Mondo
3 marzo, 2026Articoli correlati
Il portavoce del ministro degli Esteri Araghchi ha preso di mira Germania, Francia e Regno Unito, accusandole di aver adottato posizioni “contraddittorie” nella gestione della crisi. Gli avvertimenti arrivano dopo vari spostamenti militari a seguito del drone contro la base britannica di Cipro
La guerra in Medio Oriente bussa alle porte dell’Europa. Se non (ancora) sul piano militare, al momento, tra parole e minacce. Quelle del ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi e del suo portavoce Esmail Baghaei, che ha avvertito i Paesi dell’Unione sui rischi di un loro coinvolgimento nel conflitto: eventuali “azioni difensive” da parte di Paesi europei contro missili iraniani diretti verso basi nel Golfo sarebbero considerate “un atto di guerra e una complicità con gli aggressori”, ha detto. Non solo: “Le conseguenze di qualsiasi violazione della legge e della guerra sono un incendio che presto si estenderà ai Paesi europei e al mondo”, ha aggiunto, accusando Germania, Francia e Regno Unito di aver adottato posizioni “contraddittorie” nella gestione della crisi.
la ricostruzione
Gli avvertimenti arrivano dopo l’attacco con un drone contro la base militare britannica di Akrotiri, a Cipro. L’origine del velivolo non è stata ufficialmente accertata: diverse ricostruzioni mediatiche lo attribuiscono alla risposta iraniana all’intervento americano-israeliano, ma non esiste al momento una conferma formale. L’episodio, però, ha spinto diversi Paesi Ue a rafforzare le difese nell’area. La Grecia ha deciso di trasferire una batteria di sistemi missilistici patriot sull’isola di Karpathos, nel sud-est dell’Egeo, mentre il ministro della Difesa Nikos Dendias è atteso a Cipro. La Francia, dal canto suo, ha fatto sapere che invierà mezzi di difesa aerea in grado di intercettare missili e droni e una fregata, dopo un colloquio tra Emmanuel Macron e il presidente cipriota Nikos Christodoulides.
Anche l’Italia accenna i primi passi sul piano diplomatico. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano a Roma dopo l’attacco a Cipro, per ribadire che “l’Italia non è in guerra” e che “l’Europa non c’entra niente, non deve essere assolutamente coinvolta in questa vicenda”.
A Bruxelles, intanto, si guarda anche alle conseguenze indirette. Fonti europee avvertono che un eventuale cambio di regime in Iran potrebbe aprire lo scenario di una guerra civile in un Paese di 90 milioni di abitanti, con “conseguenze per l’Europa potenzialmente enormi” sul fronte migratorio. La Commissione ha già avviato contatti con la Turchia, snodo strategico in quanto confinante con l’Iran, e il tema sarà sul tavolo del prossimo Consiglio degli Affari Interni. Sul piano politico-militare, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha parlato di “ampio sostegno” europeo all’intervento di Usa e Israele, per poi sottolineare che l’Iran rappresenta “una minaccia enorme anche per noi qui in Europa”. Con una postilla: l’Alleanza “non è coinvolta” nella campagna militare.
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