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15 marzo, 2026La guerra in Medio Oriente entra nel suo quindicesimo giorno senza dare segnali di de-escalation. Trump: "Non c'è ancora un accordo che ponga fine al conflitto. Impegno da diversi Paesi su sicurezza dello Stretto di Hormuz"
La guerra in Medio Oriente entra nel suo quindicesimo giorno, senza che si vedano all’orizzonte segnali di de-escalation. Quella scorsa è stata un’altra notte di bombardamenti incrociati, con forti esplosioni che sono state udite a Tel Aviv e Gerusalemme e con pesanti raid israeliani su Teheran e su altre città iraniane.
Dalle Guardie della rivoluzione iraniana è arrivata una minaccia diretta alla leadership israeliana e nello specifico a Bejmain Netanyahu: “L'incertezza sul destino del criminale primo ministro sionista e la possibilità della sua morte o della sua fuga con la famiglia dai territori occupati rivelano la crisi e l'instabilità degli sionisti. Se questo criminale assassino di bambini è ancora vivo, continueremo a dargli la caccia e a ucciderlo con tutte le nostre forze”, scrivono i pasdaran in un comunicato, riportato dall'agenzia Fars.
Intanto questa mattina - 15 marzo - il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è tornato sulle sorti della neo Guida suprema, Mojtaba Khamenei, che sarebbe rimasto ferito in un raid Israelo-americano e che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe essere addirittura in coma. Per il capo della diplomazia di Teheran, invece, l’ayatollah "gode di buona salute e governa pienamente il Paese". "La situazione nel Paese è stabile", ha aggiunto Araghchi.
Donald Trump, invece, mantiene la cautela sulle sorti di Khamenei jr anche perché, come ha detto in un’intervista alla Nbc, che sia vivo “finora nessuno è riuscito a mostrarlo. Mi giunge voce che non sia vivo e, se lo fosse, dovrebbe fare qualcosa di molto intelligente per il suo Paese: arrendersi”, ha aggiunto il presidente Usa. Nella stessa intervista, Trump ha di fatto annunciato che la guerra potrebbe durare ancora a lungo: Washington non sarebbe ancora pronta a stringere un accordo “perché i termini non sono ancora abbastanza buoni”.
Per quanto riguarda la partita che si gioca attorno allo Stretto di Hormuz, Trump ha chiesto "numerosi Paesi colpiti dalle prepotenze dell'Iran" di contribuire alla messa in sicurezza di quel lembo di mare così strategico: un vitale passaggio marittimo per le petroliere, mentre i prezzi del greggio hanno avuto un balzo. Il presidente Usa ha riferito che diversi Paesi si sono impegnati a contribuire alla sicurezza dello Stretto, pur rifiutandosi di fare nomi. "Non solo si sono impegnati, ma ritengono si tratti di un'ottima iniziativa", ha detto in un'intervista telefonica alla Nbc. "Non voglio dire nulla" anche se "è possibile", ha replicato alla domanda se la Marina Usa avrebbe cominciato a scortare le navi.
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