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10 febbraio, 2026Cinquecentomila permessi di soggiorno in ballo e una politica europea di asilo sempre più stringente. Il possibile impatto della misura sull'area Shengen
Sono circa 500 mila i migranti irregolari che già da questa primavera, in Spagna, potrebbero ottenere un permesso di soggiorno di un anno e il diritto di lavorare su tutto il territorio spagnolo, in qualunque settore.
Il condizionale è d’obbligo perché la Commissione europea, secondo alcune fonti citate da Euronews, avrebbe manifestato dubbi e riserve. Il commissario Ue per gli Affari interni e la migrazione, Magnus Brunner, si rivolgerà al Parlamento europeo sulla questione proprio oggi pomeriggio (10 febbraio), durante un dibattito intitolato: "La politica di regolarizzazione su larga scala della Spagna e il suo impatto sull'area Schengen e sulla politica migratoria dell'Ue".
Appena poche ore dopo il dibattito, sempre in Parlamento a Bruxelles sull’”istituzione di un elenco di Paesi di origine sicuri a livello dell'Unione” (relatore: Alessandro Ciriani) e sull’“applicazione del concetto di Paese terzo sicuro”.
La decisione di Madrid risale alla fine di gennaio e riguarda le persone entrate nel Paese prima del 31 dicembre 2025. Per poterne beneficiare, gli stranieri senza documenti devono risiedere in Spagna da almeno cinque mesi o aver chiesto asilo prima della fine del 2025. L'obiettivo del governo spagnolo, aveva spiegato la ministra delle Migrazioni Elma Saiz, è di puntare a "crescita economica e coesione sociale".
A esprimersi sull’annuncio del governo spagnolo, tre funzionari europei che in condizione di anonimato hanno parlato con Euronews di forti riserve e di una possibile collisione con l'attuale politica dell'Unione europea in materia di migranti.
L’Unione europea sta progressivamente irrigidendo la propria politica di asilo, nel tentativo di scoraggiare l’immigrazione irregolare e ridurre il numero di domande da esaminare sul proprio territorio. In questa direzione si inserisce il ricorso al concetto di Paese terzo sicuro, già previsto dal diritto europeo ma oggi rafforzato all’interno del nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo. Questo principio consente agli Stati membri di dichiarare inammissibile una domanda di protezione internazionale, senza valutarne il merito, qualora il richiedente avrebbe potuto cercare e, se in possesso dei requisiti, ottenere protezione in un Paese terzo considerato sicuro e con il quale esista un legame significativo
Ma quali sono i Paesi terzi sicuri individuati dall'Ue? Il primo elenco stilato comprende Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia più tutti i Paesi candidati all'Ue ad eccezione dell'Ucraina.
Resta poi in ballo la revisione delle norme dei rimpatri, che potrebbero dare il via libera definitivo ai return hubs, i centri di detenzione in Paesi terzi per migranti irregolari in attesa di essere effettivamente rimpatriati.
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