Ma anche a Pyongyang, Teheran o in altri luoghi pericolosi. E' la proposta di un'agenzia di viaggi londinese specializzata in mete ad alto rischio. E a chi lo accusa di organizzare 'safari umani', il titolare risponde: "Anche così si scalfisce il muro d'isolamento di questi luoghi'

Poche centinaia di euro per vedere quello che in pochissimi al mondo hanno visto: il sito devastato e mortifero di Chernobyl e della città fantasma Pripyat, i palazzi blindati di Pyongyang, l’Iran inaccessibile e sempre sul piede di guerra.

Di questo tipo di viaggi si occupa l’agenzia londinese di turismo ‘geopolitico’ Lupin Travel. Tra le mete indicate ci sono la Corea del Nord, l’Iran, Chernobyl e il Turkmenistan. Luoghi insoliti, che indicano la via all’ultima, più spregiudicata e interessante, frontiera del turismo.

“Le nostre destinazioni sono appetibili da un pubblico in crescita, ma di numeri ancora ridotti" spiega il responsabile dell’agenzia Dylan Harris "La maggior parte delle persone vuole trascorrere le vacanze a far nulla su una spiaggia. Noi invece proponiamo esperienze diverse, del tutto impossibili altrove".

Organizzare un viaggio in un luogo chiuso al mondo non è semplice. Per esempio, per andare a Pyongyang occorre fare base in Cina, a Dandong, e da l' muoversi per un tour di quattro giorni valicando il confine in autobus poi spostandosi in treno. I turisti non possono portare con sé il cellulare e le videocamere e soprattutto, in nessun caso, possono essere giornalisti. Ci sono meno restrizioni per l’Iran, ma chi ci va deve dimenticarsi calzoncini, maniche corte e alcol. A Pripyat, la città ucraina fantasma in cui nessuno tocca più nulla dall’esplosione del 1986, si può accedere solo se si è maggiorenni.

Anche i prezzi non sono proibitivi: il tour di quattro giorni a Pyongyang costa circa 800 euro, quello a Chernobyl 199 (a cui aggiungere volo, alloggio e tutto il resto).

Ma se l’agenzia londinese si occupa di tutto quel che serve dal punto di vista pratico (dal visto d’ingresso, all’alloggio, fino all’organizzazione dei tour) i problemi per i viaggiatori sono di due tipi: il primo riguarda la loro stessa sicurezza, la paura di incappare nelle rigide misure di sicurezza di regimi totalitari e ostili a tutto quello che arriva dall’occidente. Il secondo, invece è di tipo morale, etico, e si accompagna con la sgradevole sensazione di fare un ‘safari umano’, ficcando il naso in luoghi di dolore, dittatura e tragedia vera, con il rischio di mettere l’incubo altrui nel tritacarne di conversazioni da aperitivo, foto a cui fare like su Facebook, e cartoline esotiche per turisti annoiati.

“Il problema esiste, non intendo negarlo. Anche io me lo sono posto più volte prima di dare il via a questa agenzia- spiega Harris- ma la risposta che mi sono dato è che valeva la pena rischiare. Portare i turisti in Corea del Nord o in Iran significa scalfire, anche se solo di millimetro, uno spessissimo muro di isolamento, di silenzio verso e dal resto del mondo. Far entrare alcuni occidentali a Pyongyang significa mettere in contatto la città con visi e modi di vita che altrimenti non vi arriverebbero mai. Una cosa che nessuno sa- per esempio- è che le guide turistiche coreane sono quasi tutte figli e figlie, tra i 20 e i 30 anni, dei dignitari del governo. A loro volta i ragazzi che fanno le guide oggi, domani, avranno incarichi di responsabilità. Ma, a differenza dei loro padri, avranno visto, conosciuto e parlato con persone straniere e, chissà, questo potrebbe dare loro un’apertura nuova”.

Per quel che riguarda il problema della sicurezza dei viaggiatori, Harris getta acqua sul fuoco:“Nei nostri viaggi, come in tutti, serve soprattutto buon senso e rispetto delle consuetudini e delle leggi locali”. Dunque niente alcol e nessun tipo di approccio sessuale con la popolazione locale nei paesi islamici. Nessuna foto agli edifici governativi e militari di Pyongyang: “In Corea i turisti sono ospiti del governo, che si impegna a fare in modo che nulla di sgradevole accada loro. Certo è bene rispettare la grande riservatezza che le autorità richiedono. Detto questo nessuno dei turisti che hanno provato a fare qualche foto è stato arrestato. Solo ha dovuto distruggere le foto”.

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