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È qui che grazie a un accordo con il Niger gli Stati Uniti dislocheranno i propri droni killer. L’obiettivo? Controllare il sud della Libia e il corridoio che conduce al Mali, rotta chiave per trafficanti di droga, combattenti islamisti e predoni.
Con la nuova base gli americani intensificheranno raid e operazioni di telerilevamento, già condotte sul versante mediterraneo della Libia dai droni Global Hawk e Predator in partenza da Sigonella. Ma la partita
è più ampia. E investe il Triangolo delle Bermude africano, espressione dell’analista francese Marc-Antoine Brillant a indicare «un’ampia regione dove sembrano scomparire nel nulla autorità statali, frontiere e illusioni di sviluppo».
Se nelle sue ex colonie del Sahel la Francia impegna 3000 soldati, nel sud della Libia si ricostituiscono gruppi islamisti costretti a lasciare il Mali proprio dalla controffensiva guidata da Parigi.
Sigle come Al Qaeda nel Maghreb islamico o Ansar Dine, in rapporti di alleanza variabili con Ansar Al Sharia e altre milizie libiche. Una miscela esplosiva che provoca incendi dall’Algeria alla Nigeria: dove i droni americani, decollati da Niamey, continuano a cercare tracce delle liceali sequestrate ad aprile dai predoni di Boko Haram.