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24 febbraio, 2026Il ministero degli Esteri israeliano ha condannato la mozione, votata all'unanimità, che riguardava i verbali della singola seduta. Per il dicastero guidato da Gideon Saar, si tratta di un atto che va contro l'accordo di pace israelo-giordano del 1994
Il Parlamento giordano ha votato per eliminare la parola “Israele” dai verbali ufficiali di una recente seduta, in quella che è stata subito definita una scelta simbolica, condannata da Tel Aviv. Una decisione maturata durante un acceso dibattito sulle recenti dichiarazioni dell’inviato statunitense Mike Huckabee, che aveva evocato un presunto “diritto divino” di Israele sui territori mediorientali. Secondo quanto riportato dalle agenzie, la mozione è stata approvata all’unanimità come gesto politico di protesta.
Il ministero degli Esteri israeliano ha reagito con una nota pubblicata su X, affermando di “condannare categoricamente” la decisione del Parlamento giordano e sostenendo che essa “va contro lo spirito del trattato di pace mantenuto per oltre trent’anni”. Il riferimento è al trattato di pace firmato nel 1994 tra Israele e Giordania, che normalizzò le relazioni diplomatiche tra i due Paesi dopo decenni di conflitto e stabilì cooperazione in materia di sicurezza, acqua e confini.
In realtà, come precisato anche da fonti giordane, la cancellazione riguarda i verbali della specifica seduta e non tutti i documenti parlamentari passati o futuri. Durante la stessa sessione, il deputato Abdul Nasser al Khasawneh ha proposto di sostituire nei documenti ufficiali l’espressione “Stato di Israele” con “entità occupante”, definendo la richiesta “un atto politico e simbolico” e invitando a rivedere il linguaggio istituzionale in coerenza con la posizione di Amman sulla questione palestinese.
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