Mondo
3 gennaio, 2026L'Ue chiede moderazione e rispetto della Carta delle Nazioni Unite. Per Palazzo Chigi, "l'azione militare esterna" non è "la strada da percorrere", ma è "legittimo un intervento di natura difensiva". Dalla Cina ancora nessun commento
Il mondo reagisce (e si spacca) agli attacchi degli Stati Uniti in Venezuela e al rapimento del presidente Nicolas Maduro e della moglie. Tra i primi a condannare i raid su Caracas e su altre città venezuelane è stata Mosca che, tramite il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha chiesto che venga fatta chiarezza, immediatamente. Simili azioni - se si sono effettivamente veriticate - rappresentano una violazione inaccettabile della sovranità di uno Stato. Siamo estremamente preoccupati dalle notizie secondo cui Maduro e la moglie sono stati portati fuori dal Paese durante l'aggressione di oggi da parte degli Stati Uniti”.
“Abbiamo ripetutamente affermato che Maduro è privo di legittimità e abbiamo sempre difeso una transizione pacifica - ha detto l’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas -. In ogni circostanza, i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati. Chiediamo moderazione. La sicurezza dei cittadini dell'Ue nel Paese è la nostra massima priorità”.
Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha dichiarato di seguire "con grande preoccupazione" la situazione in Venezuela, affermando che "l'Unione europea chiede la de-escalation e una soluzione nel pieno rispetto del diritto internazionale e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite". In un messaggio pubblicato sui social, Costa ha aggiunto che "l'Unione europea continuerà a sostenere una soluzione pacifica, democratica e inclusiva in Venezuela" e ha espresso sostegno agli sforzi dell'Alta rappresentante Kaja Kallas, "in coordinamento con gli Stati membri, per garantire la sicurezza dei cittadini europei nel Paese”.
Per il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, la cattura di Maduro segna un "pericoloso precedente".
La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni “segue con attenzione la situazione in Venezuela, tenendosi in costante contatto con il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, anche al fine di assumere informazioni sui nostri connazionali”, si legge in una nota di Palazzo Chigi. Poi, un altro comunicato più dettagliato sulla posizione del governo italiano: "Coerentemente con la storica posizione dell'Italia, il governo reputa che l'azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico".
Ad offrirsi come mediatore è il premier spagnolo Pedro Sanchez, che ha lanciato "un appello alla descalation e alla moderazione”. La Spagna, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri di Madrid, "è disposta a prestare i suoi buoni uffici per ottenere una soluzione pacifica e negoziata all'attuale crisi". Nella nota il ministero sottolinea che l'esecutivo spagnolo "è in permanente contatto" con il suo personale diplomatico in Venezuela e "in attesa di conoscere la situazione della colonia spagnola nel Paese”. "La Spagna ricorda di non aver riconosciuto i risultati delle elezioni del 28 luglio 2024 e di aver sempre sostenuto le iniziative per raggiungere una soluzione democratica per il Venezuela", si evidenzia inoltre nel comunicato. Si sottolinea, infine, che Madrid "ha accolto e continuerà ad accogliere decine di migliaia di venezuelani che hanno dovuto abbandonare il paese per motivi politici e che che è disposta ad aiutare nella ricerca di una soluzione democratica, negoziata e pacifica per il Paese”.
Il ministero degli Esteri tedesco ha espresso "grande preoccupazione" per la situazione in Venezuela e ha convocato la propria unità di crisi. Lo riferisce una dichiarazione ottenuta da Reuters, secondo la quale Berlino "è in stretto contatto con l'ambasciata a Caracas" e sta monitorando la situazione.
Dura la condanna arrivata dal presidente colombiano, Gustavo Petro, che ha schierato le truppe al confine venezuelano. Il capo dello Stato ha riferito che, "come membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, cerchiamo di convocare il Consiglio", ribadendo che "il governo della Colombia respinge l'aggressione alla sovranità del Venezuela e dell'America Latina". Petro ha richiamato "il principio dell'autodeterminazione dei popoli, che è alla base del sistema delle Nazioni Unite", sottolineando che "i conflitti interni tra i popoli li risolvono gli stessi popoli in pace". Rivolgendosi infine ai venezuelani, il presidente colombiano ha invitato "a trovare i cammini del dialogo civile e della sua unità", affermando che "senza sovranità non c'è nazione" e che "la pace è la strada". "Dialogo e più dialogo è la nostra proposta", ha concluso.
Di tutt’altro segno la reazione del presidente argentino Javier Milei che sui social ha esultato alla notizia della cattura di Maduro. "La libertà avanza, viva la libertà carajo", ha scritto in un post su X. Dalla Cina ancora nessun commento.
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