Bastano poche foto per togliere ogni dubbio: i massacratori islamici di Charlie Hebdo hanno avuto un addestramento militare d'eccezione. Che sembra qualificarli come reduci della Siria o dell'Iraq. Non solo “lupi solitari”, attentatori improvvisati che decidono di colpire in preda al fanatismo religioso, come è già accaduto in altre sanguinose vendette messe a segno nei paesi europei. No, questi si sono mossi come commandos esperti, abituati ad agire calcolando ogni rischio.
Non è soltanto l'equipaggiamento a tradire la loro formazione militare. Indossano tute nere, giubbotti con portacaricatori e maschere antigas forse per potere usare granate stordenti durante l'irruzione nella redazione. Uno dei loro kalashnikov è stato “personalizzato”, modificandone l'affusto come fanno soltanto i professionisti.
[[ge:rep-locali:espresso:285512827]]A testimoniare la loro preparazione è lo scatto che li riprende mentre affrontano la polizia. Non si scompongono per l'arrivo della volante, anzi sembrano quasi aspettarla. Con freddezza, assumono la posizione di tiro. Quello sulla destra, alza il kalashnikov e prende la mira accuratamente. Alterna raffiche a colpi singoli, e lo fa con la maestria di un cecchino. L'altro imbraccia l'arma pronto per fornirgli copertura: una tecnica da forze speciali, che indica un profondo affiatamento tra gli assalitori.
ll cruscotto crivellato della vettura è una firma: soltanto un combattente riesce a controllare il fuoco con tanta precisione. Tre proiettili si abbattono contro l'agente che guida, tutti all'altezza del volto. Una raffica di nove pallottole viene concentrata contro il poliziotto al suo fianco. Altri tre colpi singoli, forse per obbligare le vittime a restare basse. Proprio l'esame di queste “rose” di proiettili è la prova dell'estrema capacità bellica di questi assassini.
[[ge:rep-locali:espresso:285512826]]La tranquillità con cui sono fuggiti è sorprendente. Dopo il massacro nella redazione del giornale satirico, escono e si fermano a lungo in strada, allo scoperto, senza temere ripercussioni. Viene il sospetto che contassero sulla protezione di qualche complice, appostato forse in zona per coprire le loro mosse.
Ma c'è una certezza: mai finora in Occidente erano entrati in azione killer così feroci e così pericolosi. Persone che hanno la guerra dentro, perché l'hanno vissuta per giorni e giorni al fronte.