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Economia
marzo, 2016

Ecco perché la Germania non è più la locomotiva d'Europa

La cancelliera Angela Merkel
La cancelliera Angela Merkel

L'economista Marcel Fratzscher traccia un quadro fosco e preoccupante di una nazione sempre più ingiusta e per niente socialdemocratica. “In nessun altro Paese europeo le diseguaglianze nei patrimoni sono oggi così marcate: pochi super ricchi e tanti poveri destinati a rimanere tali”

La cancelliera Angela Merkel
Il 10 per cento delle famiglie più ricche dispone oggi in Germania di oltre il 60 per cento della ricchezza netta. Il numero dei miliardari è aumentato negli ultimi anni, ma la metà circa dei tedeschi meno abbienti non possiede né una casa né alcun tipo di patrimonio netto. Ed oltre il 15 per cento della popolazione, più di 12 milioni di tedeschi, vive già a rischio povertà. Un quadro fosco, preoccupante dell'economia e della società tedesca quello che traccia Marcel Fratzscher, direttore del prestigioso istituto economico Diw di Berlino, nonché consigliere di Sigmar Gabriel, il ministro dell'Economia della Merkel. Dai dati raccolti in “Verteilungskampf”, il suo libro ora dedicato alla “Lotta per la distribuzione”, emerge una Germania sempre più ingiusta, per niente socialdemocratica, e dilacerata da una serie di gravi diseguaglianze non solo sul fronte dei redditi e delle risorse, ma soprattutto nell'accesso al sistema scolastico e mobilità sociale. “Tante barriere e pregiudizi”, inizia a spiegare il 45enne Fratzscher a “l'Espresso”, “che pregiudicano nella Germania di oggi lo sviluppo in particolare sia delle donne che dei figli nelle famiglie più povere. Diseguaglianze che alla fine frenano la crescita dell'economia tedesca e la democrazia in Germania”.   

Eppure, se consideriamo il parametro del Pil, le esportazioni e una disoccupazione al 6 per cento, l'impressione è che l'economia tedesca sia salda e forte...
“Certo, se confrontiamo l'economia tedesca a quella italiana, la nostra oggi sta meglio ed è solida. In Germania abbiamo la metà della vostra disoccupazione; e quella giovanile è tra le più basse in Europa. Il Pil poi quest'anno crescerà dell'1,6 per cento; i salari sono aumentati l'anno scorso del 2 per cento, insieme alla creazione di 400mila nuovi posti di lavoro e a un reddito pro capite che oggi in Germania si aggira sui 40mila dollari. Ma questo è solo un volto dell'economia tedesca”.

L'altro qual è?
“Il fatto che in Germania la metà dei lavoratori ha subito negli ultimi 15 anni una perdita del potere d'acquisto dei salari. Mentre nello stesso periodo in nessun altro Stato europeo il 10 per cento della popolazione più abbiente ha accumulato patrimoni consistenti come qui in Germania. D'altro lato, e nonostante la crisi, negli ultimi 15 anni, l'economia francese è cresciuta del 3 per cento in più rispetto all'economia tedesca, e quella spagnola persino del 10 per cento. E ciò mentre dal 2000 ad oggi in Germania si allargava a dismisura la forbice tra ricchi e poveri, fra redditi alti e bassi e, tanto a sfavore del ceto medio che per le fasce più deboli, si cementavano opportunità di carriera e mobilità sociale. È questa sistematica distribuzione sempre più diseguale ed iniqua dei patrimoni, redditi ed opportunità sociali 'l'altro volto' che di fatto caratterizza oggi l'economia tedesca”.

Analizziamo i patrimoni: com'è distribuita nel 2016 la ricchezza nel Paese della Merkel?
“In nessun altro Paese europeo, le diseguaglianze nei patrimoni sono oggi più marcate che in Germania. Basti pensare che il 40 per cento delle famiglie tedesche non possiede quasi nessun patrimonio netto o, per esempio, che solo il 40 per cento dei tedeschi possiede un immobile. Dall'altro lato della scala sociale invece, registriamo che il 10 per cento dei più ricchi dispone oggi di oltre il 63 per cento del patrimonio netto in Germania. I 'supericchi' tedeschi vantano quindi la maggiore concentrazione di ricchezza in tutta Europa, tanto che nella lista Forbes i miliardari in Germania sono aumentati negli ultimi 15 anni. Con il triste risultato che i forti dislivelli nella distribuzione dei beni e patrimoni rendono la Germania di oggi molto più simile agli Usa”.

In compenso, dal 1990, non c'è mai stato tanto lavoro in Germania e meno disoccupazione...
“Già, ma non dimentichi che, dal 2005, dalle riforme cioè del welfare e del mercato del lavoro, i posti di lavoro precari e part-time sono aumentati notevolmente anche in Germania. Il lavoro sempre più instabile o il 'salario minimo' da 8,50 euro l'ora riguardano persone prive di qualificazione, che non hanno terminato o avuto accesso agli studi; e mostrano quindi la parte della società tedesca esclusa dalla mobilità. Una vera economia sociale di mercato dovrebbe offrire qualcosa in più della precarietà o un assegno di disoccupazione ai più giovani”.

Le donne hanno le stesse chance degli uomini sul mercato del lavoro tedesco o anche in Germania pagano un 'Gender-Gap'?
“Anche rispetto alle donne il mercato del lavoro in  Germania è molto più discriminatorio che, ad esempio, nei paesi scandinavi. A pari qualificazione, oggi le donne guadagnano in media in Germania il 39 per cento in meno degli uomini per lo stesso lavoro. Le donne si scontrano con un enorme Gender Gap sul mercato del lavoro tedesco, sebbene alle università, e da anni, abbiano seminato gli uomini”.

Veniamo alla terza diseguaglianza, la mancanza di pari opportunità culturali. Come e quando si manifestano queste barriere nella società tedesca?
“Si manifestano già con il semplice fatto che il 70 per cento dei figli di coloro che hanno una laurea va all'università  in Germania, mentre appena il 20 per cento dei figli dei lavoratori arriva ad immatricolarsi. E questo è solo il risultato di una serie di handicap che partono sin dai primi giorni di vita, dagli asilo nido e dal tipo di scuole a cui i figli dei meno abbienti hanno accesso in Germania. Col risultato che oggi chi ha la sfortuna di nascere povero ha molte probabilità di morire povero in Germania”.

Sta dicendo che nel 21° secolo il destino dei lavoratori tedeschi è segnato dai primi giorni di scuola?
“Sto dicendo che per quanto concerne asili nido e scuole a tempo pieno, l'offerta e qualità in Germania sono al di sotto della media dei Paesi-Oecd e delle potenzialità del nostro Paese. Specie nei primi e decisivi 10 anni di vita, i figli delle famiglie più deboli si ritrovano davanti nel percorso scolastico tedesco delle barriere più alte di quelli nati in famiglie più ricche. Ed è proprio da questa diseguaglianza nel libero sviluppo culturale del singolo che sorgono le ricadute più negative per le prestazioni dell'intera economia tedesca”.  
   
È possibile quantificare quanto queste barriere e freni siano sinora costati all'economia tedesca?
“Secondo uno studio dell'Oecd, la forte diseguaglianza nei redditi, patrimoni e nella mobilità sociale ha significato per l'economia tedesca negli ultimi 20 anni una perdita di almeno 6 punti percentuali del Pil. Purtroppo questa 'forbice' sempre più aperta nella distribuzione di redditi e patrimoni non si è spalancata solo in Germania, ma è un trend negativo che segna l'economia e società di tutti i Paesi dell'eurozona”. 

Con la differenza che una Germania con un'economia sempre più 'diseguale' frena l'intera Europa...
“Ripeto, anche se l'economia tedesca continua ad esser stabile, la Germania degli ultimi 20 anni di fatto non è stata la locomotiva d'Europa. Uno dei fattori che ha più rallentato l'economia tedesca è per l'appunto la disparità sociale negli accessi alla cultura e la carenza di investimenti nel sistema scolastico“. 

L'ideale del “benessere per tutti” predicato negli anni '50 dal ministro e cancelliere Ludwig Erhard è scomparso per sempre dalla Repubblica Federale della Merkel?
“Nella Germania del 2016 si allarga la sacca dei precari e dei 'dimenticati', dipendenti dalle iniezioni di un welfare a sua volta sempre più burocratico ed inefficiente. Già per questo la nostra economia sociale di mercato è fallita da tempo, anche se noi tedeschi siamo troppo orgogliosi per ammetterlo”.

Le cause di questo fallimento, oltre alla forbice dei redditi e alle barriere negli studi, quali sono? Che ruolo hanno le tante piccole e medie aziende a conduzione familiare, i veri Champions del 'made in Germany'?
“Una delle caratteristiche del sistema industriale tedesco sono le tante aziende, alcune all'avanguardia mondiale nel loro settore di nicchia, tradizionalmente a conduzione familiare. Basti pensare che delle 300 più grandi ditte tedesche, oltre 100 sono imprese familiari. Ma la crisi dell'economia tedesca non si risolve certo subissando di tasse le aziende o i più ricchi, ma sbloccando le diseguaglianze che congelano i redditi e le opportunità di carriera del 40 per cento dei tedeschi privi di risorse”.

Il governo di Berlino ha già introdotto il salario minimo, pensioni a 63 anni e 'quote rosa' nei consigli di sorveglianza delle imprese: la cancelliera Merkel fa abbastanza per smantellare le diseguaglianze che minano la produttività tedesca?
“Il governo di Berlino sbaglia limitandosi a distribuire ai tedeschi quei regali elettorali, come la pensione a 63 anni, a chi ha potuto versare contributi per 45 anni. In Germania occorre prima di tutto investire molto di più in cultura e nei sistemi scolastici. Soprattutto poi nelle infrastrutture di un Paese rimasto per 20 anni fermo e che ora rischia di perdere in competitività. Da questo punto di vista è curioso che il governo di Berlino sproni tanto spesso voi italiani a realizzare quelle riforme strutturali che scorda poi di realizzare qui in Germania!”.

Il pareggio di Bilancio predicato instancabilmente dal ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble servirà a risolvere le diseguaglianze nella vostra economia e società?
“L'ossessione dello 'schwarze Null', dello Zero nei conti dello Stato è un obiettivo a cui mirare se la congiuntura tira. Lo Stato deve cioè abbattere i debiti quando l'economia fila. Ma non è certo un fine in sé, né un feticcio a cui immolarsi nei tempi di crisi, in cui invece congiuntura ed economia vanno sostenute. Come in questo momento in cui è urgente integrare un milione di profughi nel mercato e società tedesca. Anche per questo sono ora urgentemente necessari più investimenti in cultura ed infrastrutture, se non vogliamo che le paure dei tedeschi aumentino e con loro l'avanzata di populisti e demagoghi”.    

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