Accade all’estero

«La morte di Nahel non è un caso isolato»: la Francia si rivolta. Le notizie dal mondo

di Chiara Sgreccia   30 giugno 2023

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La violenza della Polizia francese, l’accordo saltato sui migranti, i soldati tedeschi in Lituania, gli abitanti coreani con un anno in meno. Ecco i fatti della settimana

Francia, gli scontri non si fermano: «La Polizia è ovunque. Ma la giustizia da nessuna parte»
La morte di Nahel, il 17enne di origine algerina-marocchina, ucciso da un poliziotto lo scorso 27 giugno, è stata la scintilla che ha dato vita a un’ondata di proteste in Francia che non si ferma da tre giorni. Non solo a Parigi, nelle banlieue ma anche nel resto del Paese gli scontri tra manifestanti e polizia sono violenti. Tanto che più di 600 persone sono state arrestate.

 

«Non è colpa di tutta la polizia ma dell’agente che ha sparato il colpo letale», ha dichiarato la madre del diciassettenne. Ma questo non ha fermato le proteste. Anche perché quello di Nahel non è un caso isolato: secondo il sito di informazione Basta! Tra il 2020 e il 2021 c’è stato un picco di decessi durante gli stati di arresto, detenzione o custodia da parte della polizia: 16 persone nel 2020, 17 nel 2021: «dati in totale contraddizione con il codice di sicurezza interna che impone di preservare la vita, la salute e la dignità di qualsiasi persona arrestata», scrivono sul sito.

 

Anche le sparatorie da parte delle forze dell’ordine durante i blocchi stradali sono in aumento in Francia: nel 2022, 13 persone sono state uccise dalla polizia per non essersi fermate. Un numero sei volte maggiore rispetto a quello del 2021.

 

E se le autorità dicono che la causa è l’aumento dei comportamenti pericolosi al volante dei cittadini, gli esperti ritengono sia anche la conseguenza di una legge sulla sicurezza che il governo francese ha varato nel 2017: per combattere il terrorismo ha allargato pericolosamente le possibilità per gli agenti di usare armi da fuoco.

 

Europa, stallo sui migranti. Per la prima volta Polonia e Ungheria contro Meloni
L’asse dei conservatori si è spezzato: giovedì scorso, durante il Consiglio europeo, quando i due leader sovranisti Mateusz Morawiecki (Polonia) e Viktor Orban (Ungheria) si sono opposti all’intesa che l’Unione europea sta tentando di raggiungere per dare vita a una politica comune sull’immigrazione. Per superare il regolamento di Dublino.

 

Anche se l’attuale proposta di riforma è più flessibile rispetto alle precedenti, Polonia e Ungheria sono contrarie al ricollocamento obbligatorio dei migranti (o alla compensazione economica per i Paesi che si oppongono). Così hanno annunciato di non essere disposte a cooperare. È la prima volta che si crea una frattura tra la premier Giorgia Meloni e i paesi del fronte conservatore europeo, nonostante la retorica anti-immigrazione che li accomuna.

 

«Non solo delusa dall’atteggiamento di Polonia e Ungheria. Non sono mai delusa da chi difende gli interessi nazionali», ha commentato la presidente del Consiglio dopo che anche il suo tentativo di mediazione a margine del summit è fallito.

 

Russia, la resistenza di Novaya Gazeta: «Non andiamo da nessuna parte»
«Novaya Gazeta Europe continuerà a dire la verità sulla guerra, le repressioni e tutto ciò che al Cremlino non piace vedere», si legge nel manifesto che il giornale ha pubblicato per rispondere alla autorità russe secondo cui è «un'organizzazione indesiderabile». L'ufficio del procuratore generale ha dichiarato che il giornale «diffonde informazioni tendenziose a danno della Russia». «Noi, a nostra volta, crediamo che nulla causi più danni alla Russia di questa guerra criminale insieme a coloro che l'hanno scatenata e la sostengono, compresi i funzionari dell'ufficio del procuratore generale», rispondono i giornalisti: «Come molti nostri colleghi, abbiamo fatto la difficile scelta di lasciare il nostro Paese per avere il diritto di parlare. Crediamo che il pubblico russo meriti di conoscere la verità sulla guerra e le sue conseguenze per il Paese».

 

Intanto il Cremlino dopo il fallito golpe della Wagner la settimana scorsa cerca i responsabili. Il generale Surovikin, accusato di aver avuto un ruolo nell’ammutinamento di Prigozhin, secondo il Financial Times sarebbe stato arrestato. Secondo Bloomberg sarebbe sotto interrogatorio da diversi giorni, trattenuto in un luogo non precisato, dove gli starebbero chiedendo dei legami con la Wagner mentre Mosca annuncia che la Wagner non combatterà più in Ucraina. Ma una indagine della Bbc svela che la milizia privata sta ancora reclutando combattenti in tutta la Russia.

 

Regno Unito: il rinvio dei richiedenti asilo in Ruanda è illegale
Come scrive Amnesty International, la Corte d’Appello di Londra ha dichiarato illegale il controverso disegno di legge del governo britannico, attualmente in discussione in Parlamento, che intende rinviare in Ruanda i richiedenti asilo arrivati nel Regno Unito in modo irregolare. Perché il Ruanda non è un paese terzo sicuro: le carenze del suo sistema d’asilo comportano infatti il rischio che i migranti rinviati vengano rimpatriati nei loro Paesi d’origine, dove potrebbero subire persecuzioni e altri trattamenti inumani.

 

Afghanistan, i talebani faticano a mantenere la sicurezza
Dall’agosto del 2021, da quando i talebani hanno ripreso il potere in Afghanistan, più di mille civili sono stati uccisi durante esplosioni e attacchi di varia natura. 2.679 feriti, secondo secondo un rapporto della missione delle Nazioni Unite. La maggior parte dei decessi, poco più di 700, è stata causata da ordigni esplosivi improvvisati, inclusi attentati suicidi in luoghi pubblici come moschee, centri educativi e mercati.

 

Così, sebbene i combattimenti armati siano diminuiti da quando i talebani hanno preso controllo del Paese, rimangono ancora molti problemi da risolvere per garantire la sicurezza, in particolare a causa delle azioni dello Stato islamico. Secondo il report delle Nazioni unite, infatti, anche se è diminuito il numero degli attentati è aumentato quello delle vittime civili. «Ad essere cresciuta è la letalità degli attacchi»

 

Cisgiordania, migliaia di nuove case negli insediamenti israeliani
Il governo Netanyahu ha approvato la costruzione di migliaia di case negli insediamenti della Cisgiordania occupata. La decisione arriva in un momento in cui la tensione tra Israele e palestinesi è alta. Anche gli Stati Uniti hanno più volte criticato le politiche di insediamento di Israele.

 

Le 5000 nuove unità sono in varie fasi di progettazione e non ci sono informazioni precise su quanto inizierà la costruzione. «È una guerra aperta contro il popolo palestinese», ha dichiarato ad Aljazeera Wasel Abu Yousef, funzionario palestinese: «gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati sono illegittimi e illegali». Anche la comunità internazionale considera illegale la costruzione degli insediamenti e un ostacolo alla pace. Sono più di 700 mila gli israeliani che vivono nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme est.

 

Martedì scorso la commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo ha raccomandato all’Unione Europea di collaborare con la Corte penale internazionale per perseguire Israele per crimini di guerra. I deputati hanno votato a favore della raccomandazione, guidata dall'eurodeputato socialdemocratico svedese Evin Incir, con 41 voti a favore e 21 contrari, con 9 astensioni.

 

Lituania, arrivano 4mila soldati tedeschi
La Germania vuole inviare circa 4 mila soldati in Lituania per rafforzare il fianco orientale della Nato. «La Germania è pronta a stazionare una solida brigata su base permanente», ha dichiarato lunedì 26 giugno il ministro della Difesa Boris Pistorius durante una visita nella capitale lituana Vilnius. Il prerequisito, però, è la creazione delle infrastrutture necessarie per ospitare i soldati e le loro attività.

 

Coresa del Sud, un anno in meno per tutti
Dalla prossima settimana la Corea del Sud adotterà il sistema internazionale di conteggio dell’età così i suoi abitanti avranno un anno in meno. Restano però alcune eccezioni: le età necessarie per bere e per fumare, ad esempio, continueranno ad essere conteggiate con il sistema alla coreana. Per il quale le persone alla nascita hanno già un anno.