato di non voler più cercare gas e petrolio davanti alle Isole dell'Adriatico. Motivazione ufficiale: il crollo del prezzo del greggio. Ma il dietrofront potrebbe essere stato incentivato anche dal governo italiano, spaventato dal referendum in arrivo

Esultano i comitati No Triv. Esultano i Verdi. Ed esulta pure Michele Emilano, governatore della Puglia e nemico giurato delle trivelle. Il motivo è la rinuncia a cercare idrocarburi davanti alle isole Tremiti da parte della Petroceltic, una piccola società petrolifera irlandese a cui, alla fine dell'anno scorso, il governo aveva concesso il contestato permesso di esplorazione.

La licenza prevedeva che Petroceltic potesse esplorare i fondali delle Tremiti per sei anni, pagando allo Stato italiano solo 1.900 euro ogni dodici mesi. Un affare, in teoria. E allora perché Petroceltic ha rinunciato? Nelle sue motivazioni l'azienda non ha fatto alcun riferimento alle proteste popolari. La spiegazione fornita è la seguente: sono trascorsi nove anni dalla presentazione della richiesta di esplorazione, e durante questo tempo le condizioni di mercato sono cambiate notevolmente.

Già, perché nel frattempo il prezzo del petrolio è crollato, dunque trivellare è diventato molto meno conveniente. Di conseguenza, ha scritto la società, è venuto meno «l'interesse minerario al predetto permesso».
 
TANTI DEBITI E POCO CASH
La scorsa settimana su questo giornale ci eravamo occupati proprio della Petroceltic. Leonardo Maugeri, ex manager dell'Eni e oggi docente ad Harvard, aveva spiegato che la società irlandese versa in condizioni finanziarie preoccupanti, con parecchi debiti da rimborsare a breve termine e scarsa disponibilità di cassa.

«Supponiamo adesso che Petroceltic trivelli in prossimità delle Tremiti e, per qualche ragione, le operazioni vadano male e ne derivi un danno ambientale. Chi paga?», si chiedeva Maugeri sottolineando il rischio di affidare le trivellazioni ad aziende piccole e poco solide dal punto di vista finanziario.
null
Ambiente, in Italia è rischio trivella selvaggia
5/2/2016

Fatto sta che Petroceltic ha rinunciato alle Tremiti e i No Triv per ora possono gioire. L'idea che le concessioni petrolifere debbano essere affidate solo a società solide, capaci di pagare in caso di danno ambientale, resta però aperta. La stessa Petroceltic, tanto per fare un esempio, sta attualmente trivellando in altre zone italiane: nel Mar Adriatico, davanti alle coste abruzzesi, e nella Pianura Padana, fra Piemonte a Lombardia. Su queste licenze non è stata annunciata alcuna novità, così come per i permessi di ricerca richiesti dalla Petroceltic nel Golfo di Taranto e nel Canale di Sicilia. Segno che forse, oltre al crollo del prezzo del greggio, sulla rinuncia ad esplorare i fondali delle Tremiti hanno pesato anche le critiche arrivate al governo italiano, che fra qualche mese dovrà affrontare il referendum anti-trivelle

L'edicola

Voglia di nucleare - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 28 marzo, è disponibile in edicola e in app