Innovazione
26 febbraio, 2026Il portale governativo americano nasce con un obiettivo preciso: contrastare i divieti digitali operativi in Europa, nel nome di una fantomatica libertà di espressione all’americana. E sembra un attacco - senza precedenti - alla sovranità europea
Donald Trump ha deciso di combattere la presunta censura dei governi europei. La notizia diffusa da Reuters racconta di un portale online sviluppato dal dipartimento di Stato americano, che consentirà ai cittadini europei di accedere ai contenuti vietati dai loro governi. Il sito in questione si chiama Freedom.gov, dominio ufficiale registrato il 12 gennaio 2026 che per ora riporta ad una “landing page”, una pagina grafica con un testo teaser: "Freedom is coming". “Tieniti pronto, la libertà sta per arrivare. L’informazione è potere. Reclama il tuo diritto alla libera espressione”. Il sito rientra in una strategia più ampia dell’amministrazione Trump, che considera “la difesa della libertà di espressione in rete una priorità di politica estera”. L’obiettivo dichiarato è favorire l’accesso a documenti e contenuti la cui diffusione viene limitata da normative nazionali europee, e potrebbe riguardare anche materiali classificati come incitamento all’odio o propaganda estremista.
Stop and go
Il lancio di questo “progetto di libertà” pensato da Trump sarebbe dovuto avvenire in occasione della “Conferenza sulla sicurezza di Monaco” che si è tenuta il 14 febbraio. Ma l’attesa è stata delusa, secondo Reuters per delle perplessità forse interne al dipartimento di Stato, anche se ufficialmente è stata negata l’esistenza di obiezioni formali o ritardi nella presentazione. Stando alle dichiarazioni ufficiali delle autorità statunitensi - in merito a questo inatteso progetto - non esisterebbe un programma “anti censura” dedicato all’Europa, ma si parla piuttosto di “promozione della libertà digitale”, inclusa la diffusione di strumenti che proteggono la privacy e consentono di superare i blocchi online.
La visione Usa
Stati Uniti ed Europa hanno un approccio diverso alla libertà di espressione. Negli Usa è la Costituzione che garantisce una tutela molto ampia della libertà di parola, ma le normative europee prevedono restrizioni più severe atte a prevenire la diffusione di ideologie estremiste. In particolare, leggi e regolamenti Ue impongono alle piattaforme digitali di intervenire rapidamente per rimuovere contenuti ritenuti illegali. Parliamo di incitamenti alla violenza, propaganda terroristica o messaggi discriminatori. Per fare un esempio concreto, nella sola Germania sono stati emessi diversi ordini ufficiali per la cancellazione di materiali legati al terrorismo, con migliaia di contenuti rimossi dai fornitori di servizi digitali. Per non parlare del grande tema delle sanzioni che hanno colpito diverse aziende americane: la piattaforma X, di proprietà di Elon Musk, ha ricevuto una multa da 120 milioni di euro per non aver rispettato le norme europee.
Attacco alla sovranità
Freedom.gov getta benzina sul fuoco delle frizioni, già esistenti, tra Washington e i suoi “alleati” europei. Le divergenze vertono su questioni economiche, strategiche e normative e, a detta degli analisti, il portale sembra quasi un tentativo diretto di indebolire l’applicazione delle leggi nazionali e delle politiche digitali dell’Unione europea. L’ex funzionario del dipartimento di Stato, Kenneth Propp, ha osservato che questo sito potrebbe essere percepito come uno strumento per aggirare le normative europee, interferendo con la sovranità regolatoria degli Stati membri.
I vantaggi?
La piattaforma non è ancora attiva, e non è chiaro in cosa si distinguerà rispetto ad altri strumenti già disponibili sul mercato, tipo le Vpn e le reti private virtuali commerciali. Freedom.gov si inserisce nel solco delle iniziative avviate dagli Usa, con tecnologie analoghe, per consentire agli utenti di Paesi come Cina, Iran, Russia, Cuba e Myanmar di accedere a informazioni censurate. Ma nasce il dubbio che il voler applicare questa strategia ad un partner storico, come appunto l’Europa, possa avere implicazioni politiche e diplomatiche di ampia portata.
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