L'allarme di Confindustria a qualche ora dall'annuncio di Trump: "I dazi faranno perdere all'Italia lo 0,4 per cento di Pil"

Orsini: "Se stasera verranno approvate barriere all’Europa sarà l’ennesimo stop alle nostre industrie e imprese". L'Anci: "I Comuni sono decisamente allarmati per le nuove tariffe"

Questa sera - 2 aprile - alle 22 ore italiane (le 16 negli Stati Uniti) Donald Trump annuncerà ammontare delle tariffe, beni coinvolti e Paesi colpiti. L’unica certezza sui dazi, secondo la governatrice della Banca centrale europea Christine Lagarde, è che “non saranno positivi”. Una stima dell’impatto che le nuove tariffe potrebbero avere sull’Italia la dà Confindustria, che a Roma ha presentato il rapporto di previsione-Primavera 2025, in occasione dell’evento “Energia, Green deal e dazi: gli ostacoli dell’economia italiana ed europea”. Secondo il centro studi dell’associazione degli industriali, lo scenario peggiore di un’eventuale escalation protezionistica che comporti l'imposizione di dazi del 25 per cento su tutte le importazioni statunitensi, comprese quelle dall'Europa, e del 60 per cento dalla Cina e l'applicazione di ritorsioni tariffarie sui beni di consumo Usa esportati, avrebbe un impatto negativo sul Pil italiano dello 0,4 per cento nel 2025 e dello 0,6 nel 2026.

I dazi peseranno come un "conflitto commerciale"

“Oggi sarà fondamentale capire cosa accadrà - ha detto aprendo i lavori il presidente di Confindustria Emanuele Orsini -. Non possiamo pensare che i dazi per noi non siano un problema. Se stasera verranno approvati dazi all’Europa sarà l’ennesimo stop alle nostre industrie e imprese. Faccio un paragone: è come se chiedessimo ai nostri ragazzi che ora sono in cassa integrazione di comprare una nuova auto, ma non hanno i soldi per farlo”. Per l’Italia, secondo i numeri del centro studi di Confindustria, nel 2024 l’export di beni negli Stati Uniti è stato pari a 65 miliardi di euro, oltre il 10 per cento del totale. Negli ultimi anni - tra il 2019 e il 2023 - l’export al di là dell’Atlantico è aumentato del 30 per cento, un incremento che ha spinto del 4,5 per cento le esportazioni totali italiane. La reintroduzioni di dazi al 25 per cento su acciaio e alluminio (entrati in vigore già dallo scorso 12 marzo), secondo le stime, porterà a un calo di circa il 5 per cento (ma con un impatto macroeconomico minimo, di circa il 0,02 per cento dell’export italiano di beni). Con l’incertezza ai suoi massimi storici, si legge nel rapporto di Confindustria, i dazi peseranno come “un conflitto commerciale”. L’America First Trade Policy della seconda amministrazione Trump “si annuncia più aggressiva e imprevedibile dell'approccio adottato nel primo mandato. Sarà cruciale - sottolinea Confindustria - avviare trattative con gli Usa per conciliare le esigenze reciproche”. Se con Trump il protezionismo ha rialzato la testa, l’associazione negli industriali sottolinea come le barriere commerciali fossero già state introdotte negli scorsi anni: dal 2022 ne sono state varate più di 3.400 ogni anno, 3.000 in più rispetto a quelle introdotte prima del 2020.

L'allarme dell'Anci

L’allarme per l’impatto che i dazi potranno avere sull’economia italiana è arrivato anche dall’Anci: “I Comuni sono decisamente allarmati per la misura dei dazi Usa. Mi riferisco in particolare a quegli enti locali sul ci territorio si trovano coltivazioni e prodotti Igp o Dopo con annesse aziende e società modello virtuoso del made in Italy - ha detto all’Ansa il vicepresidente dei sindaci italiani, Osvaldo Napoli, con delega alle Attività produttive, commercio e made in Italy -. Un calo drastico delle esportazioni può generare chiusure di fabbriche, licenziamenti e disagio sociale per centinaia di famiglie. Problemi che si scaricano in automatismo sui primi enti che si interfacciano con la gente che sono tutti i Comuni e le Regioni”.

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