Mondo
26 marzo, 2026Domani, nel giorno in cui scadrà l'ultimatum (già rimandato) del presidente Usa, arriveranno nell'area i primi 2.200 marines inviati da Washington: leva negoziale o premessa per un'invasione?
L’hanno già ribattezzata la "guerra delle bozze". Da una parte i quindici punti del piano di pace di Donald Trump; dall’altra, le cinque condizioni di Teheran. In mezzo, un mediatore - il Pakistan - che si muove da protagonista nel difficile crinale diplomatico. Nonostante questi sforzi e questi documenti, la pace in Medio Oriente - o quanto meno una tregua - è assai lontana. E lo si comprende dalle dichiarazioni delle parti in gioco e dalle indiscrezioni sulle prossime mosse.
Nel caso in cui si dovesse raggiungere in tempi stretti un accordo per porre fine al conflitto, gli Stati Uniti - dice la portavoce della Casa Bianca Caroline Leavitt - colpiranno l’Iran "più duramente di quanto non sia mai stata colpita prima. Il presidente Trump non bluffa ed è pronto a scatenare l’inferno". Il Wall Street Journal scrive che il presidente Usa potrebbe essere disposto a ordinare l’invio di truppe statunitensi sul suolo iraniano, ma finora esito a farlo per il timore di un prolungamento eccessivo della guerra - con il corredo di sangue americano - e i relativi costi in termini di consenso interno.
C’è però un dato, non secondario, per comprendere l’attuale scenario in Medio Oriente. E cioè che, mentre nello stesso giorno in cui scadrà l’ultimatum (già rimandato) di Trump, cioè domani 27 marzo, arriveranno nell’area i primi 2.200 marines, a cui si aggiungeranno circa mille truppe aviostrasportate. Leva negoziale, come continua a ripetere la Casa Bianca, o le premesse di un’invasione dalle conseguenze incalcolabili?
E a proposito di invasione, anche l’Iran si muove da un punto di vista militare e - secondo quanto scrive la Cnn - starebbe pensando di spostare propri militari sulla strategica isola di Kharg, in preparazione di una possibile operazione statunitense, dove sta disseminando “trappole” e mine. Da qui, da questa piccola isola, viene gestita l’esportazione del 90% del greggio iraniano; uno snodo vitale per l’economia della Repubblica islamica e per questo finita nelle mire di Trump, da usare come strumento di pressione per costringere gli iraniani a riaprire Hormuz.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Perché dico No - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 20 marzo, è disponibile in edicola e in app



