Anche i super-ricchi con i soldi nei paradisi fiscali possono essere smascherati e costretti a pagare le tasse. Lo dimostrano i risultati dell’inchiesta giornalistica Panama Papers, che ha permesso a diversi Stati nazionali di recuperare più di un miliardo e 300 milioni di dollari, finora, da migliaia di evasori che avevano tesori nascosti in anonime società offshore. In Italia l’Agenzia delle Entrate ha già riscosso oltre 64 milioni di euro e avviato altre 270 istruttorie fiscali. Panama Papers è il nome di un’inchiesta coordinata dall’International Consortium of Investigative Journalists (Icij), che ha unito i giornalisti di più di cento testate di tutti i continenti, tra cui L’Espresso in esclusiva per l’Italia. I cronisti hanno avuto accesso agli atti (ottenuti da due reporter tedeschi) di circa 215mila società offshore, costitute dallo studio Mossack Fonseca con base a Panama City. Gli articoli pubblicati a partire dal 3 aprile 2016 hanno scoperchiato le tesorerie segrete di imprenditori, politici, capi di Stato e di governo, stelle dello sport, dell’arte e dello spettacolo, criminali e trafficanti di droga. In quelle carte L’Espresso ha trovato oltre 800 offshore intestate a soggetti italiani, tra cui diversi tesorieri di boss mafiosi.
Lo scandalo ha portato all’apertura di indagini in decine di nazioni. Ora, una trentina di cronisti ha chiesto alle varie autorità fiscali di quantificare le somme incassate in ogni Paese. Le risposte sono molto differenti e permettono di misurare e confrontare l’efficienza e trasparenza dei diversi sistemi legali. La premessa di Icij è che «l’importo globale di 1,3 miliardi è largamente sottostimato»: migliaia di procedimenti devono ancora concludersi e molti Stati non hanno fornito i dati. Le risposte più complete sono arrivate dalle maggiori democrazie europee (con le cifre riscosse fino al 2022, convertite in dollari dal consorzio): la Francia ha incassato oltre 272 milioni, la Svezia 237, la Spagna 175, la Germania più di 100 (ma quest'ultimo è un dato parziale, limitato ad alcune regioni).
Gli Stati Uniti non hanno fornito informazioni: l'amministrazione Trump non ha dato alcuna risposto alla richiesta legale (Foia) del consorzio Icij. In Russia i Panama Papers avevano svelato le società offshore degli oligarchi più potenti e perfino i tesori segreti (almeno due miliardi di dollari) intestati all'amico più fidato di Vladimir Putin, il violoncellista Sergey Roldugin, considerato in realtà un fiduciario-prestanome del presidente. A Mosca, dove la magistratura non è indipendente dal governo, non risulta però avviata alcuna indagine. In India, le autorità centrali dichiarano che le indagini collegate ai Panama Papers hanno fatto emergere ricchezze nascoste per 1,6 miliardi, ma finora il fisco ha riscosso solo 17 milioni. I risultati maggiori sono attesi in Cile, dove il governo in carica ha avviato azioni di recupero per un miliardo e mezzo di dollari, richiesti in particolare alla multinazionale delle materie prime Glencore, che sta però contestando l’accusa nei tribunali.
A Roma l’Agenzia delle Entrate ha fornito a L’Espresso dati completi e aggiornati fino al marzo scorso: l’Italia ha finora incassato 64 milioni e 380mila euro dagli evasori scoperti con i Panama Papers, una somma destinata a crescere quando verranno definiti altri 209 avvisi di accertamento e 61 atti di contestazione emessi negli ultimi cinque anni.
I dati confermano però anche i difetti del sistema italiano, come le leggi-vergogna sulla prescrizione: il termine-capestro di estinzione delle accuse, scaduto il quale i colpevoli non sono più punibili. In Italia questo tempo-limite dura pochissimi anni. In tutti gli altri Paesi civili le autorità fiscali hanno molto più tempo per colpire gli evasori. La nostra Agenzia delle Entrate ha infatti recuperato gran parte dei soldi nei primi cinque anni di indagini, dal 2016 al 2020: dal 2021 in poi, ha incassato solo 7,7 milioni. Nello stesso periodo la Svezia ne ha incamerati più di 200; il Belgio è passato da 18 a 42, l’Olanda è salita a 30, mentre la Francia ha riscosso altri 60 milioni. Tasse non pagate, che in Italia sono rimaste in tasca agli evasori con le offshore.