Economia
16 gennaio, 2026Nel capoluogo lombardo c'è un residente ogni dodici che vanta un portafoglio ad almeno sei zeri, stando al rapporto di Henley & Partners pubblicato dal Sole 24 Ore. L'oasi dei super-ricchi accoglie i capitali, ma respinge chi non ne ha: un paradosso che ha portato alla crisi abitativa
Altro che Paperopoli. È Milano la capitale dei Paperoni veri: quelli in carne, ossa e patrimonio liquido. Un residente ogni dodici è milionario, sostiene l’ultima indagine di Henley & Partners con il Sole 24 Ore. In rapporto alla popolazione, il capoluogo lombardo supera persino New York e Londra. Tuttavia, mentre i capitali affluiscono, la città si restringe: per molti, sempre di più, Milano è diventata un posto dove investire, ma difficile da abitare.
Accoglienza milionaria
Circa 115 mila milionari con un portafoglio netto a sei o sette zeri, uno ogni dodici residenti. In termini assoluti, il capoluogo lombardo è “solo” undicesimo, ma nel rapporto tra ricchezza e popolazione (di cui si contano gli iscritti all’anagrafe, anziani e bambini inclusi) supera tutte le altre metropoli globali. A spingere Milano in cima alla graduatoria è una combinazione di fattori. L’attrattività internazionale dopo la Brexit, il ruolo di hub finanziario e, soprattutto, il regime fiscale agevolato per i grandi patrimoni. Che negli ultimi anni ha reso l’Italia - e Milano in particolare - una meta competitiva per i super-ricchi in fuga, ad esempio, da Londra, dove il rapporto è di un residente ogni 41. L'esodo di miliardari dall'isola britannica è dovuto alla progressiva abolizione del regime “non-dom”: prima, chi aveva il domicilio fiscale fuori dai confini, veniva tassato solo sui guadagni realizzati nel Paese.
Solo nel 2025, sono arrivati in Italia 3.600 nuovi milionari, quasi tutti stabiliti sotto la Madonnina. Hanno portato con sé oltre 20 miliardi di dollari di liquidità, immobili esclusi. Inoltre, insieme a Dubai e Miami, Milano è l’unica città nel report di H&P che si distingue nella previsione di “alta crescita” per i potenziali nuovi arrivi. Due i pilastri "dell’accoglienza" italiana: la flat tax agevolata (200 mila euro fino allo scorso anno) per chi trasferisce capitali in Italia e investe su immobili o finanza; le imposte di successione al 4%, sulla falsariga della Svizzera. Il salto di scala sta però nei super-ricchi. I centimilionari a Milano sono 182: quanto Los Angeles e Parigi, ma con una popolazione di gran lunga ridotta.
Cara casa... ed è subito emergenza abitativa
Il rovescio della medaglia è scritto nei prezzi del mercato immobiliare milanese. Che viaggia su una media di 6 mila euro al metro quadro, con punte oltre i 27 mila nelle zone di lusso. Anche le periferie, un tempo più accessibili, hanno visto aumenti superiori al 40% in dieci anni. Milano attira capitali ma respinge redditi medi (il “paradosso” raccontato dal Sole). Ha otto centri universitari e ospita più di 200 mila studenti. Eppure giovani, famiglie, lavoratori essenziali faticano a restare, spinti sempre più lontano dal centro e spesso fuori città.
E in un attimo il paradiso della liquidità rivela un'emergenza abitativa. Nell’area metropolitana, circa 60 mila persone attendono una casa popolare, mentre a livello nazionale le liste superano le 250 mila famiglie. Migliaia di alloggi pubblici restano però vuoti, perché non assegnabili: solo in Lombardia quasi 8 mila abitazioni rimangono sfitte per carenze manutentive, di cui circa 4 mila a Milano.
Il capoluogo, scrive il Sole 24 Ore, è diventato una città a due velocità. Il rischio, avvertono analisti e amministratori, è che il modello regga solo finché Milano resta appetibile per chi arriva da fuori, mentre chi la manda avanti ogni giorno – insegnanti, infermieri, lavoratori del commercio e dei servizi – viene espulso ai margini. Se non una Paperopoli, almeno una Milano per pochi.
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