Mobilità
29 gennaio, 2026L’intesa con l'Ue segna l’eliminazione di tariffe all’importazione. Il governo indiano spinge anche sull'elettrico, con un piano di incentivi per acquisti e infrastrutture da 1,4 miliardi di dollari
L’India è da anni considerata la terra promessa di un nuovo mercato globale, potenziale che però non è mai decollato. L’accordo di libero scambio con l’Unione europea potrebbe essere il calcio d’inizio di una partita tutta da giocare, con la fine progressiva di un protezionismo che finora ha commercialmente isolato il gigante orientale. Nell’automobile, l’intesa con l'Ue segna l’eliminazione – non immediata – di dazi all’importazione che vanno fino al 110%, per scendere al 10% e per adesso contingentata a 250 mila unità.
Una produzione di 30 milioni di veicoli l’anno
A fronte di un mercato dell’auto stagnante in Europa – il 2025 si è chiuso con un +2,4% e nulla di meglio si prevede per il 2026 – l’India offre un mercato della mobilità fatto da circa 30 milioni di veicoli prodotti all’anno, di cui circa 5 sono autovetture, 24 due ruote (primo al mondo), il resto commerciali e tre ruote. Su una popolazione di oltre 1,4 miliardi di persone, altro primato mondiale, si può dire che una corsa alla motorizzazione automobilistica di massa sia solo agli inizi.
I protagonisti in campo: da Fiat a Suzuki
In campo la squadra straniera più forte non è tuttavia occidentale, ma quella coreana e giapponese. La Fiat, fra i primi stranieri dell’ovest a sbarcare in India con un accordo siglato nel 2005 da Sergio Marchionne con Ratan Tata (accolto nel cda del gruppo italiano), non è riuscita ad andare lontano. A funzionare decisamente meglio è stata la joint venture di Suzuki con Maruti, primo costruttore con oltre il 40% del mercato, fatto perlopiù da veicoli economici nel prezzo e nella qualità. I giapponesi di Suzuki, come quelli di Honda - soprattutto nelle moto -, hanno insegnato agli indiani a fare macchine migliori e per questo oggi sono in pole position su un mercato che si sta aprendo.
Il governo indiano spinge anche sull’elettrico, con un piano di incentivi per acquisti e infrastrutture da 1,4 miliardi di dollari, varato il 1° ottobre 2024 e in scadenza il prossimo 31 marzo, da rifinanziare. Nel 2025 (primi 11 mesi) sono state vendute 160 mila auto elettriche, in forte crescita. L’obiettivo dichiarato del governo federale è diventare il più grande mercato al mondo di veicoli elettrici entro il 2030, grazie a un potenziale investimento in cinque anni di oltre 200 miliardi di dollari. La mobilità su ruote vale la metà dell’industria manifatturiera del Paese e il 7,1% del Pil, che l’anno scorso è cresciuto del 6,6%.
Le scelte dei costruttori
Con un reddito pro-capite di meno di 3 mila dollari, i clienti indiani comprano auto poco costose, come le Suzuki Maruti, mentre nel lusso davvero per pochi è Mercedes il marchio più gettonato. Elon Musk è da qualche anno che parla di entrare nel Paese incontrando a più riprese anche il primo ministro indiano Narendra Modi, ma senza chiudere accordi. Lo ha fatto invece Byd nel marzo dell’anno scorso, annunciando una propria fabbrica per veicoli elettrici, preludio di un interesse cinese all’immenso, potenziale mercato.
Fra gli europei, Renault ha rilevato alcuni mesi fa la filiale indiana di Nissan, con uno sguardo intelligente al futuro. C’è poi un’altra verità: ad aiutare l’India per un potenziale decollo è l’amministrazione Trump. Chiudendo il mercato nordamericano con i dazi e tenendo in tensione le relazioni con la Cina, gli Stati Uniti permettono al gigante dormiente di offrirsi come una terza via al business mondiale. L’ha capito perfino la debole Europa, sterzando sull’India come sul Mercosur.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Non passa lo straniero - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
II settimanale, da venerdì 23 gennaio, è disponibile in edicola e in app



