Mondo
28 gennaio, 2026Non uno, ma due militari avrebbero aperto il fuoco sull'infermiere ucciso a Minneapolis il 24 gennaio. Terremoto tra i repubblicani, i democratici minacciano l'impeachment alla segretaria per la Sicurezza interna
Secondo le prime ricostruzioni sulla morte di Alex Pretti - l’infermiere ucciso dall’Ice sabato 24 gennaio a Minneapolis - ad aprire il fuoco sarebbero stati due agenti. Lo riporta la Cnn, che ha avuto modo di analizzare un primo rapporto redatto dal Congresso del dipartimento della Sicurezza nazionale, basato sulle rilevazioni della Customs and Border Protection, parte del dipartimento.
A dare il via alla colluttazione sarebbe stata l’esclamazione di uno dei due agenti, che avrebbe urlato “ha una pistola”. A quel punto, Pretti sarebbe stato immobilizzato a terra. Circa cinque secondi dopo - come si legge nella ricostruzione - uno degli agenti della pattuglia di frontiera “ha scaricato la sua Glock 19 rilasciatagli dal Cbp” e anche un altro ufficiale della protezione doganale e delle frontiere “ha scaricato la sua Glock 47 rilasciata dal Cbp addosso a Pretti”. Il rapporto, tuttavia, non chiarisce quali dei colpi esplosi abbiano colpito l’infermiere.
Secondo una prima ipotesi - che le rilevazioni della Cbp smentiscono - uno degli agenti avrebbe utilizzato l’arma di Pretti per sparare. Dalla relazione emerge invece che entrambe le forze armate avrebbero utilizzato la propria pistola, mentre quella dell'infermiere gli sarebbe stata sottratta - come si vede nei video - e "messa in sicurezza". La sparatoria sarebbe stata - secondo quanto dichiarato dalla Cbp - conseguenza della resistenza di Pretti, che si sarebbe rifiutato di farsi prendere in custodia dagli agenti.
Pretti sarebbe stato portato nell’ospedale di Hennepin dai medici di emergenza dieci minuti dopo la sparatoria. Nel rapporto si fa riferimento al fatto che il personale medico sia stato incaricato di sottoporre il corpo di Pretti a un’autopsia, i cui risultati non sono ancora noti.
Intanto, le violenze dell’Ice a Minneapolis stanno creando scompiglio anche tra i repubblicani. I senatori Thom Tillis e Lisa Murkowski hanno dichiarato apertamente che la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem dovrebbe dimettersi, o essere rimossa dal proprio incarico. Una presa di posizione che arriva subito dopo che il presidente Donald Trump ha scelto di rinnovarle la fiducia. Tillis ha criticato anche il vice capo di gabinetto della Casa Bianca e principale consigliere di Trump Stephen Miller, per aver descritto come un "terrorista" Alex Pretti, subito dopo la sua uccisione. "Quelle due persone hanno detto al presidente, prima ancora di avere qualsiasi rapporto sull'incidente, che la persona morta era un terrorista. Voglio dire, questa è improvvisazione al peggior livello”.
Secondo il leader della maggioranza al Senato, John Thune, la fiducia a Noem sarebbe invece "una decisione che spetta al presidente”.
Anche il portale Axios testimonia le crepe interne alle forze repubblicane. In un primo momento, infatti, i fedelissimi di Trump - Kristi Noem in primis - avrebbero dichiarato che Pretti stava tentando di “massacrare” gli agenti federali accusati di averlo ucciso. Secondo il retroscena svelato da Axios, funzionari della Casa Bianca starebbero ora attribuendo la responsabilità al Customs and Border Protection (Cbp) per aver fornito informazioni inesatte, mentre altri puntano il dito contro Stephen Miller.
"Tutto ciò che ho fatto l'ho fatto su indicazione del presidente e di Stephen", si sarebbe difesa Noem parlando con un testimone che ha riferito le sue parole ad Axios. "Qualsiasi commento iniziale è stato basato su informazioni inviate alla Casa Bianca tramite la Cbp", ha detto Stephen Miller rispondendo a chi lo ha incolpato per l'uso del termine “massacro".
Il dipartimento per la Sicurezza interna (Dhs) ha pubblicato il comunicato su X, senza attendere l’approvazione del testo da parte di tutti i funzionari della Casa Bianca. Questo avrebbe provocato un sentimento di frustrazione per alcuni. ”Altri all'interno della Casa Bianca hanno cercato di correggere il comunicato del Dhs prima che venisse diffuso, ma era già stato pubblicato", ha detto un'altra fonte ad Axios.
Sarebbero stati Miller e uno dei consiglieri di Noem a tenere informato Trump del comunicato. Pochi minuti dopo il comunicato del Dhs, Miller ha definito su X Pretti "un assassino”, un’affermazione che, secondo una fonte, si basava anch'essa su un rapporto preliminare della Cbp. Anche Noem ha usato lo stesso linguaggio durante una conferenza stampa, così come il comandante della Border Patrol che allora supervisionava le operazioni nelle Twin Cities, Greg Bovino.
Non ci è voluto molto per un passo indietro da parte del tycoon, che ha così contraddetto Miller. Trump ha aggiustato il tiro, dicendo che Pretti non era “un assassino”, ma che non si può manifestare con un’arma. Parlando con i giornalisti prima di volare in Iowa, il presidente ha definito gli eventi di Minneapolis come “una situazione molto triste”.
E se anche la maggioranza repubblicana si spacca, i democratici cavalcano l’onda della frattura. Il leader della minoranza democratica alla Camera, Hakeem Jeffries, insieme ai principali esponenti del partito, ha lanciato un chiaro ultimatum al presidente: licenziare la segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem oppure i Democratici avvieranno formali procedimenti di impeachment nei suoi confronti. Secondo Jeffries e i membri che co-sponsorizzano gli articoli di impeachment, l’utilizzo dei fondi pubblici da parte dell’amministrazione per azioni che hanno portato alla morte di cittadini costituirebbe un abuso di potere inaccettabile e richiederebbe accountability politica e giudiziaria.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Non passa lo straniero - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
II settimanale, da venerdì 23 gennaio, è disponibile in edicola e in app



