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10 febbraio, 2026Piantedosi: "Un successo del governo Meloni". Preoccupati i socialisti a Bruxelles: "Scontro di visioni tra il modello Sánchez e il modello trumpiano"
Il Parlamento Europeo ha approvato definitivamente le modifiche al regolamento sulle procedure di asilo per consentire un esame più rapido delle domande, con l'introduzione di una lista sui Paesi terzi sicuri. A Bruxelles, il 10 febbraio, sono stati 408 i voti a favore, 184 i contrari e 60 le astensioni. In sostanza, le modifiche consentiranno di accelerare l’esame delle domande di asilo presentate da cittadini originari di Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. In base alle nuove norme, spetterà quindi al singolo richiedente dimostrare che il proprio caso presenti fondati timori di persecuzione o rischi di subire gravi danni in caso di rimpatrio.
Nella lista, finiscono anche i Paesi candidati all’adesione all’Ue, salvo eccezioni come violenze indiscriminate nel contesto di un conflitto armato, un tasso di riconoscimento delle domande di asilo a livello Ue superiore al 20% o sanzioni economiche dovute ad azioni che incidono sui diritti e sulle libertà fondamentali.
Non è tutto. Gli Stati membri potranno far valere il principio anche per quei richiedenti asilo non originari del Paese terzo sicuro, ma che vi hanno fatto transito. Le domande diventeranno inammissibili, per esempio, nel caso in cui ci sia un legame tra il richiedente e un Paese terzo sicuro. Legame che spazia dalla presenza di familiari, a una precedente permanenza nel Paese, fino a legami linguistici, culturali "o simili". Basterà anche solo essere transitati da un paese terzo prima di arrivare nell’Ue o l'esistenza di un accordo o un'intesa con un Paese terzo, a livello bilaterale, multilaterale o dell’Ue. Questa eccezione non vale per i minori non accompagnati. Infine, non basteranno eventuali ricorsi, poi, a far slittare le procedure di rimpatrio.
“Un grande successo del governo italiano”, afferma il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che attribuisce all’esecutivo Meloni il merito di aver fatto valere le proprie posizioni in materia di migrazione in Europa: “Finalmente la svolta chiesta dall'Italia in materia di immigrazione c'è stata". Soddisfazione anche dall’eurodeputato Alessandro Ciriani e dal capo delegazione di FdI all'Eurocamera, Carlo Fidanza, che parla di “frutto del lavoro della nostra delegazione in piena sinergia con il nostro governo".
Quello che a destra è visto come un successo, a sinistra si manifesta come un modello preoccupante, di chiara ispirazione trumpiana. Lo specifica in un tweet il gruppo S&D, secondo cui questa settimana in Parlamento si sta discutendo di due modelli migratori opposti: “Il modello Sanchez fatto di umanità, solidarietà e ordine, in cui la regolarizzazione stimola crescita, diritti e responsabilità, oltre a essere una risposta al declino demografico dell'Europa. Ed il modello trumpiano fatto di paura, capri espiatori, caos e violenza, promosso dai falsi patrioti e sempre più sostenuto dal Ppe".
"Oggi lo diciamo di nuovo: i cosiddetti 'Paesi di origine sicuri' non sono sicuri. Questo Parlamento ha approvato risoluzioni su molti di questi Paesi, condannando il deterioramento dello stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali. Il voto di oggi ignora la realtà dei fatti". Lo scrive l'eurodeputata dem Cecilia Strada.
Secondo Ana Catarina Mendes, vicepresidente del gruppo S&D, “il Paese di origine sicuro e il concetto di Paese terzo sicuro sono molto controversi”. Un nuovo corso europeo in materia di immigrazione, che sta “cambiando radicalmente il nostro sistema di asilo, mettendo in discussione l'impegno dell'Europa per i diritti fondamentali". E conclude: "Questa è la strada sbagliata per l'Europa.”
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