Da circa una settimana a Gaza sta succedendo qualcosa che non si era mai visto finora, con centinaia di persone che sono scese in strada per protestare contro Hamas e per il ritorno a un cessate il fuoco. L’uccisione, da parte del movimento che da 18 anni governa la Striscia, di un 22enne - Oday Nasser al Rabay - colpevole di essere tra gli organizzatori delle manifestazioni, ha fatto piombare ulteriormente l’enclave nel caos. Il tutto mentre continuano i bombardamenti israeliani, che dopo due mesi di (debole) tregua ha ripreso le operazioni militari: l’ultimo bilancio dei raid dell’Idf è di almeno 55 morti, che salgono a 100 considerando le ultime 24 ore. Intanto la strada per un cessate il fuoco si fa ancora più stretta, dopo che nella notte Hamas ha annunciato di aver respinto l'ultima contro-proposta israeliana, come riferito due responsabili del movimento islamico all'Afp. "Hamas ha deciso di non dare seguito all'ultima proposta israeliana presentata dai mediatori", ha detto uno dei due funzionari, accusando Israele di "ostacolare una proposta di Egitto e Qatar e di cercare di far deragliare qualsiasi accordo". Un altro funzionario ha chiesto "ai mediatori e alla comunità internazionale di obbligare Israele a impegnarsi in favore della proposta dei mediatori".
Non si fermano i raid
Da quando è saltato il fragile cessate il fuoco, nella Striscia sono morti 1.163 palestinesi. A Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, i funzionari di Hamas hanno dichiarato che i corpi di 14 persone sono stati portati all'ospedale Nasser, nove dei quali appartenenti alla stessa famiglia. Tra le vittime ci sono cinque bambini e quattro donne. Altri raid avrebbero colpito la “zona umanitaria” di Al Mawasi, a ovest di Khan Yunis, nel sud della Striscia. Intanto continuano gli ordini di evacuazione dell’Idf, che questa mattina - 3 aprile - ha ordinato alla popolazione di andar via dal quartiere orientale di di Shejaiya, a Gaza City, e per le aree vicine. In un post su X, il portavoce in lingua araba delle Idf, Avichay Adraee, ha pubblicato una mappa dell'area che deve essere evacuata, spiegando che i militari israeliani opereranno presto "con grande forza" per "distruggere le infrastrutture terroristiche". I civili sono stati invitati a dirigersi verso i rifugi nella parte occidentale di Gaza City.
Le proteste a Gaza
Ma ora a preoccupare Hamas non è solo il pugno duro deciso dal governo di Benjamin Netanyahu, ma anche la stanchezza della popolazione civile che sta (timidamente) iniziando a chiedere un cambio nel governo della Striscia e la fine di un conflitto che, in un anno e mezzo, ha già causato oltre 50mila morti. Le proteste sono iniziate la scorsa settimana dalla città di Beit Lahia, a nord di Jabalia, vicino al confine settentrionale della Striscia (dove Israele ha emanato un ordine di evacuazione) ma si sono poi diffuse in altre zone, soprattutto nel Centro-Nord: da Dei al-Balah a Nuseirat, da Gaza City a Jabalia. Il rapimento, la tortura e poi l'uccisione da parte di Hamas del 22enne, tra i promotori delle manifestazioni, ha alzato ulteriormente la tensione: decine di persone hanno partecipato al suo funerale al grido di "fuori Hamas da Gaza". Ma il caos non si ferma qui perché è legato anche alla carenza di beni di prima di necessità, dopo che Israele ha imposto un blocco totale all’ingresso nella Striscia di qualsiasi tipo di aiuto umanitario.
Indagine sui raid contro le ambulanze
Intanto le forze armate israeliane stanno indagando sull’attacco degli scorsi giorni contro alcune ambulanze a Gaza nel quale sono rimasti uccisi 15 soccorritori. "L'incidente del 23 marzo 2025, in cui le forze militari dell'Idf hanno aperto il fuoco contro i terroristi che avanzavano a bordo delle ambulanze, è stato trasferito al meccanismo di accertamento e valutazione dei fatti dello Stato maggiore per le indagini", ha affermato in una nota il portavoce Nadav Shoshani. Alla richiesta di "un'indagine rapida e approfondita" avanzata dall'Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, ieri si sono aggiunti Germania e Regno Unito, condannando l'accaduto. Nell'attacco nel quartiere di Tal al-Sultan a Rafah sono morti otto medici della Mezzaluna Rossa, piu' sei membri dell'agenzia di Difesa civile di Gaza, gestita da Hamas, e un dipendente dell'Unrwa. I loro corpi sono stati seppelliti sotto la sabbia insieme ai mezzi distrutti e recuperati domenica scorsa. Il sospetto è che alcuni di loro fossero ancora vivi quando si sono avvicinati i soldati ai mezzi e potrebbero essere stati giustiziati. L'Idf, in una dichiarazione domenica scorsa, ha ammesso che le truppe hanno aperto il fuoco contro "ambulanze e camion dei pompieri", sostenendo però che facevano parte di "veicoli che avanzavano in modo sospetto verso i soldati" dopo un attacco "contro mezzi di Hamas" nel quale erano stati "eliminati diversi terroristi".