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9 febbraio, 2026"Una condanna a vita per accuse politiche". Uk, Usa e Ue in difesa dell'editore cinese, condannato per reati legati alla legge sulla sicurezza nazionale. L'epilogo del caso Apple Daily, simbolo della nuova era autoritaria cinese. Il figlio: "È cardiopatico: in un anno ha perso 10 chili"
Prima il blocco degli aggiornamenti del sito in inglese, poi il congelamento dei beni, i raid per arrestare i giornalisti, la chiusura forzata e infine, un processo per collusione con forze straniere e pubblicazione di materiale sedizioso per il fondatore del giornale che, ormai da cinque anni, è al centro di una delle vicende giudiziarie simbolo della nuova era autoritaria della regione di Hong Kong.
Si tratta dell’Apple Daily, il quotidiano di Hong Kong fondato nel 1995 da Jimmy Lai. Un quotidiano in lingua cinese e inglese. Nulla di strano, se non fosse che il giornale ha mantenuto nel tempo una posizione apertamente critica verso il regime cinese e il governo di Hong Kong. Una posizione che ha portato allo stop alle rotative già da giugno 2021, e che ora costa 20 anni di carcere a Jimmy Lai, suo fondatore. In cella, perlopiù in isolamento, già da cinque. Il governo di Pechino definisce “legittima la condanna”, spiegando che “gli organi giudiziari di Hong Kong "stanno svolgendo le loro funzioni in conformità con la legge... Ciò è ragionevole, legittimo e legale, e non c'è spazio per discussioni". Né per interferenze sulla sovranità cinese, invitando “a non interferire, in qualsiasi modo, con il sistema giudiziario di Hong Kong o gli affari interni della Cina”. A dirlo in conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian. Sì perché di “discussioni” aperte ce ne sono.
Lai, infatti, ha in tasca anche passaporto britannico e statunitense: dai due Paesi, non si sono fatti attendere commenti di condanna. Yvette Cooper, segretaria di Stato per gli affari esteri britannici, parla di un’accusa politica per silenziare i critici della Cina, e precisa che per il 78enne Lai, la sentenza “equivale a una condanna a vita”. “Resto profondamente preoccupata per la salute di Mr Lai, e invito nuovamente le autorità di Hong Kong a porre fine a questa terribile esperienza e a rilasciarlo per motivi umanitari, affinché possa ricongiungersi con la sua famiglia”.
Anche Donald Trump, già nel 2025, aveva chiesto al presidente della repubblica popolare cinese Xi Jinpin di liberare Lai.
Solidarietà per l'editore e condanna per le autorità cinesi anche dall'organizzazione Reporters sans frontières e dall'Unione Europea, che dichiara di "deplorare" la condanna e chiede il rilascio "immediato e incondizionato" di Lai. "L'Ue invita le autorità di Hong Kong a ripristinare la fiducia nella libertà di stampa a Hong Kong e a smettere di perseguire i giornalisti", affermato in una dichiarazione la portavoce degli affari esteri dell'UE Anitta Hipper.
Sebastien Lai, figlio del magnate condannato, in un'intervista alla Bbc, parla di una condanna "non inaspettata". "Credo che ciò che è stato inaspettato sia stato il fatto che ci siano voluti cinque anni per arrivare a questo punto. Gli ultimi cinque anni, mio padre li ha trascorsi in isolamento nel carcere di massima sicurezza", avvertendo che, data l'età e le sue condizioni di salute, questa potrebbe essere una "condanna a vita". Lai soffrirebbe infatti di problemi cardiaci. "Ha perso dieci chili solo nell'ultimo anno", riferisce il figlio.
Già cinque anni in carcere, e un'udienza di meno di 10 minuti. Tanti quanti sono bastati a condannare Lai e altri otto imputati, tutti ex dirigenti del quotidiano pro-democrazia. Per loro, da sei a dieci anni di reclusione.
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