Il Paese reale

In Italia il lavoro aumenta. Ma non per i giovani. Che si sono stufati di regalare il loro tempo

Basta vivere per lavorare, si lavora per vivere. Dall'analisi del Censis si capisce che il cambio di prospettiva è netto

di Chiara Sgreccia   26 gennaio 2024

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Lavoratori giovani

In Italia non ci sono mai stati così tanti occupati. Come si capisce dall’ultimo rapporto Censis, da quando la ripresa post Covid è iniziata a oggi, il numero di persone entrate a far parte del mercato del lavoro è progressivamente salito, passando dai 22 milioni di persone di luglio 2020 a oltre 23 milioni e 700mila di novembre 2023. Cresce sia l’occupazione dipendente, sia quella indipendente. Ma soprattutto ad aumentare è il numero di chi è over 50 e trova un’occupazione: negli negli ultimi 10 anni sono cresciuti di 2,7 milioni. I giovani che lavorano, invece, chi ha tra i 15 e i 34 anni, si sono ridotti di 360 mila unità dal 2012 al 2022.

 

Il dato è il risultato di più fattori, come il calo della natalità e la tendenza degli under 30 a lasciare il Paese per cercare migliori condizioni di vita. Ma soprattutto è conseguenza dell’alto tasso di disoccupazione giovanile, che supera il 21 per cento. Facendo risultare l’Italia uno dei peggiori Stati nella classifica che l’Ocse ha redatto a fine 2023.

 

Così il mercato dell’occupazione diventa sempre più vecchio. Resta un modo per maschi - tra le oltre 12 milioni di persone che sono fuori pur essendo in età lavorativa (né sono occupati né cercano di farlo), 8 milioni sono donne. E risponde sempre meno alle esigenze concrete di chi ne fa parte: tre quarti degli italiani, il 76,1 per cento, condivide l’affermazione secondo cui «in Italia il lavoro c’è, ma si tratta di un lavoro poco qualificato e sottopagato». L’80 per cento vede nell’occupazione un fattore che, soprattutto in passato, ha portato a trascurare gli interessi personali tanto da portare il proprio benessere in secondo piano. Così oggi con fatica cede un’ora del proprio tempo libero al datore di lavoro: «Solo se il compenso è tale da giustificare la rinuncia», risponde più del 76 per cento dei giovani.

 

Basta vivere per lavorare. Oggi si lavora per vivere, il cambio di prospettiva è netto. Per il 62,7 per cento degli italiani il lavoro non è centrale nella vita. Chi ha un contratto come dipendente sostiene che «Il lavoro sia un diritto. Ma anche un contributo personale a qualcosa che supera i confini dell’ufficio e trova un riscontro anche nella collettività». Per il 43 per cento degli intervistati il lavoro è un fattore di indipendenza, a pensarlo sono soprattutto le donne.

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