Giovani
17 febbraio, 2026Articoli correlati
I dati del report di Svimez tracciano il quadro di un'Italia divisa in due: Basilicata e Molise in testa alla classifica con picchi del 74% e del 56% nei tassi di uscita
La fuga dal Mezzogiorno non aspetta più la laurea. Comincia prima, già al momento dell’immatricolazione. Nell’anno accademico 2024/2025 quasi 70 mila studenti meridionali – su circa 521 mila complessivi – risultano iscritti in un ateneo del Centro-Nord: oltre il 13% del totale. La quota sale fino al 21% tra chi sceglie corsi Stem.
Sono i numeri del rapporto “Un Paese, due emigrazioni” della Svimez, presentato in collaborazione con Save the Children, che fotografa un’Italia spaccata lungo la linea della formazione e del lavoro qualificato.
La mobilità “anticipata” risponde a una logica precisa: avvicinarsi ai mercati del lavoro più dinamici. Tra i laureati che conseguono il titolo in un ateneo del Centro-Nord, l’88,5% risulta occupato nella stessa macro-area a tre anni dalla laurea. Per chi si laurea nel Mezzogiorno, invece, meno del 70% trova lavoro nei territori di origine.
Numeri che cambiano di Regione in Regione.
Campania e Sicilia generano da sole quasi la metà del flusso in uscita. Sul versante opposto, la Lombardia si conferma la regione più attrattiva, seguita da Emilia-Romagna e Lazio.
Il divario di attrattività tra atenei resta marcato. Nell’anno accademico 2024/2025 gli immatricolati nelle università del Mezzogiorno sono passati da 92mila a 94mila rispetto al 2023/2024. Una crescita che non impatta su una forbice che resta comunque molto ampia. Nel Centro-Nord l’incremento va infatti dai 219 mila a 220 mila immatricolati.
A spostarsi dal Sud per iscriversi a una laurea triennale o a ciclo unico in un ateneo del Centro-Nord sono stati circa 17 mila giovani, pari al 15% delle matricole meridionali. Un dato in calo rispetto ai 20 mila dell’anno precedente (19%) e il valore più basso dal 2010. Una contrazione che può indicare una maggiore capacità di attrazione degli atenei meridionali oppure una minore propensione alla migrazione anticipata, legata alla ridotta capacità di spesa delle famiglie.
Basilicata e Molise registrano i tassi di uscita più elevati: 74% per la Basilicata (equamente ripartito tra Centro-Nord e altre regioni del Sud) e 56% per il Molise, di cui il 35% verso il Centro-Nord. Calabria (27%) e Puglia (23%) mostrano tassi più contenuti e in diminuzione rispetto al 2010/2011. La Campania presenta il tasso di uscita più basso del Mezzogiorno (12%), su livelli simili a regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, con la differenza che una quota (3%) si dirige anche verso altre regioni meridionali.
Tra il 2000 e il 2024 circa 580 mila laureati residenti in Italia si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centro-Nord. In senso inverso si sono mossi circa 200 mila laureati. Il saldo netto supera le 280 mila unità nell’intero periodo, con una media di 15mila laureati l’anno, salita a 23 mila nel quinquennio 2020-2024.
La perdita cumulata, stimata in termini di costo di formazione dei laureati che hanno maturato il proprio capitale umano nel Sud e poi si sono trasferiti altrove, ammonta a 116 miliardi di euro nel periodo considerato: circa 4,6 miliardi l’anno, che diventano oltre 6,8 miliardi medi annui nell’ultimo quinquennio.
Sul fronte estero, tra il 2001 e il 2023 i laureati meridionali espatriati sono oltre 106 mila, a fronte di circa 48 mila rientri, con un saldo negativo vicino alle 60 mila unità. La perdita, in quanto a costi di formazione, è stimata in circa 16 miliardi di euro. In totale, tra il 2020 e il 2023 il saldo medio annuo con l’estero è pari a circa 4.200 laureati in meno, per un costo di circa 1,2 miliardi di euro l’anno.
Il rapporto segnala anche la crescita della mobilità “sommersa” degli anziani: i cosiddetti “nonni con la valigia”, formalmente residenti al Sud ma stabilmente al Centro-Nord, quasi raddoppiati tra il 2002 e il 2024, da 96mila a oltre 184mila.
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Una fuga silenziosa, inarrestabile, che nasce non da un desiderio ma da una necessità", ha commentato Marco Sarracino, responsabile Coesione territoriale, Sud e aree interne nella segreteria nazionale del Pd, parlando di "emergenza nazionale" e di "emorragia demografica" che rischia di condannare intere aree del Paese all’abbandono.
La fotografia scattata dai dati di Svimez racconta un fenomeno strutturale: la mobilità giovanile dal Mezzogiorno non è più solo una scelta post-laurea, ma un processo che inizia sempre prima, e che non si interrompe neppure dopo. È così, che si continua a ridisegnare la geografia delle opportunità in Italia.
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