Vincere a Marsiglia per vincere in Francia. Emmanuel Macron, in testa ai sondaggi per le presidenziali del 10 e 24 aprile, non ha ancora ufficializzato una candidatura che tutti danno per scontata. Ma ha già programmato per i primi di febbraio la visita nella capitale del Sud.
La seconda città francese sta assumendo un peso che va al di là dei suoi 870 mila residenti, con 510 mila votanti, in una campagna dove proprio Macron è il candidato più progressista fra chi ha chance di andare al ballottaggio nella deriva di una Francia che, secondo il sociologo Roger Sue, è «un Paese di sinistra che vota a destra».
Secondo le proiezioni del momento, dietro il presidente in carica ci sono Valérie Pécresse di Les républicains (Lr), il partito nato dalle ceneri dell’Ump di Nicolas Sarkozy, poi Marine Le Pen di Rn, l’ex Front national. I candidati di socialisti, ecologisti e France insoumise, in ordine sparso in fondo alla classifica, gareggiano a scansarsi dall’ingrato compito del perdente e si piazzano alle spalle anche di Éric Zemmour, che naviga intorno al quarto posto nelle previsioni di voto.
L’ex commentatore del quotidiano conservatore Le Figaro sta togliendo consensi ai lepenisti che nel Midi hanno molte delle loro piazzeforti elettorali e, senza avere mai governato, sono forti anche a Marsiglia. Nonostante le sue tradizioni social-comuniste e la presenza di forti comunità operaie, i portuali in primo luogo, il comune è tornato alla sinistra soltanto alla fine del 2020, per di più dopo un voto segnato da inchieste per brogli e seguito da un ribaltone interno degno di una puntata di “Marseille”. Nella serie tv il sindaco era Robert Taro, uomo della destra moderata interpretato da Gérard Depardieu. Oggi all’hôtel de ville c’è il molto meno dirompente Benoît Payan, socialista di 44 anni. Esponente di un partito in crisi profonda, Payan è arrivato alla fascia tricolore in modo rocambolesco. A giugno dell’anno scorso è diventato vicesindaco su indicazione della vincitrice delle comunali Michèle Rubirola, ecologista. Sei mesi dopo Rubirola si è dimessa per motivi di salute, ha ceduto la poltrona a Payan e adesso fa lei la numero due in giunta. Prima della coppia Payan-Rubirola, la destra aveva governato per venticinque anni mettendo a profitto il malessere sociale e il timore per uno sfondamento definitivo del lepenismo. Ma senza riuscire a dare un indirizzo preciso alla metropoli del Midi.
L’ultradestra continua a fare leva sulla sostituzione etnica, sugli scioperi della nettezza urbana, sullo spaccio di droga, sulla leggenda nera dei quartieri nord, quelli numerati dal 13° al 16° arrondissement, dove nel 2021 si è tornato a sparare quasi come ai tempi della “pègre”, la malavita dei fratelli Guérini, di Tany Zampa, di Jacky “il matto” Imbert, di Francis “il belga” Vanverberghe.
La figlia di Jean-Marie Le Pen, il legionario che a Marsiglia spopolava con il primo posto nella Presidenziale 1988 davanti a François Mitterrand e Jacques Chirac, sembra sempre sul punto di sfondare ma poi non passa. Convertita a toni più pacati, promette di raggiungere l’agognata integrazione reimmettendo nei ghetti «persone originarie del paese», perifrasi per indicare i discendenti dei gallo-romani. A sua volta Pécresse, pur di arrivare al ballottaggio, tenta il sorpasso a destra e promette di mandare l’esercito nelle periferie definite «zone di non Francia».
Infine Zemmour, dopo avere annunciato «la riconquista» di Marsiglia, non ha ancora intrapreso la sua campagna in città se non in occasioni poco pubblicizzate e fra i fischi dei comitati d’accoglienza antifascisti.
La battaglia di Macron si annuncia dura. Nell’ultima tornata elettorale in Provenza, le regionali di fine giugno 2021, i sostenitori lepenisti hanno portato Thierry Mariani a vincere il primo turno. Solo al ballottaggio Renaud Muselier di Les républicains ha sorpassato il rivale estremista, sfruttando la logica del male minore che si riproporrà all’elettore di sinistra nelle prossime presidenziali. Nei confini comunali, dove ha votato solo un marsigliese su tre, Mariani è stato al di sotto della sua media regionale in entrambi i turni. È un’indicazione favorevole per il presidente in carica. Macron potrebbe contare sulla paura del peggio che lo ha fatto prevalere su Le Pen cinque anni fa. Ma per vincere deve lasciare il segno sui marsigliesi com’è accaduto nella sua visita dello scorso settembre. Nato ad Amiens nel profondo Nord, Macron ha mostrato verve meridionale attaccando a fondo. Ha accusato il comune socialista di passare il tempo a litigare con la città metropolitana e con la giunta della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, entrambe in mano agli ex sarkozisti di Lr. Soprattutto ha messo sul piatto una lista di investimenti che vedono al primo posto per importanza strategica un pacchetto da 1,2 miliardi di euro destinato alle scuole cittadine, definite «la vergogna della Repubblica».
Finanziamenti pubblici e campagne elettorali vanno a braccetto dovunque. Ma con le scuole Macron ha toccato un tasto dolente. Gli istituti statali, spesso in condizioni di degrado terrificante, non riescono più a sostenere il carico di un progetto educativo di base che non solo disperde energie molto apprezzate nel Paese dell’Ena, del Politecnico e della scuola degli ispettori delle finanze dalla quale è uscito lo stesso Macron, ma diventano un ecosistema ideale per delinquenza comune e mafie. L’unica via è l’assimilazione che senza una scuola pubblica forte è impossibile in una città di frontiera, esposta al Mediterraneo, capace di cambiare volto di continuo e di trovarsi sempre un passo avanti rispetto alla programmazione politica, quando ce n’è una.
Lassismo e intolleranza sono diventate occasioni di consenso e per capirlo non serve andare nei quartieri nord. Basta scendere dalla stazione ferroviaria di Saint-Charles in direzione del Vecchio Porto attraverso il quartiere di Belsunce, nel primo arrondissement, il più centrale. Lungo i marciapiedi e nei bistrot frequentati da magrebini e turchi, rigorosamente maschi, il francese è una lingua minoritaria.
Nella crisi della politica riflessa dall’astensionismo, Marsiglia cerca da sola la strada fra vocazioni nuove e radici. Dai dock, che dal vecchio porto si spingono a nord fino al borgo dell’Estaque caro a Cézanne e a Braque, è visibile per molti chilometri di costa la Wonder of the seas, alta 64 metri sul livello del mare. La nave da crociera più grande del mondo (7 mila passeggeri e 2300 membri di equipaggio) è arrivata in novembre a Marsiglia dall’arsenale atlantico di Saint-Nazaire per le rifiniture. La consegna alla Royal Caribbean è prevista a fine gennaio per un valore complessivo dell’appalto superiore a un miliardo di euro.
Il lungomare verso sud, la Corniche Kennedy, è un cantiere aperto con i lavori iniziati quattro anni fa e in dirittura d’arrivo in maggio, mese che di solito si accompagna alla ripresa delle proteste dei residenti per l’assedio dei visitatori. La chimera del fatturato turistico, nonostante la pandemia, ha portato vicino alla gentrificazione la collina del Panier, il quartiere popolare dove è nato il poeta e noirista Jean-Claude Izzo.
I dati della stagione estiva sono stati salutati come i migliori dall’inizio della crisi sanitaria. Per il 2022 si prevedono nuove attrazioni. Dopo otto anni dovrebbe riaprire il museo di arte contemporanea (Mac). Fra le inaugurazioni figurano il nuovo mercato enogastronomico delle Grandes Halles sulla riva sud del Vecchio Porto e il parco urbano della Porte d’Aix, in una città che certo non soffoca nel verde. Le maggiori aspettative riguardano la Villa Méditerranée, costruita fra il Mucem (museo delle civiltà d’Europa e del Mediterraneo) e il Fort Saint-Jean su un progetto controverso dell’archistar italiana Stefano Boeri che risale al 2013. La struttura sarà utilizzata per immersioni sottomarine che consentiranno di ammirare una replica della grotta Cosquer e dei suoi dipinti parietali del paleolitico inghiottiti dall’innalzamento dei mari. Per il primo anno si stimano 800 mila visitatori di un museo che è piuttosto un parco a tema.
Ma la vitalità culturale della città è altrove. Con fatica per le restrizioni pandemiche un punto di riferimento per teatro, musica, danza si trova alla Friche, un ex complesso di manifattura tabacchi alla Belle de Mai, il quartiere simbolo delle successive ondate migratorie. Nei primi anni Novanta del secolo scorso i 45 mila metri quadrati della fabbrica dismessa sono stati occupati e gradualmente trasformati in uno spazio vivo che oggi ospita festival, archivi, stazioni radio, una libreria con caffè, uno skatepark.
Intanto nelle «zone di non Francia» continua la sperimentazione musicale che ha messo Marsiglia al centro della scena rap europea con i testi politici del rapper Soprano (Said M’Roubaba, di origine comoriana), quelli di Jul (Julien Mari, di origine corsa), che raccontano la vita dei quartieri difficili, e il “faraonismo” dei pionieri Iam guidati da Akhenaton alias Philippe Fragione. La città dell’inno nazionale continua a cercare nuovi accordi. Macron e i suoi avversari stanno correndo per unirsi al coro.