Innovazione
29 gennaio, 2026Un Made in Italy che non ti aspettavi. L’Italia emerge come uno dei pilastri industriali europei della robotica, come rivela il Brief “La robotica come leva strategica per l’Europa e il ruolo chiave dell’Italia” firmato Cdp
Dimentichiamoci il Paese di pasta, pizza e mandolino. L’Italia si impone a livello globale giocando su leve strategiche che parlano il linguaggio dell’innovazione: competitività economica, autonomia tecnologica e sostenibilità dei sistemi produttivi avanzati. È questa la tesi centrale del Brief “La robotica come leva strategica per l’Europa e il ruolo chiave dell’Italia”, elaborato dalla Direzione strategie settoriali e impatto di Cassa depositi e prestiti (Cdp), fotografia di un settore in rapida accelerazione di cui lo studio analizza implicazioni industriali, tecnologiche e geopolitiche.
Guardando ai numeri globali, la Robotica ha generato scambi internazionali per un valore di 80 miliardi di dollari e l’Unione europea risulta il primo esportatore mondiale e secondo importatore, sul podio dove svettano gli Stati Uniti. Il posizionamento europeo parla di una specializzazione precisa lungo la catena del valore: Europa e Giappone presidiano i segmenti a più alto contenuto tecnologico - il super assemblaggio - mentre Cina e Stati Uniti fanno la differenza nell’ambito produttivo.
E l’Italia, a sopresa per alcuni, si piazza fra i pilastri industriali europei della robotica: secondo produttore di robot industriali nell’Ue - un quarto della produzione globale – rappresenta il secondo mercato europeo per numero di installazioni, con oltre 10 mila robot industriali attivi, circa il 14% del totale europeo.
I numeri dell’export collocano l’Italia al sesto posto mondiale: tre miliardi di dollari di esportazioni nel 2024 e un avanzo commerciale di 360 milioni, segnale di una filiera competitiva anche sui mercati internazionali. In un momento in cui l’economia e la finanza globale risentono degli instabili equilibrii geopolitici, il comparto della robotica si assesta solido, sostenuto anche da un tessuto produttivo articolato. Il Report lo racconta in numeri: il comparto manifatturiero conta 650 imprese specializzate e circa 12 mila addetti diretti – presenti prevalentemente al Nord Italia - operanti in territori dove le competenze meccaniche si integrano con quelle elettroniche e digitali. La ricerca rappresenta un altro pilastro strategico: tra il 2019 e il 2023 l’Italia è stata quarta al mondo per numero di pubblicazioni scientifiche sulla robotica avanzata e prima in Europa, con una quota del 4,2%. Sono 526 i brevetti registrati tra il 2013 e il 2022, il Paese è terzo in UE e tra i primi dieci a livello globale.
I robot odierni non assomigliano molto al modello immaginato da Azimof. L’innovazione ha infatti creato una nuova generazione di robot, con sistemi sempre più autonomi, adattivi e capaci di interagire con l’ambiente e con l’uomo, grazie all’integrazione dell’intelligenza artificiale ‘embeddata’ nei sistemi fisici, soluzione che amplia gli ambiti applicativi ben oltre l’industria manifatturiera, coinvolgendo logistica, sanità, agricoltura, assistenza alla persona e sicurezza.
Le ricadute potenziali sul sistema economico e sociale europeo sono rilevanti. Secondo CDP, la robotica avanzata può contribuire a compensare la riduzione strutturale della forza lavoro – anche dovuta all’invecchiamento della popolazione - stimata in circa 2 milioni di occupati in meno ogni anno nell’UE fino al 2040. Le tecnologie robotiche rappresentano anche uno strumento chiave per rafforzare autonomia strategica, sicurezza economica e capacità di reshoring delle filiere produttive
Ma non è tutto oro quello che luccica, e il quadro complessivo non è privo di criticità: l’Europa e l’Italia sono in ritardo nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, fattore abilitante per la robotica di nuova generazione. E dipende, quasi sempre, anche da una questione di risorse disponibili: nel periodo 2013-2024 l’UE ha investito complessivamente 49 miliardi di dollari in AI, contro i 119 della Cina e i 470 degli Stati Uniti. Anche sul fronte dell’ecosistema dell’innovazione persistono frammentazione e sotto-dimensionamento degli investimenti, elementi che rischiano di rallentare la trasformazione industriale.
La policy che emerge dal Report punta sul consolidamento della leadership nella robotica, e per farlo è necessaria una politica industriale organica, che segua i progetti lungo l’intero ciclo di sviluppo – che nel settore robotico può durare 15-20 anni – e mobiliti capitali pubblici e privati su scala adeguata. In assenza di un rafforzamento strutturale degli investimenti e del coordinamento europeo, il rischio è quello di disperdere un vantaggio competitivo costruito in decenni.
La robotica non va intesa solo come l’ulteriore “ambito altamente tecnologico”, ma come una infrastruttura industriale strategica per il futuro dell’Europa. E l’Italia, per peso industriale, competenze e capacità di ricerca, è chiamata a giocare un ruolo centrale.
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