Mondo
24 marzo, 2026L’attivista brasiliano Thiago Ávila ha parlato con L'Espresso appena sceso dalla prima barca del Nuestra America Convoy arrivata nella mattina di martedì 24 marzo al porto dell’Avana: "Il nostro gesto mostra che nessun Paese, pur essendo la potenza imperialista vigente in quest’epoca, può fermare la solidarietà dei popoli liberi del mondo"
“Le barche sono una goccia in un oceano di necessità, le 14 tonnellate di alimenti e medicinali che abbiamo portato non sono niente in confronto a quello che Cuba necessita” ci ha detto l’attivista brasiliano Thiago Ávila appena sceso dalla prima barca del Nuestra America Convoy arrivata questa mattina al porto dell’Avana.
“Allo stesso tempo – continua – il nostro gesto mostra che nessun Paese, pur essendo la potenza imperialista vigente in quest’epoca, può fermare la solidarietà dei popoli liberi del mondo. Purtroppo Cuba avrà lo stesso futuro del popolo palestinese, venezuelano, messicano. Ad oggi l’imperialismo statunitense è la più grande minaccia per il mondo. Se non lo fermiamo non saranno solo i cubani a non avere un futuro ma tutto il pianeta”.
La prima a entrare nel porto dell’Avana è stata la barca a motore Maguro, partita il 21 marzo da Progreso, in Messico, e approdata nella capitale cubana con a bordo 32 persone. Il carico trasportato via mare si aggiunge a quello arrivato nei giorni scorsi per via aerea, consegnato dagli oltre 400 attivisti del Nuestra America Convoy giunti sull’isola per denunciare la crisi umanitaria che sta attraversando il Paese a causa del bloqueo energetico statunitense dello scorso gennaio.
Nei prossimi giorni sono attese altre due imbarcazioni a vela, che dovrebbero raggiungere le coste cubane completando così la prima traversata partita dal Messico. Gli aiuti consegnati sono limitati rispetto ai bisogni reali del Paese. Una goccia, appunto, dentro un oceano di necessità. Ma anche un messaggio politico che punta a superare il mare.
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