Mondo
2 gennaio, 2026Sotto attacco siriano, sono nelle mire espansionistiche di Israele. “Ci sentiamo traditi, mentre il governo di Tel Aviv ne approfitta per annettere territori”
Nella piazza principale di Majdal Shams le bandiere della nuova Siria sono state sostituite da quella drusa. Tra le strette vie di questo villaggio arroccato sulle alture del Golan si parla di “druistification”, letteralmente lo spostamento della propria concezione identitaria da quella arabo/siriana a quella drusa. Un processo di chiusura identitaria andato di pari passo con quella territoriale.
Tra Majdal Shams, villaggio druso-siriano occupato da Israele nel 1967, e la buffer zone che durante il regime di Assaddivideva i territori del Golan sotto occupazione israeliana dal resto della Siria, oggi è comparso un nuovo muro.
Dal balcone di Salman Fakhredin si vede il nuovo outpost dell’esercito israeliano: «Guarda quella è la nuova torretta militare che l’Idf ha costruito all’interno della buffer zone», ci dice l’analista druso. Un tempo su quelle alture c’erano i suoi parenti: «Parlavamo con i megafoni da un confine all’altro», racconta: «Quando è caduto il regime di Assad le persone hanno attraversato il confine per la prima volta. Chi era originario di Majdal Shams è tornato dopo 57 anni, abbiamo riabbracciato amici e parenti, è stata la gioia più grande della nostra vita».
Ma la gioia è finita presto: lo scorso luglio, miliziani legati al nuovo governo di Damasco sono entrati a Jaramana (quartiere di Damasco a prevalenza drusa) e a Suwayda (principale città drusa nel sud della Siria), perpetrando violentissimi massacri contro la popolazione.
La felicità si è trasformata in terrore non solo per i drusi in Siria, vittime dirette, ma anche qui nelle alture del Golan occupate. «Dopo la caduta del regime sono successe tante cose e abbiamo cominciato a chiederci cosa fosse davvero la madrepatria per noi. Prima degli avvenimenti a Suwayda tutti ci riconoscevamo come arabi, dopo i massacri una parte di noi non si sente più siriana. Io non mi ero mai considerato un druso, sono siriano, siamo siriani. Punto. È per questo che ci sentiamo traditi dalla nostra gente: abbiamo lottato per mantenere e rivendicare la nostra identità siriana. Per tutti questi anni le persone qui hanno rifiutato la cittadinanza israeliana, non abbiamo un passaporto ma solo un documento di viaggio e per questo non possiamo andare nei Paesi arabi; per volare in Europa dobbiamo chiedere visti speciali, e non sempre il nostro documento di viaggio viene accettato. Abbiamo pagato un prezzo molto caro per rimanere siriani e il nuovo governo ci ha traditi così».
Nei giorni dei massacri contro i drusi Israele ha mandato aiuti umanitari alla popolazione e minacciato il governo di Damasco fino a bombardarne il ministero della Difesa.
«Credo fermamente che Israele abbia agevolato gli scontri a Jaramana e a Suwayda, in modo da avere la scusa per attaccare la Siria ed espandere la sua sfera d’influenza», continua l’analista: «Inoltre, dopo gli scontri, l’esercito israeliano ha ricevuto pressioni interne dai drusi israeliani che spingevano per intervenire in difesa dei drusi in Siria», aggiunge, accreditando una tesi ormai ampiamente condivisa qui.
A marzo del 2025, infatti, la storica visita dei leader religiosi drusi siriani in Israele (la prima dal 1948) aveva già insospettito i siriani delle alture del Golan occupate, che l’avevano letta come una provocazione nei confronti del governo centrale di Damasco. «Quella visita – commenta Salman – ha significato mettere le dita dentro gli occhi del nemico. Adesso i drusi stanno costruendo case al confine di Israele, che non li ferma perché gli fa comodo averli qui. Forse le Idf si prenderanno anche il resto delle alture del Golan al di là della zona cuscinetto. Israele continua ad occupare e a creare infrastrutture. Dicono di voler proteggere i drusi ma non è vero, potevano farlo prima che le milizie attaccassero Suwayda invece non l’hanno fatto per poi poter dire che li avrebbe aiutati. Qui intanto i drusi che scelgono di prendere la cittadinanza israeliana e servire nell’esercito stanno aumentando».
Tra Majdal Shams e la zona cuscinetto con la Siria, lì dove è sorto il nuovo muro, c’è il gate attraverso il quale un anno fa le famiglie di Majdal Shams si erano riunite con i parenti al di là del confine. Oggi da qui passa indisturbato solo l’esercito israeliano, in quella che prima della caduta del regime di Assad era la zona sotto il controllo delle Nazioni Unite. Ci si chiede dove sia adesso l’Onu.
Israele è infatti penetrato nella buffer zone, occupando Quneitra e altri villaggi anche al di là della stessa, compresi quelli in cui negli anni precedenti aveva supportato le milizie che si opponevano al governo e alle milizie filo-iraniane.
Ultimamente si è spinto fino a Rima, cittadina drusa nel governatorato di Damasco, dove fonti sul campo rivelano di vedere spesso soldati israeliani in città, che regalano soldi ai bambini e prelevano i malati per portarli in ospedali israeliani. «Credo li portino segretamente all’ospedale Safar», conferma l’analista.
Secondo altre fonti, Israele finanzierebbe direttamente e addestrerebbe tramite le Idf le milizie interne a Suwayda, questo però non trova conferme da chi vive a Suwayda. Figura controversa in questa storia è quella dello sheikh Hikmat al-Hijri di Suwayda, che ultimamente si è sempre più avvicinato a Israele e che era presente anche durante la visita dello scorso marzo.
«Al-Hijri non vuole far parte della Siria. Ma non può rappresentare i drusi perché i drusi vogliono stare in Siria. È sempre più vicino a Israele, e sappiamo che prende soldi da quest’ultimo», rivela a L’Espresso Thraaer Abu Salem, medico di Majdal Shams.
Intanto Israele continua a bombardare la Siria, come successo più volte le scorse settimane nella città di Beit Jinn, un’area della Siria meridionale parzialmente occupata dopo la caduta di Assad. «È come essere in mezzo al mare, abbiamo perso tutte le direzioni. Non sappiamo più verso dove navigare», conclude Salman.
«Molte persone si sentono così», spiega Hassan Shams, tv producer che incontriamo al parco di Majdal Shams colpito da un missile nel luglio del 2024. «I siriani hanno cambiato dittatore da alawita a sunnita. Israele ha fatto quello che è nei suoi interessi. Dall’altra parte del confine purtroppo alcune persone soprattutto a Suwayda considerano Israele come il loro salvatore, ma stanno facendo un grande errore. Gli israeliani vogliono assimilarci. Questo è il nostro destino: tra i coccodrilli e i leoni».
Ma tra i coccodrilli e i leoni c’è la terra, e questa in particolare è ricca di risorse idriche. I fiumi che dal Monte Hermon arrivano fino al lago Tiberiade sono una risorsa fondamentale per Israele.
Le turbine eoliche nelle alture del Golan occupate sono da anni al centro di controversie, specialmente tra la popolazione locale drusa e il governo israeliano, a causa di progetti di costruzione su terre agricole che i drusi contestano fermamente, vedendo nell’espansione eolica un’ulteriore espropriazione delle loro terre. «Penso che il punto principale dell’occupazione israeliana qui sia l’acqua, per questo ho perso le speranze che sia le terre occupate nel ‘67 che quelle occupate recentemente dopo la caduta del regime di Assad verranno mai restituite alla Siria», dice Hassan.
In questa immensa distesa di verde, un muro con un cartello che recita «pericolo di morte a chiunque si avvicini», e un susseguirsi infinito di filo spinato divide Majdal Shams dal resto dei siriani. «A tante domande non ho risposte», conclude Hassan: «Ho rifiutato di essere un cittadino israeliano, ma non so se vorrò più essere siriano se ne avessi la possibilità».
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Le pagelle del potere - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 2 gennaio, è disponibile in edicola e in app



