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Economia
aprile, 2017

CarispCesena, così Banca d'Italia ha chiuso gli occhi sul disastro

bankitalia, banca d'italia
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L'accusa arriva dai risparmiatori dell'istituto. E le carte lo dimostrano: la vigilanza aveva in mano i documenti da cui emergeva lo stato dei conti. Ma il piano per salvare la situazione dal tracollo è stato un flop

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«Banca d’Italia sapeva». È l’accusa di Davide Fabbri, portavoce del Comitato difesa risparmiatori di Cassa di risparmio di Cesena, salvata dal crack nel 2016 con un aumento di capitale da 280 milioni sottoscritto dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. Sapeva eccome: nel 2015 (chiuso con 252 milioni di perdite a causa delle svalutazioni dei crediti deteriorati) la vigilanza aveva effettuato un’ispezione e le difficoltà della banca erano già note ai risparmiatori.

Racconta Franco Faberi, altro esponente del Comitato, comandante dell’Alitalia in pensione e piccolo azionista danneggiato: «Fino all’assemblea del febbraio 2016 i vertici ?di CariCesena assicuravano che tutto andava bene, mentre ?noi eravamo a volantinare all’esterno, chiedendo spiegazioni sui crediti deteriorati che nel 2015 avevano raggiunto gli 1,3 miliardi, il 35 per cento dei crediti totali alla clientela».

La banca è stata travolta dall’eccessiva esposizione verso società immobiliari cadute in dissesto. Aggiunge Fabbri: «Sono stati concessi decine e decine di milioni a gruppi locali, alcuni vicini al Pd, come Isoldi, Madonnina, Querzoli. Queste società hanno continuato a ricevere prestiti anche quando erano ?già in concordato preventivo, a un passo dal fallimento».

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Al termine dell’ispezione del 2015, Bankitalia sembrava ?certa di poter salvare CariCesena con un duplice aumento ?di capitale: uno di 50-70 milioni riservato ai soci romagnoli ?e uno riservato a un “cavaliere bianco”, probabilmente Crédit Agricole-Cariparma, che avrebbe dovuto apportare altri 100-120 milioni. Per realizzare questo piano, nel febbraio 2016, era stata chiamata a presiedere la banca Catia Tomasetti, presidente di Acea di Roma e partner dello studio legale milanese Bonelli, Erede, Pappalardo. A caldeggiarne la nomina era stato il democratico Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, originario del luogo.

Poi i conti di CariCesena sono precipitati: è intervenuto il Fondo interbancario dopo avere modificato il proprio statuto, costituendo lo “schema volontario di intervento”, e a fine settembre 2016 la Tomasetti ha rassegnato le dimissioni con altri sei amministratori. Da quel momento la crisi è esplosa. Le Fondazioni bancarie di Cesena, Faenza e Lugo, che avevano i due terzi del capitale della banca, si sono ritrovate con un pugno di mosche. Oggi detengono, insieme ai piccoli soci, il 5 per cento. Il 95 per cento fa capo al Fondo interbancario. Al 31 dicembre 2016 le perdite sono scese ?a 66 milioni imputabili a oneri straordinari per interventi ?di efficienza, per l’uscita volontaria di 156 persone ?e per la chiusura di 27 filiali.

Nel frattempo è terminata l’inchiesta giudiziaria con cui la Procura di Forlì ha chiesto nella prima decade di aprile il rinvio a giudizio di tredici persone (ex amministratori, ex sindaci ed ex dirigenti, oltre alla stessa CariCesena) accusate di avere rappresentato in modo non veritiero le sofferenze di Isoldi immobiliare nel bilancio 2012 della banca. Il Comitato difesa risparmiatori ha depositato centodieci istanze di persone offese che si costituiranno parte civile nel processo.

«Parallelamente», conclude Fabbri, «stiamo preparando un esposto per altri fatti, successivi al 2012. Ne cito solo uno: abbiamo scoperto che due componenti del vecchio Cda sono riusciti a vendere tutte le loro azioni, ricavandoci 500mila euro a testa, proprio nel periodo in cui gli altri azionisti cercavano affannosamente di disfarsene senza riuscirci».

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