Faceva freddo la sera del 4 aprile 1968 a Memphis, Tennessee. Il pastore King era nella sua stanza, la 306 del Lorraine Motel, al numero 450 di Mulberry Street, accanto al fiume Mississippi. Un albergo degli anni Venti, modesto, molto americano, due piani, le porte verdi che davano sul parcheggio. Ed era lì che lo aspettavano, i suoi assassini. È bastato che lui uscisse sul balcone perché partisse il colpo dal fucile. Il Gandhi americano, l’hanno chiamato dopo. Perché, come il leader indiano, anche Martin Luther King credeva nella lotta pacifica e nonviolenta contro tutte le discriminazioni - non solo quelle etniche. Così come credeva nell’essere umano e in ogni essere umano vedeva una luce che bisogna soltanto accendere. Mezzo secolo dopo, il messaggio di Martin Luther King vale per i suoi contenuti politici ma anche per il suo approccio umanistico e universale, così lontano dallo spirito impaurito e aggressivo del nostro tempo