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Esteri
novembre, 2024

Il rancore terrorizza l’America

Gli odiatori sono bipartisan, eccitabili per qualunque ragione. Si scagliano contro i meteorologi o i familiari delle vittime di stragi nelle scuole. Crimini aumentati del 200 per cento

J​oshua Kemppanien aveva 22 anni e passava le sue giornate gironzolando per il piccolo villaggio di Quincy, Michigan, in sella a un quad. Nessuno gli dava troppa importanza. Jessica Flick, la proprietaria di un negozio di chincaglieria sul corso principale, se lo ricorda così: «Sembrava un bravo ragazzo, solo un po’ solitario. Lo vedevo spesso a cavallo di quel “coso”, mi chiedevo che lavoro facesse».

Joshua non faceva nessun lavoro. Trascorreva molte ore davanti al computer oppure a spasso sul suo quattro ruote rumoroso. Poi un giorno di luglio ha intercettato un pensionato che piazzava in giardino un cartello elettorale con la faccia di Trump e ha deciso di investirlo. Lo ha ridotto in fin di vita. Dopo il gesto folle ha proseguito la sua corsa una po’ sgangherata gridando come un ossesso, e compiendo atti vandalici contro simboli della campagna presidenziale repubblicana. Infine è tornato a casa e ha chiamato la polizia per confessare il suo crimine. Quando lo sceriffo ha raggiunto la casa di Joshua, quello si era sparato un proiettile in testa. Il vecchio fan invece di Trump se l’è cavata. La vicenda Joshua Kemppainen è stata derubricata come “crimine d’odio”.

Ci sono milioni di Joshua Kemppanien a zonzo per gli Stati Uniti d’America, a poco più di una settimana dal voto forse più importante della storia, non è un pensiero edificante. Ma il problema non sono i “Joshua” sciolti, la vera questione riguarda l’odio oggi diventato un fattore ordinario e del tutto accettabile nella contabilità strategica della campagna elettorale, forse la più importante di sempre. Evocare Hitler, definire un gruppo di immigrati stupratori o il tuo avversario un stupido, oppure accusare il tuo nemico politico di aver causato la morte di molte persone rifiutandosi di soccorrerle, sono espressioni abituali di un linguaggio proteso a scatenare le reazioni più viscerali e inconsulte. Sono campagna elettorale. Le conseguenze possono essere devastanti.

Ne sa qualcosa Robbie Parker, un fisiatra 40enne che una dozzina di anni fa accompagnò a scuola la sua piccola Emily, 6 anni, prima di recarsi al lavoro. Poche ore dopo, attraverso una sinistra routine alla quale l’America si è assuefatta, Robbie ricevette una chiamata dal locale distretto di polizia di Newtown, Connecticut. Lui come una ventina di altri genitori: «Mr. Parker, c’è un allarme nella scuola di sua figlia».

La scuola elementare Sandy Hook diventò così il macabro teatro del terzo più grave omicidio di massa compiuto negli Usa. Emily è tra le vittime di Adam Lanza, un 20enne senza lavoro né direzione, un altro Joshua Kemppainen qualunque, talento di ordinarietà la cui madre aveva definito solo un po’ irrequieto, negli ultimi tempi. «Si arrabbiava per cose stupide», avrebbe detto. Fu la prima ad essere abbattuta da Adam che lasciò sul terreno 27 vittime di cui 20 di età compresa tra i 5 e i 7, prima di spararsi al cervello. Sia Adam che Joshua non avevano precedenti penali.

Ma la parte meno pubblica e forse più raggelante di tutto ciò, è rappresentata da quel che è successo al povero Robbie Parker. Dopo aver letto in lacrime, alcune riflessioni sull’evento di Sandy Hook, di fronte a milioni di americani seduti davanti alla tv, il papà di Emily è diventato il bersaglio di una delle campagne d’odio più feroci degli ultimi anni.

L’orchestrale di questa ignobile iniziativa si chiama Alex Jones ed è un noto conduttore radiofonico e fondatore del sito cospirazionista InfoWars. Jones sosteneva che la strage fosse una bufala, che non fosse mai avvenuta e che i genitori dei bambini morti fossero in realtà attori pagati dall’amministrazione del presidente Barack Obama per attaccare la lobby delle armi. Le sue teorie complottiste hanno incendiato la destra estrema americana, costringendo Parker e altri genitori a cambiare Stato e vita per sfuggire alle persecuzioni. Lo scorso anno Alex Jones è stato condannato a pagare 1.473 milioni di dollari di risarcimento alle famiglie delle vittime della strage di Sandy Hook.In questi anni squadre di autorevoli psichiatri e criminologi si sono consumate la vista alla ricerca di una spiegazione razionale dentro all’ampia letteratura che coinvolge le decine di Adam e Joushua e Alex, che si sono fatti un nome andando in giro sparando proiettili (oppure fandonie) senza misericordia. I risultati sono ancora piuttosto scadenti. L’unico indiscutibile denominatore comunque? L’odio. Per qualcosa. Per qualcuno. Per se stessi.

Thomas Crooks, il tizio che ha sparato a Donald Trump mancandolo di un soffio nel luglio scorso, era una versione più datata e complessa di Joshua e Adam, ma pure Thomas sfugge alla catalogazione: non aveva ideologia a sostenerlo, lo si poteva definire repubblicano quanto democratico. Di fatto era solo un tizio corroso dall’odio e in possesso di un’arma automatica molto potente. Miscela micidiale.

L’ultima surreale frontiera è stata attraversata di recente in concomitanza con l’arrivo negli Stati Uniti di due uragani poderosi, Helene e Milton. La forza di tali fenomeni atmosferici è senza precedenti per questa parte della stagione e la cosa, secondo gli scienziati, ed è attribuibile ai cambi climatici in atto.

Katie Nikolaou, meteorologa del Michigan, ha ricevuto minacce di morte dopo aver spiegato con dovizia di dati scientifici, come certi uragani, oltre che imprevedibili, possano trasformarsi in letali. L’ha presa bene: «Possono anche uccidere i meteorologi, di certo non li aiuterà a mettersi al riparo dagli uragani».

Michael Flynn – coadiuvato da Marjorie-Taylor Green – due sostenitori appassionati di Donald Trump, negazionista del cambio climatico –hanno lanciato da tempo la teoria della Weather Manipulation, ovvero sostengono che tifoni e trombe d’aria possano essere manipolati a piacimento dei democratici, per danneggiare le aree ad alta densità repubblicana. La Fema, la protezione civile americana, sempre secondo Flynn, sarebbe piena di infiltrati pro Kamala Harris che toglierebbero fondi alle famiglie colpite dal maltempo, per girarli alle associazioni criminali che aiutano gli immigrati clandestini ad entrare negli Usa.

Dal 2020 a oggi – dopo gli sciagurati disordini a Capitol Hill – i numeri di violenze politiche legate ad atti di odio, sono aumentati negli Usa del 200%. Se ne contano circa 300, 93 nel 2020 soltanto, anno elettorale. Quest’anno siamo a quota 60, manca però ancora il voto. Sempre secondo la statistica dell’agenzia Reuters, dal 1970 a oggi mai si erano verificati tanti incidenti legati ad una più generica definizione di incitamento all’odio.

Come se già non bastassero i sondaggi così poco definiti a lasciare il mondo col fiato in sospeso, in America a mantenere l’opinione pubblica in bilico ci sono pure i Joshua e gli Adam sparpagliati nel Paese come fantasmi, cellule dormienti capaci potenzialmente di scatenare l’inferno a ridosso del 5 novembre. Magari prendendo a pistolettate un meteorologo se quel giorno ci sarà la grandine, come se davvero il maltempo potesse essere una cosa di destra oppure di sinistra. Una volta avremmo detto che di certo è arrivato il momento di abbassare i toni. La sensazione è che quel momento sia passato da tempo.

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