Parigi, capitale guidata da un sindaco di sinistra, Anne Hidalgo, in un paese dal presidente socialista, François Hollande. La polizia in assetto antisommossa ha sgomberato due giorni fa con la forza 80 uomini e donne accampati fuori da un palazzo civico in un quartiere Nord di Parigi.
Erano eritrei, sudanesi, somali, etiopi, richiedenti asilo e migranti economici, uniti dalla disperazione a dormire su quel marciapiede, un indirizzo passato fra i profughi, che arrivano a decine ogni giorno. Da lì sono stati cacciati tra le urla, i manganelli, i gas lacrimogeni, le botte e gli scudi, mentre un cordone umano di politici locali e attivisti per i diritti umani cercava di impedire l'azione militare.
«Alcuni sono stati feriti, la confusione era totale», ha raccontato un giovane presente. Le foto scattate in quei minuti da Raphael Kraft mostrano tutto: ragazzi costretti di peso a salire su un bus che li avrebbe portati via, una giovane a terra, una folla circondata.
A chaque charge un ou deux #migrants interpellés #pajol pic.twitter.com/0vjqzCH07t
— raphael krafft (@RafAvelo) June 8, 2015
Questa è la Francia della libertà, dell'uguaglianza e della fraternità al tempo dei plebisciti di Marine Le Pen e dei 103mila profughi sbarcati dall'inizio dell'anno nel Mediterraneo. Per placare il successo della destra anti-immigrati, il premier Manuel Valls ha deciso di alzare gli scudi e partire con gli sgomberi. Questo era il terzo in una sola settimana.
Ora il sindaco Anne Hidalgo promette di trovare un posto per gli asilanti, che dopo lo sgombero si sono accampati in un parco vicino, accolti dagli abitanti, ma il messaggio è chiaro. Il ministro dell'Interno, Bernard Cazeneuve, ha riferito in Parlamento bollando le polemiche sulla violenza come «politiche» e affermando che gli agenti «hanno agito con umanità e responsabilità».
“La responsabilità” nell'uso della forza contro gli accampamenti degli aspiranti profughi, molti dei quali considerati clandestini, è un messaggio rivolto ai migranti. Ma non solo. C'è anche l'Italia fra gli obiettivo dei manganelli alzati contro i sans-papier di Parigi.
Cazeneuve è infatti uno dei più strenui oppositori dell'agenda europea sulle quote di rifugiati. Insieme al ministro degli Interni tedesco, ha più volte ribadito che il programma di condivisione si potrebbe accettare solo a condizione di un brusco rafforzamento dei controlli sul territorio italiano, e solo se tutti gli sbarcati (migliaia a settimana) venissero rinchiusi in centri specifici, in Italia, per essere identificati prima di decidere la loro destinazione. Rinchiusi, già, puniti per esser scampati alla guerra e alla morte.
Gli sgomberi alla Halle Pajol sono quindi un'allerta ai richiedenti asilo: “statevene a Roma, a Milano, che è meglio”, sembrano dire. E il dilemma anti-italiano è radicato nel dibattito Oltralpe: Le Monde precisava nell'articolo sugli scontri che molti dei giovani picchiati l'altro giorno si sarebbero aggregati «dopo essere arrivati recentemente in Italia».
Fanno gioco a queste paure le dichiarazioni di Roberto Maroni e Beppe Grillo, che confondendosi forse anche solo semplicemente su ciò che sarebbe meglio per il nostro Paese, per non parlare della questione dei diritti, chiedono di “sospendere Schenghen”, quando questo significherebbe che da soli ci dovremmo sobbarcare il peso delle decine di migliaia di disperati che arriveranno nei prossimi mesi con il mare calmo.
La Francia in teoria alleata politica in Europa, per schieramento socialista, dell'Italia di Renzi, sul tema immigrazione il suo segnale lo sta dando. Seguendo le paure accese dalle campagne populiste. A cui non resta così più alcuna opposizione.
«I gas lacrimogeni feriscono la concezione che abbiamo del nostro paese», ha scritto in una coraggiosa lettera al quotidiano Le Monde l'ex ministro per la Casa Cécile Duflot: «È venuto il tempo di resistere al vento maligno della xenofobia che soffia su tutto il continente europeo e ispira più che sbagliate soluzioni ai governi. Signor Presidente della Repubblica, faccio dunque appello a voi, alla vostra autorità, alla vostra umanità. Voi avete, nell'immediato, il potere di sistemare la situazione dei migranti del Pajol. Agite con razionalità, velocità, saggezza e determinazione. Al di là della questione del diritto d'asilo, in verità, è il tema dell'accoglienza dello straniero che si pone. Il momento del coraggio è arrivato. Gli umanisti devono alzare la testa, affinché la follia di politiche migratorie indecenti e mortiferi sia fermata».