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27 gennaio, 2026A differenza delle prime ipotesi arrivate dalla Farnesina, l'uomo non era un colono, nonostante si trovasse in abiti civili. L'esercito israeliano spiega che "ha agito in conformità con le procedure"
Aveva la kippah all'uncinetto, simbolo degli ebrei ortodossi moderni e dei sionisti religiosi, il giubbotto antiproiettile e vestiva abiti civili. Guarniva un M16 con cui ha fatto inginocchiare due carabinieri italiani in borghese, per poi minacciarli e interrogarli. Eppure, a differenza di quanto supposto dalla Farnesina, si trattava di un soldato dell’Idf. Non di un colono. A rivedere la versione emersa ieri - 26 gennaio - sull’incidente avvenuto in Cisgiordania, a Ramallah, è lo stesso esercito israeliano: “All'inizio di questa settimana (domenica), un soldato ha individuato un veicolo diretto alla comunità di Sde Ephraim lungo un percorso chiuso al traffico civile in conformità con la valutazione della situazione operativa e designato come zona militare chiusa. Il soldato ha classificato il veicolo come sospetto”, è la spiegazione fornita dall’Idf alla Rai di Gerusalemme, che conferma le indiscrezioni fornite da Repubblica.
l'incidente diplomatico
Tajani che convoca l’ambasciatore israeliano a Roma, la nota verbale dell’ambasciata italiana al governo Netanyahu, il Cogat che nega la presenza - da quelle parti - di una base militare: nelle ore iniziali, l’episodio aveva già scatenato i primi incidenti diplomatici. Soprattutto perché laggiù, nello Sharek Youth Village, dove era in corso il sopralluogo dei militari italiani per un’imminente missione dell’Unione europea, le scorribande dei coloni estremisti sono all’ordine del giorno.
Secondo Repubblica, i tesserini diplomatici erano ben in vista. Per l’Idf, invece, “poiché la targa diplomatica non era stata identificata al momento, il militare si è avvicinato al veicolo per fermarlo, puntando l'arma senza aprire il fuoco. E ha ordinato ai passeggeri di uscire dal veicolo e identificarsi”. Nessuna menzione ai due carabinieri messi sulle ginocchia, anzi, “un'indagine preliminare indica che il soldato ha agito in conformità con le procedure richieste in caso di incontro con un veicolo sospetto”, prosegue l’esercito israeliano.
Solo un’ammissione di colpa sul comportamento del soldato, che “non ha agito in conformità con le procedure applicabili ai veicoli diplomatici". Ma solo "poiché il veicolo non è stato identificato come tale", è la versione dell'Idf. "Il soldato è stato convocato per un incontro di chiarimento e una revisione delle procedure, che saranno rafforzate anche per tutti i soldati nell'area di Giudea e Samaria”. Così chiamano a Tel Aviv il territorio occupato della Cisgiordania.
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