Editoriale

L’effetto-Schlein non c’è stato: il centrosinistra non sa parlare al Paese

di Alessandro Mauro Rossi   1 giugno 2023

  • linkedintwitterfacebook

Le elezioni amministrative sono state un disastro per il Pd guidato dalla neosegretaria. Il partito non ha proposte credibili, non si è davvero rinnovato. Così, le classi deboli sono rimaste senza riferimenti certi. Mentre in Europa tira un forte vento di destra

Una volta tanto Matteo Salvini ne ha detta una giusta: «Un ottimo effetto Schlein». Naturalmente ottimo per lui e per tutto il centrodestra che ai ballottaggi ha completato l’operazione conquista dei capoluoghi di provincia dove ha vinto 9 a 3 strappando al centrosinistra i sindaci di Latina (al primo turno) e di Ancona e Brindisi al ballottaggio e ha confermato i Comuni di Sondrio, Treviso, Imperia (al primo turno) e la Toscana, ormai ex rossa: Massa, Pisa e Siena.

 

Il centrosinistra, dopo aver confermato al primo turno la guida dei Comuni di Brescia e Teramo, prende un brodino con la vittoria di Giacomo Possamai a Vicenza. Discorso a parte per Terni dove si sono scontrati due schieramenti di destra e centrodestra e dove ha vinto Stefano Bandecchi, patron della squadra di calcio, mettendo in fuorigioco l’ex sindaco di centrodestra. In Sicilia è andata anche peggio: Catania strapersa al primo turno, Ragusa nettamente a un civico di destra con centrosinistra non pervenuto, a Siracusa ballottaggio tra civici e centrodestra, a Trapani avanti il sindaco di centrosinistra ma grazie all’intervento delle truppe imboscate transfughe dalla Lega.

 

E dire che questa tornata elettorale avrebbe dovuto segnare in qualche modo, se non la rivincita, almeno la rinascita del centrosinistra. Invece è stato un mezzo disastro (se non tutto intero) per il Nazareno a guida Schlein. Possibile? Possibile. Se i sostenitori dell’effetto-Elly avessero letto bene i sondaggi sulle tendenze nazionali si sarebbero accorti che le percentuali stimate del Pd sono solo di qualche decimale sopra a quelle di prima, più i voti in arrivo da Articolo 1 (Speranza-Bersani) tornati a casa.

 

Il problema è che da quando è stata eletta segretaria Elly Schlein non ha inciso, non ha preso posizioni nette da segnare il cuore e lo stomaco degli elettori, ha cincischiato su più di un tema importante. Insomma, nell’immaginario collettivo il Pd è rimasto quello che era prima: tutto un barcamenarsi. Poi, peggio ancora, la base del Pd ha ingoiato a forza il boccone Schlein, ma non l’ha ancora digerito. Le alleanze con i 5 Stelle non hanno funzionato: un po’ per la concorrenza tra Schlein e Conte che si pestano i piedi su molti temi; un po’ perché i 5 Stelle sul territorio non sono assolutamente organizzati e hanno pochissimi dirigenti riconosciuti e riconoscibili. E poi, una volta gli astenuti (sempre di più) erano in maggioranza di centrodestra, oggi sono invece di centrosinistra perché le classi più deboli hanno perso i punti di riferimento.

 

Resta il fatto che il centrosinistra oggi non ha una proposta credibile per il Paese o quantomeno non è in grado di parlare agli italiani. A questo poi va aggiunto il vento di destra che sta soffiando in tutta Europa: non solo in Italia ma in Spagna, in Grecia e perfino in Danimarca e Finlandia. La prova del nove saranno le elezioni europee: lì niente coalizioni, si va con il proporzionale puro. Mentre Giorgia Meloni tesse alleanze in Europa (anche se non trova vita facile), per Schlein saremo già all’ultima spiaggia. Alle Europee non avrà la missione impossibile di vincere a tutti i costi ma dovrà almeno tenere botta: i riformisti sono sul piede di guerra e disposti ad aspettare fino alle candidature europee per una poltrona. Ma con un flop alle urne sarebbero già tutti con la valigia in mano.